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Charging Bull di Arturo di Modica, la storia del Toro di Wall Street

In occasione dei 33 anni dall'installazione del celebre Toro di Wall Street, Tiziana Blanco ne svela l'artista, il siciliano Arturo di Modica.

Come riportato nel New York Times del 16 dicembre 1989: «Wall Street si è svegliata con un gigantesco Toro davanti alla sua porta!»

Ebbene sì, il toro più famoso del pianeta compie 33 anni, ma molti non sanno che a crearlo fu un siciliano, Arturo di Modica, e che quella scultura è soltanto l’acme di una ragguardevole produzione artistica sviluppatasi fino a pochi mesi prima della morte.

Toro che per un inopinabile gioco delle parti, per una beffarda dicotomia, se da una parte ha reso l’artista universalmente famoso, dall’altra lo ha ingabbiato, rendendolo riconducibile soltanto ad esso.

Storia di Arturo di Modica

Raccontarvi del personaggio in questo numero di Astratti Furori, Arturo di Modica, è stato non poco complesso. Il perchè è semplicissimo: non esistono testi, cataloghi, disegni, appunti, schizzi suoi o su di lui. Basti pensare che il suo iconico Charging Bull, per il mondo intero Toro di Wall Street, non ha neanche una targa accanto con il nome dello scultore e l’anno d’esecuzione.

Come mai? Arturo era questo, schivo, sui generis ma dal talento dirompente.

Di solito quando si vogliono apprendere notizie su un artista ci si reca in libreria o in biblioteca e si consultano svariati testi su di lui, in questo caso non è stato possibile niente di tutto ciò. Del maestro Arturo di Modica, siciliano della provincia di Ragusa, Vittoria, scomparso nel 2021, ho dovuto raccogliere le testimonianze di chi lo ha conosciuto, frequentato, studiato, ammirato, vissuto, e visionare sue brevi interviste su Youtube.

Il Toro di Wall Street

In verità il suo è stato il primo nome in assoluto che mi è venuto in mente quando ideai questa rubrica. Sì, perchè chi più di lui, dei contemporanei intendo, ha portato alto il nome della Sicilia nel mondo?

Il suo Toro, inaspettatamente, lontano da ogni previsione, è diventato per New York il “monumento” più visitato dopo la Statua della Libertà. Da qui è scattata la curiosità di conoscere la storia di questo misconosciuto artista, ma in primis dell’uomo venuto fuori da un romanzo pirandelliano.

Uomo e artista poliedrico

L’amico della sua cittadina col quale ha condiviso la primissima mostra e tante esperienze di vita comune, l’altro amico conosciuto appena arrivato a New York, la figlia, l’economista di New York, il critico d’arte, la moglie e tutti coloro abbiano condiviso con Arturo progetti lavorativi, serate spensierate, cene ed altro, ognuno con la sua colorata tessera, hanno contribuito a formare il mio articolato e variopinto mosaico.

Grazie alle testimonianze di tutti loro, tra un aneddoto, un tenero ricordo e un’analitica riflessione, mi è stato restituito il ritratto di un uomo che, nonostante non ho avuto il privilegio d’incontrare di persona, paradossalmente mi sembra di averlo sempre conosciuto e averne percepito le peculiarità del carattere e della personalità.

Quello di cui narrerò è ciò che è arrivato a me dell’Arturo uomo e artista poliedrico e cercherò di dipanare l’ingarbugliata matassa delle varie tappe della sua vita e delle rocambolesche imprese degne di un film.

Mi assumo tutta la responsabilità di eventuali mie considerazioni. Torno a ripetere che non avendo potuto basarmi su biografie preesistenti, bensì su racconti estemporanei raccolti qua e là, potrei non ricordare chi ha detto cosa, ma poco importa; il fil rouge che accomuna tutte le persone a lui vicine e me è il voler far conoscere ai più il mondo di questo misterioso artista. Mondo affascinante, ricco di eventi che ben si confanno allo spirito eccentrico e imprevedibile del nostro personaggio. In primis l’interessante produzione artistica realizzata prima e dopo il Toro.

Lungi da me attribuirmi meriti e peccare di immodestia, ma vi garantisco che da quanto segue emergono immagini e aneddoti assolutamente inediti che aiuteranno a delineare l’iperbole artistica e personale di Arturo di Modica, l’italoamericano famoso da Amsterdam a Shangai.

Questo racconto rappresenta una summa del lavoro di ricerca di Di Modica, concettualmente suddivisibile in quattro filoni ben distinti:

– gli esordi, la formazione a Firenze e l’incontro con Henry Moore

– i quarant’anni a New York e le tre forti provocazioni con i “blitz” notturni (1977-1985-1989), la fama post Toro

– l’evoluzione artistica con le eleganti sculture in acciaio lucido

– il ‘folle’ dono alla sua terra: la monumentale scultura bronzea dei due cavalli più grandi d’Europa e la Scuola del Nuovo Rinascimento.

Il minuzioso viaggio nella vita del maestro è stato suddiviso in tre parti. Tutte le conversazioni con chi mi ha aiutato a creare questo percorso le troverete nella terza parte. Sono presenti diverse frasi in corsivo pronunciate nel tempo dall’artista e da me estrapolate dai video presenti nel web.

Buona lettura.

