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I restauri

5 siti culturali italiani restaurati quest’anno da visitare

Nonostante le difficoltà vissute a causa della pandemia, i restauri di numerosi siti culturali procedono. Ecco quelli conclusi quest’anno

Quest’anno ci sono state grandi novità per quanto riguarda il restauro di numerosi siti culturali, nonostante sia stato un periodo piuttosto pesante per la cultura con le continue chiusure a causa delle restrizioni anti-Covid che hanno causato forti perdite in questo mondo che già gode di scarsi finanziamenti e supporto, i restauri sono riusciti a proseguire restituendo al mondo la bellezza originale di diversi siti e opere usurate dal tempo e dagli agenti atmosferici. In questo articolo vi proponiamo i 5 siti culturali visitabili appena restaurati.

Il Mausoleo di Augusto a Roma

Il Mausoleo di Augusto è tornato visitabile il 1° marzo scorso, dopo la chiusura del 2007 che ha dato il via ad un’importante opera di restauro. Dopo la prima fase di restauro conservativo terminata nel 2019 e realizzata mediante un finanziamento pubblico, è attualmente in corso la fase di valorizzazione del monumento, finanziata dalla Fondazione TIM con un atto di mecenatismo. I lavori, diretti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, permetteranno di realizzare un itinerario museale completo che racconterà le varie fasi storiche del Mausoleo, affiancato da un percorso privo di barriere architettoniche e accessibile a tutti, in concomitanza con i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, avviati a maggio 2020.

La Cappella della Sindone a Torino

La Cappella della Sindone vede un’ulteriore riapertura: l’altare realizzato da Antonio Bertola. Una tappa storica che si aggiunge alla prima riapertura del 2018 quando i fedeli e i curiosi hanno potuto riammirare la cappella distrutta nel 1997. L’11 aprile del 1997, infatti, un incendio aveva gravemente danneggiato l’opera architettonica di Guarino Guarini che in un primo momento apparivano irreversibili. I lavori per il completamento del restauro sono stati co-finanziati dal Ministero per la cultura – attraverso il progetto Art Bonus 2018 -, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla raccolta del 1997 della Fondazione La Stampa-Specchio dei Tempi.

La pala d’altare di Sirio Baroni e il dipinto dello Schivenoglia a Mantova

Ecco uno dei siti culturali italiani da non perdere. I mesi di lockdown non hanno interrotto le attività di restauro e manutenzione nell’immenso complesso di Palazzo Ducale, diretto da Stefano L’Occaso. Il restauro è stato realizzato (anch’esso con il supporto di Intesa Sanpaolo) da Archè, così come i lavori (appena conclusi, grazie a Società per il Palazzo Ducale) su due recenti acquisizioni. Si tratta di una pala d’altare di Siro Baroni (1678-1746, lungamente attivo a Mantova) e di un grande dipinto da soffitto, acquisito dal Mibact per evitarne l’esportazione, di Francesco M. Raineri detto lo Schivenoglia.

Le lunette di Santa Maria Novella a Firenze

Tra le opere danneggiate dall’alluvione del 1966 non ancora recuperate c’erano le sei lunette del lato est del Chiostro grande di Santa Maria Novella, edificato tra il 1340 e il 1360. Nel mese di dicembre si conclude il loro restauro finanziato, insieme a una nuova illuminazione e al recupero dei cinque ritratti di monaci nella volta a crociera e della prima lunetta d’angolo del lato sud, dalla società Rigoni di Asiago attraverso Fondaco nell’ambito del progetto del Comune Florence I Care. L’intervento è consistito nel consolidamento della superficie pittorica, nella pulitura dai depositi di sporco e nella sostituzione delle vecchie stuccature in corrispondenza di fessurazioni e cadute di intonaco.

 

Gli affreschi della Cappella di San Primiano a Montefranco

Nel 1444, durante il suo viaggio finale verso L’Aquila, san Bernardino da Siena si fermò nella cappella solitamente identificata come l’Oratorio duecentesco di San Primiano a Montefranco, nella Valnerina nel ternano. Il dipinto principale raffigura la Madonna con il Bambino in trono, san Sebastiano e san Francesco. «Gli affreschi erano diventati completamente neri», ricorda il restauratore Gianni Castelletta, titolare della ditta Conserva incaricata dalla Fondazione Carit di Terni che ha finanziato i lavori. «Abbiamo provveduto alla pulitura e al consolidamento della superficie pittorica per frenare alcuni distacchi, ma non avevo mai visto affreschi coperti così dallo sporco, cioè da uno strato di particellato in nero fumo credo frutto dell’antica illuminazione a olio nella cappella».

L’importanza dei restauri artistici

In Italia la definizione del moderno concetto di restauro nasce ufficialmente nella prima metà del XX secolo dalle esperienze di alcuni pionieri del settore, fra cui emerge la figura di Cesare Brandi, fondatore dell’Istituto Centrale per il Restauro a Roma, insieme allo storico dell’arte Giulio Carlo Argan. “Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione al futuro”. Il restauro deve mirare al ristabilimento dell’unità potenziale dell’opera d’arte, purché ciò sia possibile senza commettere un falso artistico o un falso storico, e senza cancellare ogni traccia del passaggio dell’opera d’arte nel tempo” afferma Cesare Brandi.

 

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