Lettera al futuro di Mariarosaria Quarta

Lettera al futuro di Mariarosaria Quarta

Caro,

Ti scrivo per chiamarti e sentire che ci sei, tu il futuro, quello mio, della mia famiglia, di mio marito, del nostro bambino che non è nato.

Tutte le volte che ho pensato a te l’ho fatto fiduciosa, fin dalla prima infanzia quando speravo che l’estate arrivasse presto con le sue gioiose giornate al mare, quando non ho visto più mio padre ma mia madre mi ha cresciuta con la convinzione che il domani sarebbe stato sereno e gioioso, non felice, perché la felicità è pressoché impossibile da raggiungere ma si può essere radiosi quando si sta bene con se stessi e con gli altri.

Ti ho immaginato e ho immaginato me stessa quando mi riflettevo da adolescente in uno specchio e pensavo che la cosa importante era la luce di un sorriso e i bei pensieri che avevo in testa pensando ai miei amici e al bene che vivevamo.

Ti ho cercato nelle carte misteriose di una cartomante ma l’unica cosa che ho trovato è stata una grassa risata perché sapevo che la granparte di ciò che desideravo dovevo iniziare a costruirmelo, quindi a scuola ho sognato di fare l’insegnante e per quello ho studiato tutta una vita.

Mi sono interrogata sul viso del mio primo figlio quando per la prima volta ho detto ti amo a colui che sarebbe diventato mio marito, ma qui hai deciso di non ascoltare le mie preghiere e hai procastinato il giorno in cui potrò vederlo e toccarlo.

Ti ho invocato, supplicato di trovare una fine al dolore di mia madre, della quale non era rimasto molto della roccia alla quale mi aggrappavo per stare al mondo.

Ti vengo a cercare un’anno dopo l’altro quando poi tento di dare una risposta alla domanda vecchia di dodici mesi nella quale mi chiedevo cosa sarà cambiato tra un’anno?

Mi chiedo se un giorno arriverai, ogni mese, ma la cosa più strana è che nel mentre ti cerco e sto per averti tu cambi, divieni presente, vita da vivere, da celebrare come un matrimonio con una reciproca promessa, come una preghiera, affidandoti i desideri più intimi, come un baratto nel quale io ti do’ le mie forze e tu mi ridai l’abbraccio di un’amico o l’affetto dei miei alunni, come un’atto di fede, nel quale io confido in te e mi fido.

Ad aspettarti passerà la mia esistenza e il bello di questo viaggio è il percorso, le persone che incontrerò sulla mia strada, questa strada che moltiplica gli accessi alla vita, al mondo, quindi se capiti dalle mie parti sii gentile, fatti riconoscere e io ti accogliero’ come si fa con un viandante in viaggio, ci siederemo davanti a un buon thè e ti racconterò che ne è stato della mia lunga vita nel mentre ti cercavo e ti trasformavo nel mio presente.

Mariarosaria Quarta

13 ottobre 2015

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