Gli esordi, la formazione a Firenze e l’incontro con Henry Moore

Arturo di Modica, nel suo primo ciclo artistico, ha assorbito l’influenza dei maestri del Novecento, con i quali ha saputo rapportarsi in maniera tangibile e non soltanto ideologica, riuscendo con maestria a traghettare nel contemporaneo le forme armoniose del mondo classico. Da autodidatta ha appreso dai grandi quanto sarebbe poi servito alla sua arte, alla sua produzione artistica. Inizialmente forme semplici, sinuose, primitive ma assolute, sintesi dei suoi pensieri di ventenne.

Dal Rinascimento a Rodin la scultura ha attraversato un periodo piuttosto grigio, nel senso che la pittura ha avuto molto più spazio, più importanza, è in essa che si è avuto il vero rinnovamento, nella scultura soltanto dal 1910 in avanti. Prima di allora, infatti, l’interesse verso la scultura era quasi nullo: pochissimi mercanti e galleristi, pochissime mostre.

Nel panorama europeo Giacometti, Brancusi, Moore, Burri, Consagra, Pomodoro ed altri, si avviavano ad una profonda riflessione sulle avanguardie storiche; un aperto campo di indagine che vuole recuperare la sperimentazione futurista dei materiali. Lo scultore si affranca dal formalismo del passato indirizzandosi verso interpretazioni plurime e prediligendo sovente una ricerca di estrema semplificazione delle forme.

Questa nuova forma d’arte affascina certuni e viene criticata da altri, compresa soltanto dagli addetti ai lavori. A questo proposito un simpatico aneddoto è passato alla storia. Il rumeno Costantin Brancusi, nel 1926, deve portare ad una esposizione in America la sua scultura, Bird in space, un uccello stilizzato in volo, accompagnato da Marcel Duchamp. L’opera non viene riconosciuta come arte dall’addetto alla dogana, che la considera un utensile da cucina e per questo la tassa. Duchamp e Brâncuși decidono quindi di andare a processo e soltanto due anni dopo Brâncuși ottiene il riconoscimento della sua opera come arte, andando contro i canoni tradizionali e facendo riconoscere ufficialmente l’arte d’avanguardia come tale.

Sarà proprio Brancusi e poco dopo Moore ad influenzare le creazioni del giovane Di Modica, assetato di vita, di arte, di libertà. Anche da adulto guarderà al futuro con gli occhi di un bambino, con uno sguardo pronto ad afferrare i sogni.

Probabilmente è riuscito a “conservare uno spazio di ingenuità”, sintesi deontologica tracciata dal saggista polacco Ryszard Kapuscinski.

Nasce il 26 gennaio del 1941. Tra saggezza popolare e influsso astrale sulle vicende umane, parrebbe che chi nasce il giorno 26 gennaio, di qualsiasi anno, abbia tra gli elementi distintivi una fortissima fiducia nelle proprie capacità, desiderio di ribellione, eccentricità, e quando decide di raggiungere un obiettivo sa davvero cosa fare e come ottenere i vantaggi e i successi. Vuol fare tutto da solo, dotato di grande umanità, trascurato nel corpo e nella salute.

Immagine del tutto confacente all’idea che mi sono fatta di lui!

Arturo di Modica
Arturo di Modica

Il suo sogno era fare l’artista, conscio del fatto che la sua piccola città di provincia non glielo avrebbe consentito.

La sua vocazione artistica si è espressa già da ragazzino. Poco incline agli studi, nella sua mente di bambino irrequieto restare per ore chiuso in un’aula avrebbe rubato tempo alla creatività; preferiva frequentare le botteghe artigiane e vedere intagliare carri di legno e intrecciare cesti. Per alcuni anni fece anche pratica in una carrozzeria, la manualità, l’uso di certi arnesi, gli tornerà estremamente utile.

Abitando vicino gli insediamenti greci di Camarina, si divertiva ad andare alla ricerca di reperti archeologici.

Subì una forte fascinazione per Siracusa, abbagliato dal taglio della pietra eseguito dai greci nella zona archeologica, ma anche dalla cattedrale barocca e dal Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio.

Suo padre, autotrasportatore, eseguiva a Siracusa le consegne per un grosso produttore di vini di Vittoria e il giovane Arturo chiedeva spesso di poter andare con lui. Il caso volle che il servizio militare lo dovette svolgere proprio nella città di Archimede.

 

Arturo durante il servizio militare svolto a Siracusa e tra mamma Angela, papà Giuseppe e la nipotina,in centro l’opera L’albero degli Incubi. Vittoria 1964.
Arturo durante il servizio militare svolto a Siracusa e tra mamma Angela, papà Giuseppe e la nipotina, in centro l’opera L’albero degli Incubi. Vittoria 1964.

 

Arturo di Modica e gli altri partecipanti alla mostra. Vittoria 1964.
Arturo di Modica e gli altri partecipanti alla mostra. Vittoria 1964.

Nel 1961, con due panini preparatigli da sua mamma e pochi soldi, prende un treno per Firenze. Insieme a Parigi erano le due mete preferite dagli artisti di tutto il mondo. Si iscrive ai corsi di nudo libero all’Accademia di Belle Arti.

