il manifesto degli artisti

“Arte è vita, salviamo lo spettacolo dal vivo”, l’appello degli artisti

"C'è bisogno di teatri e musei" è il messaggio lanciato per salvare l'arte è vita e lo spettacolo dal vivo firmato da diversi artisti tra cui Gifuni, Rubini, Canzian Fresu e tanti altri
"Arte è vita, salviamo lo spettacolo dal vivo", l'appello degli artisti

“Tutti abbiamo bisogno di teatri, auditorium, sale, musei, gallerie”: è questo il punto da cui
parte il manifesto ‘Arte è vita, salviamo lo spettacolo dal vivo‘ che è stato sottoscritto da una lunga serie di artisti da Alessio Boni (che lo ha redatto con la prima viola della Scala
Danilo Rossi, il violoncellista Mario Brunello e in primis il violinista Alessandro Quarta) ma anche Red Canzian, Fabrizio Gifuni, Sergio Rubini, Paolo Fresu, Pino Insegno, Vinicio Capossela, Damiano Michieletto.

Non basta lo streaming

A causa delle chiusure dovute al Coronavirus, altri si stanno però aggiungendo per dire che “all’Arte e agli artisti non basta lo streaming: lo streaming è solo un ruscello, l’Arte un fiume in piena”; più chiaramente “lo streaming non può sostituire lo spettacolo dal vivo. L’artista ha bisogno della vita del pubblico e il pubblico ha bisogno dell’energia dell’artista”.

Il manifesto degli artisti

“Così come è importante che in Italia ripartano fabbriche, ristoranti, negozi e quant’altro, è fondamentale – spiega il manifesto – che il mondo dello spettacolo dal vivo non rimanga indietro. Chi vive di Arte non può attendere all’infinito e se l’Italia ha bisogno di tornare a vivere, ha bisogno anche di Arte. Difendiamo la cultura, difendiamo l’Arte, le emozioni, gli artisti, i lavoratori dello spettacolo, soprattutto quelli con meno diritti. Difendiamo il pubblico, difendiamo l’Italia!”.

L’appello degli editori

Il manifesto degli artisti fa seguito all’appello lanciato da AIBAssociazione Italiana Biblioteche, AIE – Associazione Italiana Editori e ALI – Associazioni Librai Italiani. Secondo le tre associazioni sono urgenti “interventi immediati a sostegno di imprese, specie le più piccole, di biblioteche, di lavoratori, autori e traduttori e per risolvere la crisi di liquidità che attraversa l’intera filiera”.

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