“Mistero Buffo”, l’opera teatrale che ha reso celebre Dario Fo

Un approfondimento sulla più celebre pièce teatrale di Dario Fo, "MisteroBuffo", una delle opere più importanti del suo corpus drammaturgico

MILANO – Scrittore, pittore, “giullare che si fa beffa del potere”, fino all’ultimo istante della sua vita è voluto intervenire su diversi dibattiti legati all’attualità ed essere protagonista in scena con quello che è la sua più celebre opera teatrale, “MisteroBuffo”, una delle opere più importanti del suo corpus drammaturgico.

TEATRO IMPEGNATO – Mistero Buffo, con il sottotitolo Giullarata popolare del 400, si colloca negli anni della contestazione (1968-69) e segna non solo una svolta nella carriera di Dario Fo e Franca Rame, che abbandonano i circuiti teatrali convenzionali per una compagnia-collettivo in circuiti alternativi, ma diventa da subito una pietra miliare nel panorama del teatro internazionale. Questa raccolta di monologhi, spesso composta da un ordine di brani sempre diversi, ha permesso a Dario Fo e Franca Rame di rappresentare il loro ricco repertorio per un teatro impegnato a raccontare il proprio tempo. Andato in scena per la prima volta nel 1969, Mistero Buffo consiste in un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. La pièce teatrale è recitata in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi fortemente onomatopeica detta “grammelot”, che assume di volta in volta la cadenza e le parole, in questo caso, delle lingue locali padane. Il punto centrale dell’opera è costituito dalla presa di coscienza dell’esistenza di una cultura popolare,che è stata sempre, secondo Dario Fo, posta in piano subalterno rispetto alla cultura ufficiale. Grazie a Mistero buffo Dario Fo divenne per autori e attori un modello per il genere del teatro di narrazione, con l’unica differenza legata al diverso uso del corpo e delle potenzialità sceniche dell’attore, molto più accentuale nella rappresentazione teatrale di Dario Fo, il quale nella sua performance si ispira alle rappresentazioni medievali eseguite da giullari e cantastorie.

L’ULTIMA MESSA IN SCENA – L’ultima versione della pièce teatrale Mistero Buffo di Dario Fo è andata a teatro lo scorso maggio con lo spettacolo “Mistero Buffo, la Storia della tigre e altre storie, 2016”, con due brani che nascono dalla produzione di altri due capolavori della sua arte teatrale: “Storia della tigre e altre storie”, del 1979, di cui Fo presenta il monologo principale, La storia della tigre e “Fabulazzo Osceno”, del 1982, di cui Fo presenta La parpaja topola.

La storia della tigre è giocata su una allegoria tratta dall’antica tradizione cinese secondo cui “avere la tigre” è sinonimo di forza di volontà e partecipazione in prima persona, in difesa di libertà e giustizia sociale. Il monologo narra di un soldato cinese ferito a una gamba durante la “lunga marcia”, abbandonato dai suoi compagni nei paraggi di una grotta abitata da una tigre con la quale fraternizzerà e che diventerà sua inseparabile compagna.

La parpaja topola è un monologo in chiave comica di una oscenità mai triviale ma giocata in satira sul sesso e l’erotismo. Il brano deriva da un antico canovaccio, tradotto in italiano, di un celebre fabliau medievale del Nord-Est della Francia e costituisce una profonda satira e una violenta accusa al potere che gestisce anche la sessualità di ognuno e impone una sorta di soggezione attraverso il senso del peccato. Il caso della parpaja topola è il primo esempio di una drammatizzazione comico-grottesca del femminile. La parpaja topola è allegoria mitica che rappresenta il sesso della donna e che, nel monologo, è protagonista di rocambolesche vicissitudini. La storia narra di un pastore, Giavàn Petro, costretto a vivere in solitudine sull’alpe. Candido e ingenuo ha trascorso tutta la sua vita in mezzo ai greggi. Conosce tutto dei monti, dei fiumi, delle piante e degli animali che popolano quelle valli, ma purtroppo nulla sa dell’altra parte degli uomini e del mondo, compreso l’amore e il sesso che incontrerà nella giovane e bella Alessia. Tutta la sua vita viene stravolta da quell’incontro, dove il candore si scontra con una realtà fatta di inganni e di scaltrezze.

L’INVITO DI FO – Dario Fo invita ad assistere a uno spettacolo ancora una volta nuovo perché “per noi recitare non è solo un mestiere, ma è anche e soprattutto un divertimento che raggiunge il massimo del piacere quando riusciamo a inventarci nuove situazioni e buttare all’aria convenzioni e regole. Speriamo di comunicarvi questo nostro spasso e di riuscire a sorprendervi, farvi ridere e magari pensare”.

 

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