Gli inizi furono durissimi, dormì le prime tre notti sulle panchine di Piazza Michelangelo e poi da qualche amico che dalla Sicilia si era trasferito lì prima di lui. Alcuni lo facevano pranzare con loro nelle mense universitarie. Ma questo durò giusto qualche settimana, dopo di che il siciliano barbuto e intraprendente trovò lavoro in una carrozzeria e si inventò tecnico in uno studio di radiologia. Ha poi raccontato che il medico radiologo al quale bruciava le lastre, perché ovviamente non aveva nessuna esperienza, lo prese così tanto in simpatia da acquistargli un’opera; fu il primo cliente di Firenze.

Sarà il primo di una lunga serie. L’artista, infatti, riuscirà ad inserirsi nei giusti circuiti ottenendo notevoli soddisfazioni. Studenti della facoltà di architettura gli chiedono di costruire per loro plastici e modellini in scala.

Nel 1964 partecipa ad una mostra collettiva nella sua Vittoria. Espone con Arturo Barbante, Giovanni Rosario Biscari, Francesco Cesareo, Turi Cucchia, Giovanni Di Modica, Pietro Palma e Alfredo Parisi.

Per non venire confuso con l’altro Di Modica presente alla mostra, usò lo pseudonimo Renuardi. La scultura ‘’L’albero degli incubi’’ fu realizzata ricoprendo e lavorando con il bronzo dei rami secchi d’ulivo, tra l’objet trouvé’ e il ready made della pima metà del ‘900.

‘’Dovevo scappare da Vittoria di nascosto perché mio padre non avrebbe mai approvato la mia scelta. A 19 anni, allora minorenne, scappai su un treno destinato a Firenze per intraprendere la vita da artista.

Henry Moore ed io stavamo lavorando insieme nello stesso studio del marmo di Carrara mentre si preparava

per la sua mostra a Firenze. Vedendomi all’opera al cospetto di quegli enormi blocchi di marmo mi denominò il giovane Michelangelo.’’ Arturo di Modica

Cinque quadri realizzati a Firenze tra il 1964 e il 1968
Cinque quadri realizzati a Firenze tra il 1964 e il 1968

La sperimentazione pittorica degli anni ’60 lo porta all’utilizzo delle foglie-pale secche di fico d’india, opunzia, sfruttando la particolare struttura interna simile a un reticolo. Applicando sulla tela o sulla tavola questi reticolati stendeva le pennellate di colore creando l’effetto materico desiderato.

‘’Con Alfio Rapisardi e Angelo Vadalá formavamo un trio davvero eclettico ed esibizionista che aveva come laboratorio e vetrina di strada Piazza della Signoria. Io con le mie sculture e dipinti di nudi davo già fastidio all’ambiente artistico, ero troppo eccentrico per quell’epoca, tanto che i miei professori mi suggerirono di andare in America. Avevo già creato una fonderia tutta mia, in cui usavo l’asciugacapelli per fondere 100 kg di bronzo”. ADM

Nel novembre del 1966 Firenze fu colpita da un drammatico evento, dopo giorni di forti piogge esondò l’Arno, allagando molte zone della città e della provincia e causando la morte di decine di persone.

Molti quartieri della città, compreso il centro storico, furono allagati, con l’acqua che superò in alcune zone i cinque metri. L’acqua, infatti, aveva inondato diversi negozi trascinando via molti manichini che sembravano cadaveri.

L’alluvione distrusse molti dei lavori di Arturo, il quale colpito da quanto avvenne, dalla caducità della vita e delle cose, si diresse verso una maggiore astrazione. Fortunatamente iniziò a notarsi un certo fermento e una maggiore attenzione all’arte. La Firenze bene e i suoi migliori alberghi iniziano a sostenere gli artisti creando importanti eventi.

Arturo espone a Villa Medici delle sculture in bronzo e argento.

 L’incontro inaugurale della mostra a Villa Medici. Firenze 1968
L’incontro inaugurale della mostra a Villa Medici. Firenze 1968

Il periodo fiorentino, dal 1960 al 1971: l’artista con i marmi, il Cristo che non riuscì a completare, sculture bronzee stilizzate.

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Il periodo fiorentino, dal 1960 al 1971: l’artista con i marmi, il Cristo che non riuscì a completare, sculture bronzee stilizzate.
Il periodo fiorentino, dal 1960 al 1971: l’artista con i marmi, il Cristo che non riuscì a completare, sculture bronzee stilizzate.

 

d'invito della mostra a Villa Park di Fiesole. Scultura bronzea. Firenze 1970.
Biglietto d’invito della mostra a Villa Park di Fiesole. Scultura bronzea. Firenze 1970.

 

Con le mie sculture e i miei nudi avevo già infastidito l’ambiente artistico di Firenze. Ero troppo eccentrico per quel periodo, tanto che gli insegnanti mi hanno suggerito di andare in America.” A.D.M.

Nel 1971 Di Modica si sente maturo per il grande salto: prossima tappa New York.

Firenze gli era servita anche per instaurare conoscenze interessanti, una tra tutte con Henry Moore, ma anche quella con lo stilista Roberto Cavalli, che ritroverà a New York, e con una giovane newyorkese che sposerà appena trasferito nella grande mela. Il non sapersi totalmente solo dall’altra parte del mondo potrebbe aver dato il la ad una scelta così radicale. Quel matrimonio durò cinque anni circa. La giovane donna lo introduce negli ambienti che contano.

