Lettera d’amore di Daniela Perrone

Lettera d'amore di Daniela Perrone

Caro, ti scrivo

perché è nelle parole su un foglio che trovo la forza, trovo me stessa e districo i nodi delle mie insicurezze di donna.

Ti scrivo perché il foglio è bianco e le possibilità sono mille, perché sento feroce lo scorrere del tempo mentre sono china a raccogliere una foglia colorata d’autunno.

Ti scrivo, perché le idee si rincorrono e se non le fermo poi, fischiettando e voltandomi indietro, faccio finta di non averle viste.

Ti scrivo perché è difficile parlare da cuore a cuore, comunicare qualcosa di fragile, qualcosa che fa paura e che diviene, anche solo bisbigliandola, verità da cui non si può tornare.

Ti scrivo perché è l’unica cosa che so fare, in mezzo agli strafalcioni in pubblico, le risate finte e lontane quando vorrei solo piangere e stringerti a me , in mezzo alle risposte che non trovo e all’accondiscendenza per inerzia.

Mi dispiace ma non so parlare, per questo ti scrivo.
Per questo ti scrivo e ora mi sembra musica che procede un po’ al chiaro di luna, così carezza consolante e così appiglio.
L’amore è uno strumento musicale, lo si impara a suonare solo sbagliando e rincorrendo le note, non rispettando le pause dello spartito perché si ha voglia di arrivare già maestri al componimento.

Ma l’amore ha bisogno di tempo. Se con la destra riuscirai a suonare il tema sui tasti bianchi e neri del pianoforte, con la sinistra pigra rovinerai tutto. È matematico. L’unica soluzione è rallentare la destra scattante a tempo di metronomo e aiutare la mano più debole. In un crescendo di ritmo troveremo il finale e sarà magico, sarà orchestra e sinfonia, sarà vera musica.

Così come un violino senza la giusta pressione e posizione non da altro che suoni striduli, come un sassofono che se non ci soffi nel modo giusto, potente e gentile, produce strimpelli da strada, così l’amore si conquista e si impara e purtroppo o per fortuna non si smette mai di ricominciare.

Io e te veniamo da scuole diverse, tu sei il tasto più cupo e vibrante e io, all’opposto, somiglio al cristallo squillante degli ultimi 88. Un po’ per caso ci siamo trovati ad avvicinarci suonando in risposta. Ora siamo mani su questo strumento gigante e non c’è da dirlo, io correrei subito per sentire se Mozart può uscire anche dalla mia mano, ma non si tratta di bravura ed esperienza, ripeto: si tratta solo di pazienza e, con tutte le note e accordi, dissonanti compresi, imparare a suonare insieme. Così si fa l’amore, tralasciando per un attimo il puro fisicismo.

Io ti scrivo e ti dico solo che non mi importa cosa succederà dopo questo notturno, dopo questa fuga lenta e veloce dei tasti o dopo qualsiasi cosa decideremo di suonare insieme: con te, voglio fare musica, voglio fare amore.

Tua Daniela

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