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La cultura è donna

Mariacristina Gribaudi, “La cultura aiuta a scrivere il nostro futuro”

Per la nostra rubrica "La cultura è donna" abbiamo intervistato Mariacristina Gribaudi una grande professionista e una grande donna che si è raccontata attraverso la sua carriera ma anche la sua vita personale.

Per la nostra rubrica “La cultura è donna” abbiamo intervistato Mariacristina Gribaudi una grande professionista e una grande donna che si è raccontata attraverso la sua carriera ma anche la sua vita personale. Un’intervista colma di speranza per tutte quelle donne che hanno la voglia di mettersi in gioco in quanto persone capaci, ambiziose, ma anche madri. Qui il video integrale dell’intervista. 

 

L’intervista a Mariacristina Gribaudi

Abbiamo intervistato Mariacristina Gribaudi, una donna con una carriera incredibilmente proficua, variegata e stimolante. Oggi è Membro dell’Advisory Board di Federmeccanica, Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Amministratrice Unica di Keyline SPA, Presidente del Comitato di Gestione del Premio Campiello, Amministratore Indipendente di H – Farm e altro. Nel suo presentarsi, è riuscita anche a sottolinearci la bellezza e la tenacia nell’essere una mamma lavoratrice, di ben 6 figli, che non ha mai perso di vista i propri obiettivi. 

Essere mamma, infatti, non può e non deve rappresentare un ostacolo per il proseguimento della carriera di una donna. E la Presidente Gribaudi, ha più volte colto l’occasione per ricordare questo concetto per sottolineare, invece, la grande opportunità di crescita e determinazione che rappresenta il diventare madre. 

  

L’importanza del crescere con gli esempi giusti

Alla domanda “Quali sono stati gli esempi fondamentali, nel mondo del lavoro e non solo, della sua vita?” Mariacristina Gribaudi ha risposto così:

“La mia fortuna è stata avere una mamma che lavorava con quattro figlie. Quando e noi abitavamo a Torino, in un condominio, e sotto c’erano gli uffici della mamma, ricordo che era la babysitter che guardava la più piccola di noi figlie, mi aveva insegnato un  segnale per avvisare la mia mamma che doveva venire ad allattare la piccolina.  

Inoltre, io ho visto le mie due nonne, sia paterna e sia la nonna materna, che producevano lavoravano mentre crescevano anche dei figli e figlie. Altro passaggio e aspetto importante importante è stata la figura di mio padre, un sopravvissuto in campo di concentramento. Quando io ero bambina, a Torino, invece che portarmi ai giardini, adorava portarmi in fabbrica per  sentire il silenzio della fabbrica la domenica, il profumo dell’acciaio.

E mi ha sempre considerato una persona. Io non ho ricordi di mio padre che mi dice” Questo non lo puoi fare perché sei donna”. E questo non l’ha mai detto nessuno in casa mia.  Quindi io mi sono sempre sentita una persona capace di poter fare determinate cose, o che almeno doveva avere la volontà di provarci.” 

 

Le sfide al centro del cambiamento

Un aspetto importante sottolineato nella nostra intervista a Mariacristina Gribaudi, è quello della “sfida”. Essere una donna rappresenta, si sa, una sfida già nella sua radice esistenziale. Eppure, questo, non dovrebbe rappresentare un ostacolo, bensì un modo per trovare lo stimolo di superare quel che la società ci impone, i limiti delineati da altri.  A proposito di questo, la presidente ha sottolineato un aspetto importantissimo non solo della formazione di una persona, ma anche e soprattutto caratteriale: la curiosità.

Io ho avuto a che fare con persone che hanno studiato, con lauree, master,  poi però incapaci di mettere a profitto e di restituire all’interno di un’organizzazione il proprio sapere per una serie di difficoltà caratteriali. Quindi credo sia estremamente importante la formazione scolastica, io stessa continuo ancora a studiare , e credo che la cultura debba poi diventare partecipativa, ovvero essere in grado di trasmettere quello che tu hai imparato alle nuove generazioni, alle persone che lavorano con te. Essere una persona colta significa questo per me e senza la curiosità, la voglia di imparare sempre, non si arriva in alto.

 

Il talento, prima o poi, viene premiato

Senza fare distinzione tra donne e uomini, Mariacristina Gribaudi ha sottolineato l’importanza di alcuni aspetti per il raggiungimento di obiettivi importanti, dall’autostima an network. Leggiamo le sue parole a riguardo:

L’autostima è credere in se stessi, lo sappiamo. E questo è il primo passaggio importante da tenere a mente se si vuole fare strada. Io dico sempre che dove non arriva il talento o le capacità, arriva l’impegno e il lavoro su se stessi. Quindi anche l’autostima è qualcosa su cui si può lavorare, soprattutto quando si è in ambienti dove non si viene valorizzati/e. In questi casi proprio bisogna guardarsi allo specchio e dire “io sono una persona che vale!”. Io sono convinta che quando c’è il talento, prima o poi, farai girare la testa a qualcuno; io stessa cerco sempre di trovare persone motivate, talentuose, perché la voglia è sempre quella di trovare qualcuno più bravo di me che mi aiuti ad alzare l’asticella.

 

Un altro aspetto importante è imparare a mantenere lo spirito di quando eravamo bambini/e, gioioso, colmo di fantasia e immaginazione. Quando rivedo persone dopo tanti anni, che mi conoscevano da ragazzina, adesso a 63 anni mi dicono “ma non sei cambiata”. No perché rimanere coerenti con quelli/e che eravamo nel passato, ci aiuti a stare bene con noi stessi/e, anche per superare le avversità.

E da questo, poi, imparare a fare rete, network, imparare e valorizzarci in una squadra, soprattutto tra noi donne. 

 

La cultura partecipata del Premio Campiello

Maria Cristina Garibaldi, oltre a ricoprire tantissime cariche, era presidente del premio Campiello.la nostra intervista per la rubrica la cultura e donna, speso parole importanti per ribadire l’importanza della cultura partecipata e per raccontare l’unione tra il mondo della fabbrica e quello della cultura scritta.

 

Quando parliamo di cultura dobbiamo porci una domanda importante: “Che cosa lasciamo noi alle nuove generazioni?” Beh,  possiamo lasciare la nostra storia, perché per scrivere una pagina del nostro futuro dobbiamo essere consapevoli del nostro passato. Ad esempio, noi come fondazione dei Musei Civici di Venezia, siamo state una delle prime fondazioni a intervenire per supportare l’Ucraina a salvare la loro storia. Con tutte le donne con le quali ho parlato, certamente salvare i bambini, salvare gli anziani, era ed è una cosa estremamente importante, ma per loro era quasi pari merito salvare la propria cultura, proprio perché un domani questa possa essere la storia che verrà raccontata alle nuove generazioni.

Io credo molto nella cultura partecipata e con il premio Campiello stiamo andando proprio in questa direzione, verso una cultura condivisa.  Così ci siamo avvicini al mondo delle fabbriche, degli imprenditori che in questo momento hanno capito quanto sia estremamente importante rivalutare la propria cultura. Basti pensare che i musei di oggi erano le fabbriche del nostro passato e le fabbriche di oggi saranno i musei del nostro futuro.  Perciò, grazie all’enorme macchina formata da uno staff incredibile che è questo premio letterario, noi arriviamo a condividere storie e cultura con tutti e tutte, integrando in ogni luogo del lavoro l’importanza di questa. 

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