Giunto a New York affitta un aeroplano per perlustrare la città dall’alto ed individuare la zona più giusta nella quale vivere e creare l’abitazione-studio.                                     

Il suo genio non ha mai seguito schemi o correnti stilistiche e da forte sostenitore dell’arte in strada, non ha affidato le sue opere a mercanti d’arte o galleristi.

 

Tre esemplari della serie denominata Architectural form, acciaio e bronzo. New York, 1976
Tre esemplari della serie denominata Architectural form, acciaio e bronzo. New York, 1976
Una monumentale scultura in marmo di Carrara di Di Modica lasciata fuori dal suo studio affittato in Grand Street. New York 1976
Una monumentale scultura in marmo di Carrara di Di Modica lasciata fuori dal suo studio affittato in Grand Street. New York 1976

 

Born to live & love, in marmo bardiglio grigio. NY 1976
Born to live & love, in marmo bardiglio grigio. NY 1976

 

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New York 1976
New York 1976

Henry Moore nel 1972 tiene una mostra al Forte Belvedere di Firenze e Di Modica decide di andare anche per fare rifornimento di marmi. Quella mostra avrebbe fatto epoca e con le sue 300 opere, tra sculture e disegni costituì una vera pietra miliare nell’arte del Novecento. Si erano conosciuti a Pietrasanta e l’ammirazione fu reciproca.

Ma per assistere al primo vero blitz dell’excursus artistico di Arturo, dobbiamo arrivare al 1977. E’ estate e partecipa ad un grosso evento espositivo nel cuore della città, a Battery Park, presentando una quindicina di sculture in marmo di enormi dimensioni. Al finissage della mostra, pensando che la recensione di un critico d’arte avrebbe donato maggiore valore al suo lavoro, telefonò a Hilton Kramer, il capo della squadra artistica del New York Times.

Kramer fu molto brusco e con un laconico ‘’Non mi interessa” mise giù il telefono.

In poche ore escogitò una mossa geniale: caricare otto imponenti sculture su dei tir e lasciarle arbitrariamente in un luogo molto transitato, uno a caso, il Rockfeller Center!

Cronometra i minuti che avrebbero impiegato tra una ronda di sorveglianza e l’altra e calcola che tra i 5 e i 6 minuti doveva mollare le sue sculture. E così fa.

All’arrivo della polizia, con le pistole sfoderate, Arturo viene circondato e con aria spavalda sposta la pistola puntata davanti a sé con una manciata di volantini arrotolati spiegando i motivi della sua azione. I poliziotti perplessi telefonano al sindaco Abraham D. Beame, questi decide di voler incontrare quel “pazzo, barbuto siciliano” ed è arrivato sul posto. L’artista è stato multato con una multa di 25 dollari e ottiene il permesso temporaneo di lasciare il suo lavoro in situ.

Battery Park, New York
Battery Park, New York

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Sequenza di immagini delle sculture e esposte prima a Battery Park e poi al Rockfeller Center. NY 1977.
Sequenza di immagini delle sculture e esposte prima a Battery Park e poi al Rockfeller Center. NY 1977.

 

Frontpage Daily News, 14 luglio 1977 e New York Post, 13 luglio 1977
Frontpage Daily News, 14 luglio 1977 e New York Post, 13 luglio 1977

Il giorno dopo il NY Post parlò di ‘’…una figura vagamente femminile, un accenno a un pallone da calcio parzialmente sgonfio e un altro che ricorda una ciambella deforme.’’

Quello fu il vero debutto di Arturo di Modica nel mondo dell’arte contemporanea americana.

‘’La mia prima impresa fu quella al Rockefeller Center sulla Quinta strada di New York. Con due camion e due gru, nell’arco di soli quattro minuti bloccai l’ingresso scaricando 60 tonnellate di mie opere d’arte. La polizia avrebbe voluto arrestarmi, ma intervenne il sindaco che disse alla guardia pubblica di limitarsi a farm

i una multa di venti dollari. Due giorni dopo la città fu oscurata dal più grande blackout della sua storia e così i miei pezzi continuarono quella sorta di “occupazione” per una settimana.’’. ADM           

‘’Ho deciso di farlo molto tempo fa. È l’unico modo per attirare l’attenzione. Questa è New York.

 Qui puoi fare qualsiasi cosa.” ADM

                                                  Uno scatto che ritrae Arturo compiaciuto per aver smosso le acque nella New York degli anni ’70.
Uno scatto che ritrae Arturo compiaciuto per aver smosso le acque nella New York degli anni ’70.

 Nel periodo in cui stava costruendo la casa in Crosby Street, a Soho, non si è mai risparmiato, nel senso che dormiva soltanto un paio d’ore a notte perchè la mattina lavorava alle sue sculture, la sera nei locali incontrava clienti per tentare di venderle e la notte lavorava alla sua casa. In un breve video su Youtube ho ascoltato lui raccontare che in quegli anni a New York si trovavano sui marciapiedi i materiali di scarto dei grattacieli e lui ne approfittava per prenderli e portarli nel suo cantiere. E fin qui tutto normale, l’elemento straordinario invece sta nel fatto che lui quelle travi d’acciaio o di legno se le trascinava fino a casa legando a sé le assi con una cintura elastica da palestra per poi trascinarle su mattonelle di sapone. Quando questo sapone si consumava si avvertiva un po’ di rumore e la gente della zona diceva “ecco, c’è Arturo”. Ha costruito letteralmente da solo una palazzina su tre livelli, più due sotterranei, con il solo aiuto di due messicani. I mattoni rossi della facciata li ha recuperati da una chiesetta demolita nelle vicinanze.

