Raccontare l'arte

L’incredulità di San Tommaso, Caravaggio dipinge il mistero della vita

A raccontarci una delle opere più celebri di Caravaggio, è il noto critico d'arte Luca Nannipieri, autore dei libri "Raffaello" e "Capolavori rubati" pubblicati da Skira
caravaggio

Realizzato tra il 1600 ed il 1601, L’incredulità di San Tommaso è fra i dipinti più celebri di Caravaggio. A raccontarci perché si tratti di un’opera senza tempo è il noto critico d’arte Luca Nannipieri, autore dei libri “Raffaello” e “Capolavori rubati” pubblicati da Skira.

Perché è considerata un’opera senza tempo

I cinghiali hanno bisogno di ghiande. L’uomo ha bisogno di bellezza. Nonostante le orribili periferie, le orribili rotonde, i palazzacci, le scuole brutte come loculi di cimitero, non si riuscirà mai a cancellare la bellezza dall’uomo. Guardate quest’opera di Caravaggio, dipinta nei primi anni del Seicento, conservata alla Bildergalerie di Potsdam, che mostra Gesù mentre infila il dito di Tommaso ben dentro la ferita del costato, per far vedere all’incredulo e inebetito apostolo quanto egli si era rifiutato di vedere e di credere finora: la resurrezione del Nazareno. Guardate quest’opera: a che cosa è necessaria? Ci serve a mangiare? No. Ci serve a bere? No. Ci serve a lavorare? No. Ci serve a muoverci? No. A che cosa è necessaria? A niente, verrebbe da dire. Appunto, la bellezza è dissipazione, illogica dissipazione di denaro, materiali, colori, fatiche, dedizioni. Eppure è una dissipazione di cui, da millenni, sentiamo tremendamente bisogno. Al mondo L’incredulità di San Tommaso, che cosa aggiunge? Non aggiunge nulla, eppure aggiunge tutto. Ecco, la bellezza sta lì: essa non aggiunge nulla di essenziale, eppure aggiunge tutto l’essenziale. Guardatela questa tela: San Tommaso scettico sembra preso in una paresi beota. Il suo dito che Gesù infila nella profondità della piaga e le rughe possenti che gli aggrottano la fronte siamo noi. Siamo noi di fronte alla vita che sfinisce e alla vita che, in ogni pianta, animale o bambino, vediamo risorgere. Noi siamo quell’incredulità: quella fronte dubbiosa, quel dito che una mano spinge dentro al mistero delle cose. Caravaggio non ha dipinto l’incredulità di San Tommaso: ha dipinto la nostra.

Che cosa ci insegna L’incredulità di San Tommaso

Attorno a Caravaggio si dicono tante cose giuste ma secondarie per spiegarlo: il chiaroscuro violento; il realismo dei tratti somatici che sembrano veri, fotografici; chiarori e oscurità, che si contrappongono sui volti, sulle vesti, sulla pelle nuda, sul nero dello sfondo. Ma queste sono cose da lezione di storia dell’arte a scuola. Facciamoci invece la domanda che conta: che cosa mi attira di quest’opera? Che cosa dice di vivo dentro di me? Cosa mi dice di mia madre, di mio padre, dei miei nonni, dei miei amori, dei miei fallimenti? O l’arte tocca tutto ciò oppure è la più inutile delle dissipazioni. Un tubo dell’acqua, un dentifricio, uno spazzolone per il pavimento sono più utili se l’arte non rivela qualcosa di te a te stesso: quel qualcosa che prima ignoravi e che ora l’arte te lo accende come fuoco vivo. Caravaggio avrebbe sbadigliato a chi gli avesse spiegato le sue opere, e avrebbe fatto bene. Le domande sono assai più feconde delle spiegazioni. Le spiegazioni sistemano ma, ogni volta, la bellezza disordina tutto ciò che le spiegazioni tendono a sistemare.

© Riproduzione Riservata
Commenti