Lettera di Antonella Chillemi ad un amico

Lettera di Antonella Chillemi ad un amico

Amico mio,

quanto è stato bello ritrovarti dopo tanti anni??
Al telefono ci siamo già detti mille cose, ma ci sono pensieri che non riescono a non arrivare, non dopo averti ritrovato.

Per cui eccomi qui!
Non ridere di me e della mia penna: so che se volessi ti raggiungerei con un click, ma il cuore è imprevedibile e si accende quando meno te lo aspetti.
Diversamente, come potrei raccontarti?

Ogni tanto, gracchiando su youtube, trovo qualche brano che non conosco e che mi colpisce particolarmente ed allora mi faccio trascinare e mi faccio “rubare” i pensieri.

Oggi casa mia era particolarmente ordinata: aspettavo la padrona di casa e si sa .. in queste occasioni siamo perfetti! Sta di fatto che dopo avere sistemato tutto, mancava ancora un’ora al suo arrivo per cui mi sono potuta rilassare.
Avevo abbassato le serrande lasciando 30 cm di spazio in modo che, tenendo la finestra aperta, entrasse un po’ d’aria, ma non entrasse il sole, sole molto caldo anche qui oggi.
Il vento spingeva la tenda facendola arrivare parecchio lontano. Da quei 30 cm il sole rifletteva sul pavimento ed io godevo di quel momento.

Mia madre era solita, finito le pulizie, abbassare le serrande fino a metà e a me questo gesto è rimasto dentro come una sorta di coccola post fatiche.
La penombra ti avvolge e sembra che tutto sia proprio concluso e che si possa tirare un sospiro di sollievo come se si fosse messo l’ultimo pezzo di un puzzle.
Mi ricordo l’aria fresca di mezza montagna dove abitavamo, queste tende che andavano e tornavano come un’onda del mare, come i pensieri.

Si riposava.
In quel preciso istante si riposava; tutto sarebbe ricominciato a breve, ma sulla poltrona di velluto verde io mi rannicchiavo appoggiando la testa e addormentandomi piano piano.
Avevo una mia tecnica personale: mi appoggiavo, cercavo un pensiero felice (anche inventato!) e su quello costruivo i miei sogni e mi dicevo sicura di me: “adesso sognerò questo, questo e questo!”.
Non capitava mai, ma a me piaceva credere che avrei potuto gestire il mio mondo o magari tutta la mia vita.
Quella poltrona di velluto verde era morbida, accogliente ed io ancora tanto piccola.

Quei pomeriggi di maggio … Li ricordi anche tu?

– Ciao Domenica, sono io! Posso venire a raccogliere i fiori nel prato?
– Certo! Entra!
Domenica!
Domenica che insieme al marito, abitava in una dependance della villa bellissima, bianca, che si trovava proprio davanti a casa nostra ed io andavo spesso in nel prato enorme a raccogliere le margherite per mia madre …
In realtà credo che le raccogliessi per me, per sentirmi fiera di avere fatto qualcosa di buono.
Io da piccola mi credevo molto cattiva, non so dirti perché, ma ero convinta di essere la più cattiva del mondo, così cercavo qualcosa di buono da fare per riuscire a “lavarmi” dalla cattiveria.

Su quel prato ci giocavamo anche in inverno: si scivolava con il bob e ci sembrava di percorrere le piste delle gare e le nostre gote rosse ci dicevano quanto ci facesse bene tutta quella vita!

Il ghiacciolo verde del bar in fondo alla strada, giocare a nascondino facendo il “giro”.
Il giro!
Il giro era PERICOLOSISSIMO!!! Sfidavamo le auto, percorrevamo posti stranissimi, scendevamo scale, salivamo con ascensori, ma soprattutto, se ci avessero scoperto i nostri genitori, ne avremmo prese tante!!!
Il giro consisteva nel partire dal palazzo marrone, arrivare in fondo alla strada, percorrere una scorciatoia, ritrovarsi nella strada parallela, percorrerne un pezzo a piedi fino ad arrivare ai garage del suddetto palazzo marrone, prendere l’ascensore e ritrovarsi a fare TANA!
Era assolutamente un’avventura, ma a noi piaceva essere avventurosi!!

Mi ricordo anche, che in questa scorciatoia, si passava vicino a una fabbrica di coltelli. Si vedeva dentro da una finestrella e spesso vedevo gli operai vestiti con quei tipici grembiuli neri, i riflessi del saldatore e un odore di bruciato particolarissimo colpiva le mie narici.

– TANA!
– Non vale!
– Come no?
– Il giro non vale!
– Vale!
– No!
– Non gioco più!

-mamma!
-si?
– quando inizia la scuola?
– fra qualche giorno, il 2 ottobre
– io sarò sempre brava a scuola?
– lo vedremo …
Mia madre stava tirando fuori i panni dalla lavatrice, io l’aiutavo e facevo domande.
Stiravo anche i fazzoletti a 6 anni!! Fazzoletti a quadrettoni rosa, viola e gialli!! Ero bravissima a stirare i fazzoletti!!!

I primi ricordi che ho, risalgono a quando avevo 2 anni, sembra impossibile ma è così.

Io e la mia famiglia sulla FIAT 124SPORT (in 7!!) da Brescia a Palermo

Io che vengo messa a letto per il riposino pomeridiano e che non riuscendo a dormire, mi ficcavo sotto le coperte giocando al gioco del “trovo la luce”: giravo e giravo sotto le coperte e poi dovevo ritrovare l’uscita.
Una volta non ci sono riuscita e ho urlato così tanto, ma così tanto …., ma da sotto le coperte non mi sentiva nessuno. Poi mi hanno “salvata”

Io che aspetto Santa Lucia andando a dormire alle otto di sera sentendo i campanacci in strada

Io che dormo su un divano di quelli di una volta: rosso e allungabile dai lati.

E ancora …
Il ricordo delle lacrime che scendevano fin dietro o dentro l’orecchio e mi ricordo che sentire la lacrima arrivare lì, mi dava un senso di pace interiore: piangevo, ma piangendo stavo bene.

E il negozio di tua nonna!! La mitica parrucchiera Camilla!!
Quante volte mi sono seduta nel divano dove aspettavano le signore sfogliando i primi fotoromanzi; l’odore particolare e IL PAPPAGALLO!!
“Looooo-re-to!”

Oggi ero rannicchiata sul mio letto, la serranda abbassata a 30 cm da terra, la finestra aperta, il sole riflesso sul pavimento, il vento faceva andare la tenda avanti e indietro.
Da quella finestra sono entrati tutti i ricordi

Zaverio
Giuseppe
Claudia
Tiziana
Mauro
Giovanni
Silvia
Franco
Enzo
Cristian
Elisabetta
Mario
Sonia
Se ci siamo tutti possiamo cominciare a giocare. Io faccio TANA!

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