Nel giro di poco tempo si sparse la voce che un giovane artista italoamericano viveva a Soho e lavorava in strada i sui giganteschi marmi; un giorno Di Modica sorprese Jean Michel Basquiat con lo spray davanti la porta d’ingresso, ancora provvisoria.

Ne L’attimo fuggente, il professor Keating insegna che la cosa più preziosa che abbiamo è il tempo, che non dobbiamo sprecarlo e che dobbiamo riuscire a mettere in atto il nostro carpe diem. Ebbene, credo proprio che Arturo la vita l’abbia vissuta appieno attimo per attimo e mai subita.

‘’I grandi centri urbani, soprattutto città come New York, sono sempre più moderni, veloci e produttivi. Sicuramente, quando sono arrivato io era tutto più facile anche per noi artisti. A Soho non c’era nessuno e sono stato io il primo a costruire la mia casa, il mio studio, a Crosby Street. Allora ho comprato il terreno, parliamo del 1976, per 45 mila dollari. Oggi i prezzi sono inaccessibili e molti artisti si sono spostati altrove. Nonostante i cambiamenti storico-sociali, resta il paese delle grandi opportunità e dove puoi fare il grande salto”. A.D.M.

I lavori della casa studio a Soho. NY 1983
I lavori della casa studio a Soho. NY 1983

 

Di Modica e la sua casa di Crosby Street 54, Soho, New York.
Di Modica e la sua casa di Crosby Street 54, Soho, New York.

 

Opere in diverse tipologie di marmo. NY anni ’80.
Opere in diverse tipologie di marmo. NY anni ’80.

 

Scultura in accciaio e bronzo. L’artista e i suoi cavalli. New York anni ‘80
Scultura in accciaio e bronzo. L’artista e i suoi cavalli. New York anni ‘80

Nel 1983, il primo chiaro movimento di direzione si vede all’interno del suo corpo di lavoro quando crea una rappresentazione astratta di un cavallo in acciaio inossidabile. L’anno successivo, la scultura è stata esposta all’interno della Trump Tower. Un giorno Di Modica ha ricevuto una telefonata da Ivana Trump che si lamentava perchè la gente, uscendo dall’ascensore vedeva i testicoli.

“Conosco il presidente Trump da quando andava all’università. Tanti anni fa venne a trovarmi, insieme a Ivana Trump, allora sua moglie, nel mio studio. La statua é rimasta per quattro settimane ma a un certo punto Ivana mi telefonò dicendomi di spostarla perchè all’uscita dell’ascensore si vedevano i genitali del cavallo, ed io le risposi scherzando: Ok non ti preoccupare, domani vengo con la biancheria per lui A.D.M.

Cavallo creato nel 1983 e collocato l’anno seguente davanti alla Trump Tower. NY 1984.
Cavallo creato nel 1983 e collocato l’anno seguente davanti alla Trump Tower. NY 1984.

 

Di Modica mentre realizza un leone in acciaio lucido. New York 1984
Di Modica mentre realizza un leone in acciaio lucido. New York 1984

 Se parliamo di azioni epiche, le immaginiamo affrontate a cavallo, sia esso da trotto o da soma poco importa, purchè si raggiunga lo scopo, si arrivi alla meta.

Nella scelta di portare a New York il cavallo da tiro, un po’ rozzo rispetto al purosangue che sembra ancheggiare con vanità, forte della sua bellezza, c’è tutto l’attaccamento alla sua amata Sicilia. Nello specifico lui riprodurrà sempre il cavallo ipparino della sua Vittoria, prendeva per l’appunto il nome dall’Ippari, valle dei cavalli.

Luigi Pirandello al giovanissimo direttore d’orchestra Mannino, del quale aveva colto il grande talento, avrebbe detto: “Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia. Cerca di conservarne il profumo’’ e Arturo lo ha sempre trattenuto in sé, con umiltà e tenacia.

Il blitz del 1985 riguarda un possente cavallo in bronzo, alto tre metri, con la testa che tocca una lunga coda imbizzarrita. Di Modica lo avvolge in una coperta rossa con un augurio per San Valentino a tutti gli innamorati di New York e lo piazza sulla sua nuova Ferrari per poi scaricarlo, sempre senza permessi, davanti al Lincoln Center. La stessa sera organizza, lì sul posto, un piccolo concerto live della famosa cantante afro-americana Roberta Flack, quella di Killing me softly.

Il messaggio è lanciato, la statua piace ai collezionisti.

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                                                 Le fasi che hanno preceduto la collocazione del cavallo, davanti casa e in piazza.
Le fasi che hanno preceduto la collocazione del cavallo, davanti casa e in piazza.

 

  Il Cavallo esposto nella piazza del Lincoln Center il giorno di San Valentino. New York, 1985.
Il Cavallo esposto nella piazza del Lincoln Center il giorno di San Valentino. New York, 1985.

