Il caso dell'Uomo Vitruviano

La polemica sul prestito dell’Uomo Vitruviano alla Francia

Dalla fragilità dell'opera, ai rischi del viaggio, fino al sovranismo nazionalista. Ma cosa si cela dietro la decisione del TAR di sospendere il prestito dell'opera vinciana?

In occasione del Cinquecentenario dalla scomparsa di Leonardo da Vinci, al Louvre si terrà una grande mostra che aprirà il 24 ottobre interamente dedicata al genio del Rinascimento italiano. Una celebrazione a cui avrebbe dovuto prendere parte anche il celeberrimo “Uomo Vitruviano“, attualmente custodito alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’accordo fra Italia e Francia, siglato da tempo, rischia ora di saltare, dopo la decisione del Tar del Veneto di sospendere il prestito, in seguito al ricorso presentato da Italia Nostra. Decisione che ha diviso il mondo dell’arte, creando un dibattito che tocca diversi aspetti della questione: dalla fragilità dell’opera, ai rischi del viaggio, fino al sovranismo nazionalista e all’eterna questione dei prestiti.

Perché Italia Nostra chiede la sospensione del prestito?

Italia Nostra è ricorsa al Tar per ragioni di tutela e buona conservazione del disegno, che l’associazione annovera fra le opere “inamovibili”. A sostegno del ricorso, Italia Nostra ravvisa anche la violazione dell’art. 66, comma 2, lett. a), del D.Lgs. n. 42/2004, per cui non possono uscire dal territorio della Repubblica «i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli». Tutte le relazioni tecniche hanno infatti sconsigliato il trasferimento del fragilissimo disegno.

La motivazione nazionalista

Ma a cavalcare l’onda sono anche i movimenti nazionalisti, che rivendicano l’inamovibilità dell’opera in virtù della sua italianità. Fratelli d’Italia aveva denunciato lo spostamento dell’Uomo Vitruviano di Leonardo al Louvre, definendolo “inaccettabile” e “vergognoso”. “Un atto di sottomissione che il ministro Franceschini, appena giunto al ministero, aveva approvato parlando addirittura di ‘dimostrazione di qualcosa che non è solo nazionale ma è globale’ – ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri – Invece, grazie al Tar l’opera del genio italiano rimarrà in Italia. Un vero e proprio schiaffo per Franceschini e una lezione per chi come lui non passa giorno ad essere cantore di quel mondialismo, che punta a recidere le nostre radici e la nostra identità”.

Le reazioni dal mondo dell’arte

A favore del prestito

Da Vittorio Sgarbi che sostiene la trasportabilità dell’opera e parla di “un ricorso senza fondamento che sembra corrispondere a quella posizione destrorsa che vuole negare il prestito alla Francia se non vi è un prestito all’Italia della Gioconda”, a Philippe Daverio che commenta: “È una decisione ridicola, siamo al Tar del Veneto che vieta anche a Torino di prestare il suo Leonardo. Come cittadino italiano dovrei fare causa al Tar per la diminutio dell’immagine italiana in Europa. In un momento in cui la giustizia si sta impegnando a perdere credibilità questi aspetti fanno ritenere che la giustizia non esista, sono temi cervellotici. In Europa c’è la circolazione delle merci”.

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Contrari al prestito

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, contrario dal primo momento, ribadisce la sua convinzione che quel prestito non andava fatto, e sottolinea che il comitato tecnico da lui presieduto all’interno del Consiglio Superiore dei beni culturali non è mai stato coinvolto. Italia Nostra, che è all’origine di tutto con il ricorso presentato al Tar e che da subito aveva attaccato la decisione di prestare il prezioso disegno di Leonardo, invocandone la fragilità applaude allo stop : «È il riconoscimento delle ragioni della tutela di un bene prezioso e fragilissimo che è al centro dei principi fondanti di Italia Nostra», scrivono la presidente nazionale Mariarita Signorini e la presidente del Veneto Lidia Fersuoch.

 

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