Lettera di Antonella Dì

Lettera di Antonella Dì

Cara Luisa,
non ridere se ti chiamo così. L’ho pronunciato così poco questo nome, eppure mi appartiene così tanto.
Dove sei? A volte indosso i tuoi occhiali e sfoglio il tuo libro dei modelli, quelli anni ’50, i tuoi preferiti; ci sono ancora le tue annotazioni a matita e i miei scarabocchi che, mentre eri intenta a cucire, segnavano una storia che continuo ancora a raccontarmi. E’ una storia che non è mai la stessa, un dialogo tra me e l’immagine di te dentro di me.

Sono qui dove mi hai lasciata, nella casa dove mi hai cresciuta a forza di belle cose e pasta asciutta, di lettone e piedi freddi, favole e ‘ti ricordi?’. Quanto avrei voluto non esistesse più nulla! Avevo solo te.
Invece il mondo veniva puntuale a spaccarci il cuore; la follia dormiva nella stanza accanto e non vi fu mai risveglio senza lacrime e sangue.
Le tue ferite erano le mie e quando le guardavo diventavo tua madre. Avevi solo me.

Ci salvammo un giorno, quando a sedici anni, accecata dall’amore, ti dissi che volevo vivere. Ricordasti le tue antiche battaglie per l’emancipazione e mi seguisti con una fiducia cieca che ancora mi meraviglia. Ma fu proprio allora che persi le tracce di te. Non ci eravamo conosciute mai al di fuori di un cupo dolore, mai alla luce del sole; tu, madre afflitta e fragile, spaventasti la fanciulla con una trappola mortale poiché solo di lei ti sapevi nutrire.
Ma lei ti tradì e tu la punisti rinunciando alla vita.

Diventammo due cose diverse, sempre spiandoci con la coda dell’occhio.
Fiorendo colpevole per il tuo declino, son vissuta cercando molto amore gioendo di non trovarlo. L’amore brucia le ferite dei non amati. E solo dopo aver pagato molto, ho potuto amarti davvero.

Ora fumo molto e sto spesso in silenzio. La gente mi confonde quindi preferisco star sola. Ahimè, quale eredità!
Dormo nella nostra stanza che ho fatto colorare di azzurro, ma ho spostato il letto per poter guardare le stelle. Mangio là dove tuo marito mi colpì alla spalle, ma persino i mostri rinunciano all’assedio quando i miei figli sognano l’amore e attendono il futuro.

Ti conoscono. Racconto di te. Curo il ricordo di te. Dico loro che hanno una storia cominciata prima di me, prima di questa casa, in un posto dove è nata Luisa, mia madre, una donna dolce con una vita difficile.

Antonella Dì

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