La creazione del Toro di Wall Street

 "The Bulls and Bears in the Market’" del pittore statunitense William Holbrook Beard, 1879 (olio su lino)
“The Bulls and Bears in the Market’” del pittore statunitense William Holbrook Beard, 1879 (olio su lino)

In questo dipinto Beard ha raffigurato gli orsi per simboleggiare gli investitori ribassisti, conservatori, e i tori per rappresentare gli investitori rialzisti, aggressivi. Siamo alla fine del XIX secolo: con i tori ci si riferiva agli investitori che acquistavano azioni a buon mercato nella speranza di un aumento, mentre gli orsi erano coloro che vendevano azioni per consegne future, sperando che nel frattempo i prezzi scendessero.

Beard potrebbe essere stato ispirato in parte dal crollo del mercato azionario del 1873, che produsse la peggiore depressione dell’America del diciannovesimo secolo. Nel 1882, un critico d’arte americano descrisse il conflitto rappresentato in ‘’Bulls and Bears in the Market’’: ‘’Attraverso questa arteria, il centro finanziario di New York e degli Stati Uniti, vediamo una vasta folla di orsi e tori in lotta che si dilaniano l’un l’altro in un tremendo conflitto per il padrone. Sono tutti molto seri; è evidente che hanno un lavoro serio da fare, ma la severità della battaglia è alleviata da tocchi di umorismo, come un orso lanciato in aria o un toro con un ciuffo di lana sulle corna. In un vortice laterale si vede un orso seduto sul selciato intento a esaminare la pelle di un toro che ha sgozzato e saccheggiato; in un altro angolo si osserva un orso intento a studiare il suo libro dei conti. In primo piano un magnifico toro dall’aspetto trionfante si fa avanti come campione e sembra rivendicare la battaglia per i suoi compagni. Il colore e il grido della Borsa, la vasta energia nervosa, le terribili passioni, le tragedie e i successi di quel vortice della vita nel diciannovesimo secolo, non sono mai stati suggeriti prima con tanta vividezza e potenza.”

L’ambientazione del dipinto è Broad Street, guardando a nord. La Borsa di New York occupò l’edificio a sinistra dal 1865 fino alla sua demolizione nel 190 1. L’attuale Borsa di New York fu costruita sullo stesso sito nel 1903. L’edificio a colonne sulla destra, situato all’angolo tra Wall e Nassau Street, è uno dei migliori esempi di architettura del revival greco a New York City. Questo edificio commemora il luogo dell’inaugurazione di George Washington come primo presidente degli Stati Uniti, nel 1789.

Bulls and Bears: the great Wall Street game. Fratelli Mc Laughlin, 1883 (dipinto su cartone e legno)
Bulls and Bears: the great Wall Street game. Fratelli Mc Laughlin, 1883 (dipinto su cartone e legno)

 Il panico finanziario del 1873, il peggiore prima del 1929, ha ispirato questo gioco da tavolo, in cui i Tori e gli Orsi, gli speculatori, sono raffigurati mentre tosano le pecore, il pubblico.  Questo è uno dei giochi da tavolo americani più rari del diciannovesimo secolo.

Un’altra scatola del gioco Bulls and Bears. fratelli Parker. Londra 1936 (cartone, legno e metallo)
Un’altra scatola del gioco Bulls and Bears. fratelli Parker. Londra 1936 (cartone, legno e metallo)

 

La grande scultura in bronzo di George Washington di John Quincy A. Ward, situata sui gradini delFederal Hall National Memorial, a Wall Street. La statua fu inaugurata nel 1883. Fino al 1989 era tra le statue più famose e più visitate di New York, con ‘’l’avvento del Toro’’ ha perso parecchi visitatori.
La grande scultura in bronzo di George Washington di John Quincy A. Ward, situata sui gradini del Federal Hall National Memorial, a Wall Street. La statua fu inaugurata nel 1883. Fino al 1989 era tra le statue più famose e più visitate di New York, con ‘’l’avvento del Toro’’ ha perso parecchi visitatori.

Wall Street sorge su quella porzione di città, allora denominata New Amsterdam, nella quale si erigevano le mura che ne delineava i confini. Sarebbe dovuto servire per proteggersi dai britannici e da altri popoli nemici della stessa America, ma durò poco perché la città venne conquistata comunque. Eretto nel 1653 e abbattuto nel 1669, era in legno e alto quasi tre metri. In alcuni punti tra la borsa, la Federal Hall e la cattedrale è possibile oggi scorgere la originaria linea del muro. Broadway a South Street.

Tempo fa, quando tutto ebbe inizio Wall Street correva quindi lungo il muro fatto erigere dall’allora governatore Peter Stuyvesant. In seguito divenne un bazar di strada dove i commercianti si incontravano sotto un ormai famoso albero di pioppo. Nel 1792 questi commercianti formalizzarono le regole del gioco e crearono il NYSE.

Questo luogo storico di New York era la sede del “Merchants’ Exchange”, dello “Stock Exchange”, della dogana statunitense e la sede principale della “National City Bank”. Geograficamente, Wall Street è il centro del distretto finanziario di Manhattan. Corre da est a ovest per otto isolati da Broadway a South Street.

Il 19 ottobre 1987 le Borse in tutto il mondo furono scosse da un tracollo che non si era mai visto. Il crollo iniziò alla Borsa di Hong Kong il 16, di venerdì, ma si diffuse in tutti i principali mercati il lunedì successivo. L’indice Dow Jones a Wall Street a fine giornata segnò un -22,6%. La Borsa di New York, complessivamente, bruciò oltre 500 miliardi di dollari in quella giornata.

