Dal 7 marzo al 7 giugno 2026 il Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano di Roma ospita la mostra “Caravaggio e i Maestri della Luce“, dedicata a Michelangelo Merisi detto Caravaggio e alla diffusione europea della sua rivoluzione luministica e naturalistica nel pieno Seicento barocco. Prodotta da Navigare S.r.l. e curata da Alberto Bertuzzi e Francesco Gallo Mazzeo, l’esposizione propone una rilettura del caravaggismo come linguaggio moderno e autonomo, capace di adattarsi ai diversi contesti culturali del continente attraverso il confronto tra artisti attivi a Roma e nei principali centri europei.
La mostra nasce da un’iniziativa culturale promossa dal Ministero della Difesa – Difesa Servizi con il patrocinio di Regione Lazio e Città di Roma – Assessorato alla Cultura.
Il Barocco per capire Caravaggio
Il Barocco segna l’origine della modernità artistica: supera la prospettiva rinascimentale e la rigidità bizantina, introducendo una pluralità di punti di vista in cui ogni elemento diventa centro, senza gerarchie tra figura e contorno. Nato a Roma e incarnato in architettura da Bernini e Borromini, il termine – derivato da una perla irregolare – da accezione negativa si è trasformato in simbolo di energia creativa e attualità. La sua cifra è la teatralità coinvolgente ed emotiva, il dinamico uso della luce artificiale e drammatica, il chiaroscuro netto, il movimento sinuoso di linee curve e spirali, la ricchezza decorativa e l’effetto scenografico.
Il Barocco celebra la meraviglia e l’invenzione, rompendo le regole tradizionali per affermare l’originalità come valore di civiltà, espressione di una società dinamica e aperta al nuovo. In questo contesto Caravaggio rappresenta un caso esemplare: dotato di poetica e tecnica, è insieme originario e originale. Le sue opere, mai identiche nemmeno nelle repliche, generano continue reinterpretazioni da parte dei caravaggeschi e degli spettatori stessi. Il Barocco diventa così un processo sempre in divenire, in cui l’opera si rinnova nello sguardo di chi la osserva, in una continua e vitale rifrangenza dell’immaginario.
Il tema della luce nei pittori caravaggeschi
Il percorso si articola in sei aree tematiche e riunisce 23 dipinti a olio su tela e tavola di 22 artisti, provenienti da collezioni private. Fulcro della mostra è la luce, intesa come strumento narrativo e mezzo di conoscenza dell’umano e del divino. La prima sezione, dedicata alle scene di genere, esplora uno degli ambiti più innovativi della pittura caravaggesca, con rappresentazioni della vita quotidiana ambientate in interni e taverne, come I giocatori di carte di Bartolomeo Manfredi, Ragazzo morso da un ramarro di Bartholomeus van der Helst e una Scena di taverna attribuita a Valentin de Boulogne e bottega.
La seconda sezione affronta il tema religioso, mettendo in evidenza la profonda umanizzazione del sacro secondo la lezione caravaggesca. Opere come Sacra Famiglia con san Giovannino di Antiveduto Gramatica, La negazione di Pietro di Pietro Paolini e La cattura di Cristo di Trophime Bigot mostrano santi e protagonisti biblici colti in una dimensione intensa e terrena. Il tema della luce come rivelazione è approfondito nella terza area, dove la luce artificiale e direzionale struttura lo spazio e la narrazione in dipinti come Santa Cecilia e un angelo di Orazio Gentileschi, Maddalena in meditazione di Matthias Stomer e Lucrezia di Johann Carl Loth.
La tensione emotiva si accentua nella sezione dedicata al dramma e al sangue, con soggetti di violenza e martirio come Salomè con la testa del Battista di Massimo Stanzione e Giuditta con la testa di Oloferne di Bartolomeo Mendozzi. La quinta area indaga l’evoluzione del ritratto come strumento di verità psicologica, accostando figure di santi e filosofi in cui immaginazione e realtà si fondono
La rassegna si conclude con un omaggio a Caravaggio attraverso “L’Incredulità di San Tommaso” (1600-1601), uno dei casi attributivi più complessi del corpus caravaggesco. La versione esposta, già nella collezione Gracco Muratti a Trieste e oggi a Firenze, è considerata un caposaldo della pittura moderna per il realismo crudo, l’uso innovativo della luce e la rottura con l’idealizzazione rinascimentale del sacro, concentrandosi sull’esperienza fisica e umana del dubbio.
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