A cosa serve la storia dell'arte

A cosa serve oggi conoscere la storia dell’arte?

In occasione dell'uscita del libro "A cosa serve la storia dell'arte" (Skira) del noto critico d'arte Luca Nannipieri, ospitiamo un testo scritto in questi giorni appositamente per Libreriamo
A cosa serve oggi conoscere la storia dell'arte?

A cosa serve la storia dell’arte?

Non è vero che le donne sono attratte soprattutto dagli uomini ricchi. Io sono stato la prova del contrario. A 30 anni non avevo una lira, stavo in un misero appartamento di Firenze, in cui il bagno era così appiccicato alla cucina che potevo stare seduto sul cesso e nel frattempo mettere il sale nella pentola della pasta. Il letto era in un soppalco sopra i fornelli: dormivo con gli odori delle cotture nel naso.

Ebbene, su quel letto, tra i vapori della cucina, le sigarette, i libri incolonnati per terra, i fogli sulle coperte, e nel portafoglio poco più che la tessera sanitaria, ho fatto dormire attrici, musiciste, poetesse, avvocatesse, insegnanti, studentesse. Nulla più di questo: dormire accanto. Prima di addormentarsi, stavamo ore e ore a parlare di arte, di capolavori perduti, leggevano i miei appunti sparsi sui taccuini, le mie parole su Raffaello e Baudelaire, la pietà di Michelangelo macchiata da due rime di Rimbaud, il gol di mano di Maradona riletto con un verso di Mario Luzi. A cosa serve la storia dell’arte? A me lo ha insegnato la vita. Serve a toccare la vita, il cuore vivo pulsante, amoroso, desideroso, doloroso, bruciante della vita.

Meno di questo, la storia dell’arte non serve a nulla. E’ una cosa tristissima, inutile.

Ricordo l’attrice, poi ripresa anche da Paolo Sorrentino nel film Premio Oscar “La grande bellezza“, che accompagnai a vedere la Cappella Brancacci. Non aveva ancora visto il tripudio, la sfida, la lotta tra Masolino e Masaccio. Sotto quegli affreschi, lei attrice già affermata di teatro, lei già molto più agiata di me nei soldi, si fece prendere gli occhi da quella spettacolare festa rinascimentale e gli orecchi dalle mie labbra che le sussurravano versi di Pablo Neruda mentre rincorrevamo i crinali dei colori e delle forme dei due grandi pittori. Usciti da quell’estasi, mi portò a comprare una bottiglia di vino rosso, assai costosa, che offrì lei senza fiatare, anche perché io non avrei potuto permettermelo.

Salimmo nel mio misero appartamento, aprì lei la porta d’ingresso, accese la luce e sorrise per quello scricciolo spazio che le si era schiuso davanti, i fogli per terra, la spesa al supermercato ancora da sistemare, le camicie aggrappate alla ringhiera che saliva sul piano letto.

Aprii la bottiglia e ci versammo il vino. Sdraiati poi sul letto, con il soffitto a spiovente così basso che, se ti svegliavi di soprassalto, potevi urtare una trave di legno, le raccontai perché ogni volta che guardo un piccolo dipinto di Silvestro Lega io pianga. Una copia ben fatta la regalò mio nonno a mia nonna e, prima di morire, mi disse di averne cura. Ci addormentammo, dopo le prime carezze.

A cosa serve la storia dell’arte?

A questo. A sentire la vita battere forte, dentro, mentre, con la conoscenza e con i sensi, abbracci tutta quella immeritata grande bellezza.              

Luca Nannipieri

Photocredits: Paolo Ferraina

 

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