“È la fine del mondo. È la fine del toro!”. Con queste parole Hugh Johnson, all’epoca uno dei guru di Wall Street, descrisse l’ecatombe che si produsse sulla Borsa Usa, e a cascata su tutte le piazze mondiali. L’indomani, il panico contagiò le piazze di tutto il mondo. I newyorkesi sotto shock.

La verità sull’esatta causa del crollo, ancora oggi, non ha una risposta.

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I tori e gli orsi possono essere considerati le mascotte non ufficiali del mercato azionario. Il toro è il simbolo dei movimenti al rialzo, mentre l’orso di quelli al ribasso. Non a caso si dice che gli investitori ottimisti siano “bullish“, mentre gli investitori con una prospettiva pessimista vengono definiti “bearish”.

Il 1989

E mentre il nostro lavora alacremente, sette giorni su sette, alla realizzazione del toro, come Vittorio Alfieri col suo volli, e volli sempre, e fortissimamente volli, al di fuori del suo studio la storia va avanti; una serie di avvenimenti cambieranno letteralmente il mondo dal punto di vista politico, sociale e culturale.

A Pechino studenti provenienti da più di 40 università marciarono in piazza Tienanmen per protestare contro il regime, a loro si unirono anche operai, intellettuali e altri funzionari pubblici. Tra maggio e giugno migliaia di persone iniziarono uno sciopero della fame a oltranza.

L’esercito di Liberazione Popolare represse con violenza le proteste dei cittadini cinesi che chiedevano più democrazia. Fu un massacro il cui bilancio ufficiale non è mai stato ufficializzato. Foto simbolo: “Tank Man”, un giovane, solo e disarmato, il 5 giugno 1989 si fermò davanti ai carri armati nel tentativo di arrestare la loro marcia

Il Presidente russo, Michail Gorbaciov, annuncia il progressivo ritiro dei missili dai paesi del Patto di Varsavia e la riduzione degli armamenti nucleari.

La Romania di Ceaucescu diventava il paese più povero del blocco sovietico. Proprio a Bucarest, verso la fine dell’anno, vengono deposti e giustiziati i coniugi Ceausescu, a capo di uno degli ultimi e più irriducibili regimi totalitari d’Europa. Un effetto domino che sancì l’inizio della fine del comunismo a guida sovietica.

Si assiste alla fine della guerra fredda e la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Inizia davvero un nuovo corso della storia. Cade il muro di Berlino davanti agli occhi dei capi di Stato, presenti in quello storico 9 novembre 1989, e del mondo intero. Avvenimento che segna anche il disgelo nei rapporti tra le due superpotenze Russia e Stati Uniti e la dissoluzione del sistema di potere costruito dall’Unione Sovietica di Stalin nell’Est Europa nel secondo dopoguerra.

George Bush, da poco succeduto a R0nald Reagan, è alla guida degli Usa nel periodo in cui inizia la Guerra del Golfo. 

Margaret Thatcher primo ministro del Regno Unito e Francois Mitterand presidente della Repubblica francese.

Nelle sale cinematografiche escono due film cult: L’attimo fuggente e Harry ti presento Sally. La tv americana trasmette il primo episodio de I Simpson.

Ci lasciavano Sergio Leone, Silvana Mangano, Laurence Olivier, Bette Davis. Nell’ambito culturale morivano Leonardo Sciascia, Samuel Beckett, George Simenon e Salvador Dalì. Madonna era la regina incontrastata della musica e dominava le classifiche di tutto il mondo.

Mi piace fantasticare su come Arturo eseguisse la scultura che gli avrebbe cambiato la vita ascoltando i successi di Whitney Houston, Michael Jackson, Prince, David Bowie e Tina Turner.

Da noi in Italia, Francesco Cossiga presidente, Giulio Andreotti primo ministro e Karol Wojtyla capo della chiesa.

Buttati alle spalle gli anni di piombo, si passava alla Milano da bere e si andava incontro alla Tangentopoli di Mani pulite. La cosiddetta Prima Repubblica lascerà il posto alla Seconda.

La frenetica attività lavorativa e l’ambizione per raggiungere uno status sociale in una posizione sempre più alta, portò Milano ad essere l’epicentro di questo movimento arrivato dall’America. Milano emula New York volendo a tutti i costi diventare una città dinamica, rampante, ottimista, dedita al lavoro, agli affari e al divertimento trasgressivo. Emergono nuovi imprenditori dinamici e spregiudicati, in perfetto stile newyorkese.

A New York vestivano rigorosamente italiano, in particolare Armani e Valentino, e frequentavano locali come lo Studio 54 e le feste più esclusive.

Tutto fila liscio fino a quando, nel 1987, in un fatidico lunedì nero d’ottobre, all’improvviso tutto cambia.

Il Churging Bull protagonista indiscusso della piazzetta di Bowling Green Park.
Il Churging Bull protagonista indiscusso della piazzetta di Bowling Green Park.

“Il mio scopo era mostrare alla gente che se vuoi fare qualcosa in un momento in cui le cose vanno molto male, puoi farcela da solo, ma devi essere forte.’’ ADM

Di Modica nel 1989 è un artista affermato, vende le sue opere ai più importanti esponenti del jet set newyorkese, circola in Ferrari, ha una casa particolarissima invidiata da tanti, è estremamente grato a quella città.

