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Cos’è il Liberty e in che modo ha influenzato l’arte italiana moderna

Cos’è il Liberty e in che modo ha influenzato l’arte italiana moderna

Per scoprirlo visita la mostra in programma a Brescia che si focalizza sui primi quindici anni del Novecento, quando grazie al Liberty nuovi linguaggi e inedite sensibilità si impongono nel panorama culturale europeo e italiano

Cos'è il Liberty e in che modo ha influenzato l'arte italiana moderna

Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, il Liberty, corrente stilistica italiana dell’Art Nouveau, si diffonde negli ambienti artistici internazionali, influenzando pittura, scultura, architettura, grafica, moda, fotografia, arti applicate e perfino il nascente cinema. A Brescia, Palazzo Martinengo dedica a questo movimento una grande retrospettiva, in programma fino al 14 giugno 2026, che permette ai visitatori di immergersi nelle atmosfere e nei temi di un’epoca di profondi mutamenti artistici e sociali.

La mostra “Liberty – L’arte dell’Italia moderna“, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti e Anna Villari, e organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo con il patrocinio della Provincia e del Comune di Brescia e della Fondazione Provincia di Brescia Eventi, prosegue il percorso iniziato con la rassegna dedicata alla Belle Époque, visitata lo scorso anno da oltre 75.000 persone.

Liberty – L’arte dell’Italia moderna

L’esposizione raccoglie oltre cento capolavori provenienti da importanti collezioni private e museali, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine, offrendo una visione della cultura italiana di fine XIX secolo, in cerca di un linguaggio artistico autonomo, aggiornato sulle novità internazionali.

Le opere selezionate evidenziano anche la partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni italiane tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: dalle Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902, dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911. La rassegna permette così di rileggere opere note da una nuova prospettiva e di riscoprire lavori poco conosciuti o inediti.

Le novità del Liberty

Il Liberty si configura come un laboratorio creativo in cui convivono aspirazioni industriali, utopie estetiche e un forte legame con la tradizione artigianale. Gli artisti italiani, tra entusiasmo per la modernità e riscoperta del fare manuale, reinterpretano le novità provenienti dall’estero: dall’Art Nouveau francese e belga, al Modern Style inglese, allo Jugendstil tedesco e alla Sezession austriaca, dando vita allo Stile nuovo o Stile floreale, caratterizzato da linee sinuose e forme ispirate alla natura.

La natura diventa così interlocutrice privilegiata: motivi vegetali, fiori e forme organiche non sono solo decorazioni, ma risposte all’impatto della modernità e al ritmo accelerato della vita urbana. Questo equilibrio tra tecnica e poesia attraversa tutte le discipline artistiche, dalla pittura alle arti applicate, dall’architettura al design, alla moda, alla fotografia, alla grafica pubblicitaria e al cinema. Il percorso espositivo, organizzato non per tecniche ma per temi, si sviluppa in otto sezioni e approfondisce i motivi principali del Liberty.

Centrale è il tema della figura femminile, allegoria della modernità, presente nei dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Camillo Innocenti, Enrico Lionne, Arturo Noci, Umberto Coromaldi, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Mario Reviglione, Cesare Tallone, e nelle sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi, Raffaello Romanelli e Libero Andreotti. Spicca in particolare il Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet di Corcos (1911), prestito eccezionale dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma.

La mostra esplora anche ambiti come il cinema, con spezzoni di film come Ma l’amor mio non muore! (1913) e Marcia nuziale (1915), e la fotografia, con opere di Mario Nunes Vais, Emilio Sommariva, Guido Rey, Gustavo Bonaventura e la principessa Anna Maria Borghese.

La moda, specchio della società in trasformazione, è rappresentata da abiti femminili realizzati negli atelier più rinomati dell’epoca.Infine, il percorso affronta la pubblicità e le arti applicate, con affiche di Giovanni Battista Carpanetto, Marcello Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, Aleardo Terzi, Achille Luciano Mauzan, ceramiche artistiche di Galileo Chini e raffinati arredi di Eugenio Quarti, mostrando la ricchezza e la versatilità di uno stile che ha segnato la cultura visiva italiana di inizio Novecento.

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