Chi è Rachele Bianchi, l’artista che ha “scolpito” l’identità femminile

16 Gennaio 2026

Negli spazi di Palazzo Pirelli è in programma la grande retrospettiva dedicata all’artista che ha portato per prima la figura femminile nello spazio pubblico di Milano

Chi è Rachele Bianchi, l'artista che ha scolpito l'identità femminile

Rachele Bianchi (1925-2018) è stata una figura centrale nell’arte del Novecento, non solo per il valore estetico delle sue opere, ma per come ha saputo scolpire l’identità femminile, liberandola dagli stereotipi e restituendole una dignità monumentale e introspettiva. All’artista che ha portato per prima la figura femminile nello spazio pubblico di Milano è dedicata la retrospettiva “Figura forma, 100 di Rachele Bianchi“.

La mostra, in programma fino al 6 febbraio 2026 a Palazzo Pirelli e curata da Erika Lacava e dall’Archivio Rachele Bianchi, comprende oltre 1.600 opere tra sculture, bassorilievi, dipinti e disegni, sviluppando una poetica coerente e immediatamente riconoscibile, incentrata sull’evoluzione della figura femminile intesa come archetipo e simbolo universale.

Rachele Bianchi, l’artista che ha ridefinito il ruolo della donna

Rachele Bianchi è stata tra le prime artiste donne a ricevere riconoscimenti pubblici a Milano e in Regione Lombardia. La sua scultura Personaggio, collocata in via Vittor Pisani, rappresenta un primato storico: è la prima opera pubblica della città realizzata da una donna, dedicata alle donne, e si è affermata come emblema di inclusione e uguaglianza.

Altre tredici opere, tutte incentrate sulla figura femminile, sono presenti in altrettanti spazi pubblici della Lombardia, testimoniando la diffusione e la rilevanza del suo lavoro sul territorio. Il valore artistico e sociale del suo percorso è stato ulteriormente sancito nel 2019 con la menzione tra le prime cento donne al Famedio di Milano, onorificenza riservata a personalità che hanno lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura della città.

Le sculture di Rachele Bianchi sono opere vive, capaci di superare le generazioni e di raccontare la forza di una donna che si è opposta ai pregiudizi del suo tempo. Autodidatta e determinata, l’artista ha scelto la scultura, un campo tradizionalmente considerato “non adatto” alle donne, dimostrando coraggio e talento straordinari.

Nel corso della sua carriera ha saputo affermarsi in un contesto artistico dominato dagli uomini, trasformando materiali impegnativi come marmo e bronzo in opere di grande poesia e potenza espressiva. Con la sua pratica artistica, Rachele Bianchi ha contribuito a ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo, lasciando un segno nella cultura contemporanea.

Sono diversi i motivi per cui si ritiene che Rachele Bianchi abbia ridefinito il ruolo della donna attraverso la sua arte. Il primo riguarda il cambio di prospettiva, ovvero la donna che da “oggetto” diventa “monumento”. Nella scultura tradizionale, la donna è stata spesso ritratta come oggetto di desiderio o in ruoli domestici. Rachele Bianchi inverte questa tendenza: le sue donne sono monolitiche, solide e solenni. Le loro forme ampie e i mantelli pesanti non servono a nascondere, ma a dare una struttura quasi architettonica alla figura femminile, trasformandola in un pilastro della società.

La Bianchi ha spostato l’attenzione dall’aspetto esteriore alla psicologia femminile. Le sue sculture spesso non hanno tratti del volto definiti: questo permette alla donna di non essere giudicata per la sua bellezza, ma di essere riconosciuta per la sua forza interiore e per il suo pensiero. È la ridefinizione della donna come soggetto pensante e consapevole.

Rachele Bianchi ha iniziato la sua carriera in un’epoca in cui il mondo dell’arte era dominato dagli uomini. Ha portato avanti la sua ricerca con una coerenza straordinaria, senza piegarsi alle mode del momento. Questo suo percorso personale è diventato un simbolo di emancipazione: ha dimostrato che una donna poteva essere una grande maestra della scultura monumentale, un campo fino ad allora considerato prettamente maschile per via della fatica fisica e delle dimensioni delle opere.

Nelle sue opere ricorre spesso il tema del manto che avvolge. Questo non indica sottomissione, ma la capacità tutta femminile di custodire la vita, la memoria e la cultura. La donna di Rachele Bianchi è colei che protegge il futuro, una figura che non subisce la storia, ma la sostiene.
Portando le sue donne nelle piazze (come la celebre scultura in Via Senato a Milano), la Bianchi ha ridefinito la presenza fisica della donna nella città. Non più solo muse ispiratrici nelle accademie, ma presenze forti e concrete che dialogano con i cittadini, occupando uno spazio pubblico con autorità e fierezza.

Il percorso espositivo della mostra

L’antologica postuma ripercorre settant’anni di instancabile ricerca artistica, offrendo un’esperienza immersiva nell’evoluzione del linguaggio di Rachele Bianchi e nella profondità dei temi che attraversano l’intera sua produzione. Il percorso espositivo si apre con una sala di highlights, in cui quattro opere emblematiche condensano la complessità del suo universo creativo. Accanto, le fotografie di Daniela Ferrante documentano la dimensione pubblica dell’artista in Lombardia: dal monumentale Personaggio di via Vittor Pisani alle opere in dialogo con musei e spazi aperti.

Una sezione più intima introduce invece alla sfera privata di Rachele Bianchi: pagelle, lettere, schizzi preparatori, fotografie e appunti d’archivio costruiscono un racconto che consente di “sfogliare” il suo quotidiano. Lungo il percorso, frasi tratte da interviste scorrono sulle pareti, accompagnando e orientando il visitatore. La mostra prosegue con una sezione dedicata ai disegni degli anni Cinquanta, dove il segno essenziale della matita rivela lo studio del corpo femminile nel contesto del dopoguerra. Seguono le ceramiche, primi indizi del passaggio alla tridimensionalità e testimonianza dell’urgenza di plasmare la materia, trasformandola in forma e racconto.

Il fulcro dell’esposizione è la grande sala centrale, consacrata ai cicli più intensi e autobiografici dell’artista, tra sculture e bassorilievi: le natività e maternità degli anni Cinquanta e Sessanta, cariche di intimità; la donna ammantata, figura di protezione nata nei momenti di crisi; i Personaggi, con il manto geometricamente strutturato e progressivamente rarefatto; e infine la “rete”, simbolo di inclusione e contaminazione, divenuta una delle cifre più riconoscibili della sua ricerca.

La sezione conclusiva è dedicata alle tele degli anni Duemila, opere sorprendenti per energia e libertà formale, che dimostrano come, anche oltre gli ottant’anni, Rachele Bianchi continuasse a sperimentare con uno sguardo lucido e contemporaneo. Il percorso si chiude restituendo l’immagine di un’artista autodidatta, prolifica e innovatrice, che attraverso la forma ha contribuito in modo significativo alla rappresentazione della donna nel secondo Novecento e fino alle soglie del nuovo millennio, rivendicando oggi un ruolo pieno nella storia dell’arte contemporanea.

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