Come ricambiare la città che più di vent’anni prima lo accolse e reso famoso?

Un artista può donare soltanto la sua arte, decide allora di realizzare a sue spese una scultura in bronzo, un qualcosa che possa rappresentare per i cittadini un gigantesco talismano: un toro, simbolo del rialzo e molto altro.

Secondo Albert Einstein ‘’Il valore di una persona risiede in ciò che è capace di dare e non in ciò che è capace di prendere.’’

Nella prossima parte conosceremo le varie fasi del suo gesto, tanto indomito quanto sensibile.

Charging Bull. Foto di Salvatore Galeone
Charging Bull. Foto di Salvatore Galeone

                                                                     

La firma dell’artista su uno zoccolo del toro.
La firma dell’artista su uno zoccolo del toro.

 

Frontpage del New York Post del 16 dicembre 1989 - The New York Times del 16 dicembre 1989
Frontpage del New York Post del 16 dicembre 1989 – The New York Times del 16 dicembre 1989

 

Il toro in carica in copertina.
Il toro in carica in copertina.

 

La foto che nel 1990, a pochi mesi dalla collocazione, fece il giro del mondo come portafortuna per borsisti e non solo.
La foto che nel 1990, a pochi mesi dalla collocazione, fece il giro del mondo come portafortuna per borsisti e non solo.

Questi suoi animali enormi pare vogliono catapultarci in una realtà parallela, illusoria, fantastica, incorporea, nella quale far emergere il fanciullino presente in ognuno di noi.

È palese la parabola ascendente di un ciclo operativo sempre in fieri, che parte da una produzione un po’ acerba e prosegue, grazie ad una maturazione a tutto tondo, frutto di un travagliato processo cerebrale, emotivo, artistico.

Il percorso evolve a dismisura grazie ad un continuo, incessante, perfezionamento della tecnica dovuto alla sua indole iper perfezionista.

Henry Moore considerava fondamentale il rapporto tra la scultura e l’ambiente circostante, definendo l’architettura come una stanza che contiene un’opera d’arte, la città a sua volta accoglie le architetture dei palazzi e delle case. Le abitazioni conterrebbero un quadro come una piazza ospiterebbe una grande scultura. Il rapporto quindi tra arte e architettura corrisponde a posizionare un bell’oggetto in un salone per abbellirlo esattamente come una scultura abbellisce una piazza, una strada, quindi la città intera.

Monumenti collettivi, come veicolo di significato, arte semplice e monumentale insieme, come quella del passato glorioso per la scultura. Affinchè questo avvenga deve assolutamente essere asciutta, diretta, semplice appunto, ma non spoglia ed allo stesso tempo colma di varianti.

Uno dei motivi dello straordinario successo del Toro è proprio la sua facile lettura. Una perfetta fusione d’idee, esperienza, sentimenti ed emozioni.

L’intuizione del Toro, in quel preciso momento storico, in quel luogo esatto, la si potrebbe paragonare ad un’azione deflagrante. Fu come se Di Modica avesse azionato il timer di un detonatore e poi fosse andato via chiedendosi ‘’E ora cosa accadrà? Mah, staremo a vedere.’’

E mai e poi mai avrebbe potuto soltanto sperare in un simile impatto sulla gente di tutto il mondo.

Una suggestiva immagine del toro innevato.
Una suggestiva immagine del toro innevato.

Ancora oggi, tralasciando il messaggio iniziale del 1989 ai newyorkesi, il Charging Bull di Di Modica sembra urlare e ricercare la nostra attenzione in un tumulto di frenesia e perenne vitalità.

Sprigiona vita, movimento, riuscendo a sorprendere e destabilizzare lo spettatore.

Creare e lasciare un segno nella storia, la furente volontà del maestro, si è concretizzata.

Sitografia

https://youtu.be/9VHmV9I98g0

https://youtu.be/WYSfQqmlIU8

https://youtu.be/84ri_x7xOLs

https://www.curbed.com/2021/02/arturo-di-modica-54-crosby-street-nyc-obit.html

https://news.artnet.com/art-world/arturo-di-modica-obituary-1945660https://news.artnet.com/art-world/arturo-di-modica-obituary-1945660

http://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2021/02/morto-arturo-di-modica-scultore-toro-wall-street-new-york/

Arturo Di Modica. Il padre del toro più famoso al mondo – http://www.artribune.com/attualita/2014/03/arturo-di-modica-il-padre-del-toro-piu-famoso-al-mondo/

Tiziana Blanco

Tiziana Blanco è nata a Siracusa nel 1968. Ha studiato fotografia allo IED di Roma e da un trentennio si occupa di fotografia a trecentosessanta gradi. Ha iniziato come fotoreporter per il Giornale di Sicilia, ha insegnato sei anni teoria e tecnica della fotografia all’Accademia di Belle Arti “M.Minniti” di Siracusa e realizzato delle mostre tra Ragusa, Siracusa, Venezia ed Emirati Arabi.

Una fotografa con la passione della scrittura e la letteratura noir d’oltralpe.

La curiosità è il focus del suo mondo, osservare quanto la circonda e raccontarlo con le immagini o con le parole, anzi le ‘conversazioni’.

 

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