“Madama Butterfly” protagonista della Prima della Scala

Come da tradizione anche quest’anno il 7 dicembre va in scena la Prima della Scala: protagonista di quest’anno "Madama Butterfly".

MILANO –  Come da tradizione anche quest’anno il 7 dicembre va in scena la Prima della Scala: protagonista di quest’anno è “Madama Butterfly”, opera in tre atti di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. Opera che va in scena nel teatro in cui debuttò: era il febbraio del 1904, ed il pubblico scaligero non l’apprezzò. Troppo audace, cruda, innovativa, in dialogo con i più recenti risultati musicali del teatro europeo. La contestazione spinse il maestro Puccini a modificare la sua opera, ripresentandola al pubblico del teatro Grande di Brescia tre mesi dopo: fu il successo.

L’OPERA – Fra le due versione dell’opera, è proprio la prima ad esser stata scelta dal Direttore Principale Riccardo Chailly. Una rilettura critica, un ritorno all’originale pucciniano nella sua versione più moderna. La regia è di Alvis Hermanis, i costumi di Kristine Jurjāne. Nel cast, il ruolo principale di Madama Butterfly- la geisha Cio-Cio-San è affidato al soprano emergente Maria José Siri. La trama, rimasta pressoché invariata dalla prima alla seconda versione, ruota tutto attorno alle atmosfere di un esotico Giappone, molto in voga a inizio secolo sia nel gusto artistico che nella produzione artistica.

LA STORIA DI BUTTERFLY– Ambientata in una Nagasaki d’inizio secolo, la vicenda prende le mosse dall’arrivo nella città nipponica dell’ufficiale della Marina degli Stati Uniti Pinkerton (interpretato dal tenore Bryan Hymel). Vanesio ed arrogante, si invaghisce della giovanissima geisha quindicenne Cio-Cio-San, il cui nome significa Madamam Farfalla: “butterfly” nella lingua dell’ufficiale. Dopo un mese dalle nozze, Pinkerton salpa per gli Stati Uniti, abbandonando la quindicenne. Passano i mesi e gli anni, Cio-Cio-San si strugge nell’attesa del suo amato, crescendo il bambino nato dal breve matrimonio. Questa parte della trama è consegnata ai personaggi di ispirazione nipponica, i quali cercano di dissuadere la giovanissima geisha dal rimanere aggrappata all’amore per un uomo che l’ha abbandonata.

Dopo tre anni di attesa, l’ufficiale ritorna, accompagnato però da una giovane donna: la moglie sposata negli Stati Uniti. Alla disperazione per l’ormai evidente abbandono, si aggiunge la causa del ritorno di Pinkerton. Egli infatti ha saputo dal console Sharpless di aver avuto un figlio da Cio-Cio-San ed è venuto in Giappone per portare il bambino con sé negli Stati Uniti per crescerlo come un americano. Tutto il mondo illusorio della giovane donna crolla: nella celeberrima scena finale, dopo aver bendato il bambino, si accoltella alla gola con una lama tantō, ereditato dal padre. Pinkerton accorrerà nella stanza subito dopo, trovando la geisha esamine. L’opera si conclude con l’immagine, divenuta iconica, del bimbo, bendato, che gioca con una bambola e una bandierina americana, ignaro di tutto.

 

 

 

 

 

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