Da Picasso a Van Gogh, perché visitare la mostra evento a Treviso

29 Novembre 2025

Sessantuno dipinti di valore straordinario – opere che insieme raggiungono la cifra impressionante di un miliardo di euro – sono arrivate nelle sale di Santa Caterina, trasformando Treviso in un crocevia privilegiato dell’arte mondiale.

Da Picasso a Van Gogh, perché visitare la mostra evento a Treviso

Lo storico dell’arte e curatore Marco Goldin torna nella sua Treviso fino al 10 maggio 2026 con la mostra “Da Picasso a van Gogh. Capolavori del Toledo Museum of Art. Storie di pitture dall’astrazione all’ impressionismo” che ha il sapore dell’evento irripetibile. Sessantuno dipinti di valore straordinario – opere che insieme raggiungono la cifra impressionante di un miliardo di euro – sono arrivate nelle sale di Santa Caterina, trasformando la città in un crocevia privilegiato dell’arte mondiale.

Da Picasso a van Gogh

“Da Picasso a van Gogh” è una mostra che nasce da lontano, tanto geograficamente quanto nella memoria del suo curatore. Le opere provengono dal Toledo Museum of Art dell’Ohio, recentemente eletto miglior museo degli Stati Uniti per il 2025. Ma nascono anche nell’immaginazione di un giovane Goldin che, ai tempi degli studi veneziani a Ca’ Foscari, scoprì I racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson e rimase affascinato da quelle atmosfere sospese tra paesaggio e umano destino.

Il progetto trova una circostanza favorevole: il museo americano è impegnato in un grande rinnovamento e alcune delle sue opere più importanti stanno temporaneamente viaggiando nel mondo, dopo aver toccato Auckland e in seguito Adelaide. L’unica tappa europea sarà Treviso. Grazie al rapporto di fiducia che Goldin coltiva da anni con l’istituzione statunitense, la città accoglie così una versione unica della mostra, arricchita da capolavori che per la prima volta escono dal museo e che, terminata l’esposizione, torneranno in Ohio senza più muoversi. Un’occasione letteralmente irripetibile.

Un viaggio imperdibile nell’anima dell’arte

Il percorso espositivo procede come un viaggio all’indietro nel tempo per precisa scelta del curatore. Si parte con Ocean Park n. 32 di Richard Diebenlkorn , dipinto nel 1970 sintesi perfetta di una poetica basata sulle tonalità del giallo e dell’azzurro per chiudere con Campo di grano con falciatore ad Auvers di Vincent van Gogh, dipinta pochi giorni prima della sua morte. Anche qui troviamo il giallo bruciato dei campi di grano e l’azzurro del cielo sopra Auvers. L’esposizione apre così con l’astrazione americana del secondo Novecento – Diebenkorn, Morris Louis, Reinhardt, Frankenthaler – per poi varcare l’Atlantico e incontrare le grandi personalità dell’astrazione europea come Nicholson, Albers, Mondrian e Klee.

Attraverso una sorta di risalita nella storia dell’arte, la mostra arriva quindi ai temi classici dell’Ottocento e del primo Novecento: la natura morta, la figura e il paesaggio. Nelle nature morte brillano i nomi che hanno definito il genere: Morandi e Braque nel Novecento, Fantin-Latour e Pissarro nell’epoca dell’Impressionismo. La sezione dedicata alle figure e ai ritratti è un crescendo di emozioni, da Matisse a Bonnard, da Vuillard a De Chirico e Modigliani, fino a un magnifico Picasso cubista del 1909. Un altro capitolo ripercorre il dialogo tra gli impressionisti americani e quelli francesi nelle scene all’aria aperta: Chase, Morisot, Pissarro, ma anche Courbet e Millet.

I vertici assoluti arrivano con Renoir, Manet e Degas, che illuminano la sezione con capolavori di straordinaria intensità. La parte finale della mostra è dedicata al paesaggio, e anche qui la qualità è altissima: da Signac che guarda Venezia a Delaunay e Léger che reinventano Parigi. Poi una magnifica sequenza di vedute impressioniste e post-impressioniste, tra cui una delle ultime, struggenti versioni delle Ninfee di Monet, insieme a Gauguin, Whistler, Cezanne, Caillebotte, Renoir e Sisley.

E ancora Figure a teatro di Edward Hopper il quadro che Van Gogh avrebbe venduto per acquistare una Dodge e attraversare gli States in macchina. E infine, quasi a sancire il culmine del percorso, appare su una parete isolata il Campo di grano con falciatore ad Auvers di Vincent van Gogh, il suo addio alla vita. Un quadro che vibra di colore, dolore e un’immensa umanità: simbolo perfetto del tesoro custodito dal Toledo Museum of Art.

Accanto a questo capolavoro, nella Sala ipogea di Santa Caterina, i visitatori troveranno una sala cinema da cinquanta posti. Qui viene proiettato ininterrottamente il film Gli ultimi giorni di Van Gogh, scritto e diretto da Marco Goldin, con animazioni di Alessandro Trettenero e musiche di Remo Anzovino.

Un viaggio poetico di mezz’ora tra le immagini dei quadri, i sentieri di Auvers, la figura dell’artista che cammina e dipinge, mentre la voce narrante accompagna lo spettatore negli ultimi giorni di un genio senza pace. Questa mostra non è solo un ‘esposizione di capolavori – dice Marco Goldin – ma un viaggio nell’anima dell’arte , un incontro tra i grandi temi della vita e della creazione”.

In copertina:

Vincent Van Gogh, Campi di grano con falciatore, Auvers, 1890, olio su tela, cm 73,6 x 93 Toledo Museum of Art

Pablo Picasso, Donna con cappello nero, 1909, olio su tela, cm 73 x 60,3, Toledo Museum of Art

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