ARTE - Anniversari artistici

Mistero, immaginazione e follia nella pittura di Hieronymus Bosch

Artista di grande talento, Hieronymus Bosch diede origine a una pittura di soggetto spesso difficilmente decifrabile, simbolico o allegorico, ma ricco di fascino e legato a fonti sia auliche sia popolari, che ebbe straordinaria fortuna per tutto il Cinquecento influenzando...

Oggi il mondo dell’arte ricorda l’anniversario di morte di Hieronymus Bosch, pittore fiammingo, famoso per i suoi inquietanti ed enigmatici dipinti, con tematiche di ispirazione prevalentemente religiosa e arricchite da trasfigurazioni che superano la fantasia.

 

MILANO – Artista di grande talento, Hieronymus Bosch diede origine a una pittura di soggetto spesso difficilmente decifrabile, simbolico o allegorico, ma ricco di fascino e legato a fonti sia auliche sia popolari, che ebbe straordinaria fortuna per tutto il Cinquecento influenzando molti artisti europei. Nelle sue opere l’artista evidenzia un’assoluta padronanza della tecnica e della composizione, la capacità di raffigurare in maniera unitaria eventi articolati e ricchi della più impensabile particolarità. Le stravolte proporzioni e gli stridenti accostamenti cromatici, presenti in molte scene, sono essenzialmente il frutto di una valutazione funzionale dal valore simbolicamente rappresentativo.

 
GLI ANNI GIOVANILI – Hieronymus. Bosch è lo pseudonimo del pittore Hieronymus van Aeken, pittore fiammingo che nacque il 2 ottobre 1453 a Hertogenbosch, località del sud dei Paesi Bassi. Dopo aver conosciuto, almeno indirettamente, Rogier van der Weyden e Jan van Eyck, maestri delle Fiandre meridionali, sviluppa uno stile piuttosto differente rispetto a quello dei tempi, scegliendo, invece che dettagli raffinati e volumi plastici, un’esecuzione non pittorica ma grafica, piatta, sulla base dell’illustrazione miniata. Intorno al 1480 è datata l’Estrazione della pietra della follia ora al Prado. Il tema si rifà al detto popolare che indicava i pazzi come coloro che hanno un sasso nella testa. Tra il 1480 e il 1485 esegue L’Epifania, oggi conservata a Filadelfia al Museum of Art, in cui l’andamento lineare, tortuoso e spezzato della linea e l’incerta applicazione della prospettiva, rivelano un deciso influsso della pittura tardo gotica.

 
MODELLI – Non sappiamo nulla della prima formazione di Hieronymus, ma possiamo supporre che apprese i rudimenti dell’arte in famiglia, cominciando l’apprendistato a bottega a partire dai suoi tredici anni. A parte le connessioni con la bottega familiare si ignora per quali vie si sviluppò l’arte di Bosch e non si hanno notizie di eventuali viaggi, ma si può supporre che intorno al 1476 egli abbia potuto compiere un viaggio di compagnonaggio nel Nord attraversando città come Utrecht, sede episcopale ed importante centro di miniatura , Haarlem, dove operava Geertgen tot Sint Jans, e soprattutto Delft, dove era attivo il Maestro della Virgo inter Virgines. Inoltre in quell’epoca circolavano xilografie e miniature, spesso legate al gusto gotico internazionale.

 
UNA PITTURA VISIONARIA – Lo svolgimento successivo della pittura di Bosch mantiene sempre la più grande indipendenza, traendo costante ispirazione dalle credenze popolari, dai misteri, dalle strane fêtes des fous, attraverso un’immaginazione fervida ma satirica, colma di visioni di incubo e di follia, nutrendo il suo repertorio iconografico d’origine medievale di una precisa osservazione della realtà, poiché nell’apparenza delle cose e nel colore egli è infatti di un’acuta sensibilità naturalistica. Molto influirono sul suo pensiero le dottrine dei mistici fiamminghi, specialmente del Ruysbroeck.

 
GLI ULTIMI ANNI – Tra il 1506 e il 1508 realizza il Trittico del Giudizio del Groeninge Museum di Bruges, nello sportello destro l’Inferno, dove vengono utilizzati, come strumenti di tortura, oggetti quotidiani ingigantiti. Sempre dello stesso periodo è il Giudizio universale dell’Alte Pinakothek di Monaco. Agli anni 1508-09 veniva fatta risalire l’Incoronazione di spine (Londra, National Gallery), opera invece degli anni ottanta del Quattrocento, dove maggiore è l’influenza della pittura italiana sia nella resa volumetrica delle figure sia nel tratto non più ondulato ma angoloso e spezzato.

 

UNA DIFFICILE CRONOLOGIA – La catalogazione dei suoi dipinti nel tempo è risultata molto difficile a causa della povertà di notizie che lo riguardano: nessuna delle sue opere è datata, e i collegamenti tra commissioni e quadri non sono quasi mai testimoniati. A questi problemi, si deve aggiungere uno stile che non si è sviluppato in maniera lineare, il che ha reso complicato evidenziare una progressione logica – e quindi cronologica – definitiva.

 
STILE – La sua pittura, che combina motivi astrologici, popolari ed alchemici, in tematiche come l’Anticristo e raffigurazioni di scene sulla vita dei santi, indica una sua grande e continua angoscia morale e religiosa, accompagnata spesso dalla persuasione della follia umana. La raffigurazione immaginifica di Bosch è simulacro della dannazione eterna, rappresentata attraverso l’impiego di elementi iconografici tradizionali (presenza del fuoco, scene di persone che subiscono pene corporali) e un eccezionale proliferare di immagini simboliche, in una continua incarnazione e raffigurazione delle visioni più spaventose. Nelle sue ricercate composizioni risulta evidente un intento satirico, dove i suoi personaggi, tra l’animalesco e l’umano, vengono raffigurati in atteggiamenti grotteschi e spesso indecenti, come pure le presenze di gruppo fortemente trasfigurate fino al raggiungimento della caricatura.

 
9 agosto 2015

 
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