Zygmunt Bauman spiega come come sconfiggere il “male inivisibile “dell’ansia

9 Febbraio 2026

Scopri come si possono combattere ansia e depressione, i mali del nostro tempo, grazie ai preziosi studi di Zygmunt Bauman sulla "Paura liquida". Zygmunt Bauman ci ha lasciato una mappa per capire perché l'umanità moderna vive in uno stato di minaccia perenne. Quello che molti oggi diagnosticano come ansia, e

Zygmunt Bauman spiega come come sconfiggere il "male inivisibile "dell'ansia

Scopri come si possono combattere ansia e depressione, i mali del nostro tempo, grazie ai preziosi studi di Zygmunt Bauman sulla “Paura liquida”.

Zygmunt Bauman ci ha lasciato una mappa per capire perché l’umanità moderna vive in uno stato di minaccia perenne. Quello che molti oggi diagnosticano come ansia, e che può sfociare nella depressione, per il sociologo è spesso il sintomo di un “male oscuro” che ha cambiato volto: la Paura Liquida.

Molti esperti individuano le cause nei ritmi frenetici della nostra era, Bauman scava più a fondo. Il malessere dilagante nasce dall’incapacità di potersi difendere da un nemico che non vediamo, un nemico invisibile che ci rende fragili perché non sappiamo mai da dove arriverà il prossimo colpo.

Nel secondo capitolo, dal titolo “La paura del male”, del libro Paura liquida Zygmunt Bauman descrive questa condizione con un’immagine che toglie il fiato:

la confusione, già grande, e avvolge il futuro in una nebbia ancora più fitta. E la nebbia – imperscrutabile, opaca, impermeabile – è uno dei nascondigli preferiti del male (lo sa anche un bambino). Il male trasuda dalla nebbia creata dalle esalazioni della paura.

Per Zygmunt Bauman le relazioni sono la causa del male

La nebbia di cui parla il sociologo la creiamo noi ogni volta che sostituiamo un legame solido con una connessione digitale. Le nostre “reti” social sono vaste, ma sono fatte di fili sottilissimi che possono spezzarsi in ogni momento. Bauman sempre nel libro Paura liquida ci avverte che questa sostituzione ha un prezzo altissimo:

i rapporti umani cessano di essere àmbiti di certezza, tranquillità e benessere spirituale, per diventare una fonte prolifica di ansie. Anziché offrire l’agognata pace essi promettono ansia e una vita costantemente vissuta sul chi va là. Le spie rosse non cesseranno mai di accendersi, né i campanelli d’allarme di suonare.

In questo spazio liquido, l’altro smette di essere un porto sicuro e diventa una fonte di incertezza. Non cerchiamo più la profondità, ma la massa, sperando inutilmente che il numero di “contatti” possa proteggerci dal vuoto. Eppure, proprio in questa ricerca compulsiva, smarriamo la bussola:

nei nostri tempi liquido-moderni, più che in ogni altra epoca, abbiamo bisogno e desiderio di legami solidi e affidabili non fa che accentuare le nostre ansie. Incapaci di tacitare i nostri sospetti, intenti a fiutare i tradimenti e timorosi di delusioni, cerchiamo – compulsivamente e appassionatamente – «reti» più vaste di amici e di amicizie: anzi, una rete vasta quanto quella che possiamo comprimere nella rubrica del telefono cellulare che a ogni nuova generazione di apparecchi, premurosamente, offre una capienza sempre maggiore.

E mentre in tal modo cerchiamo di premunirci contro il tradimento e di ridurre i rischi, incorriamo in rischi sempre maggiori e prepariamo il terreno a nuovi tradimenti. Poiché nessun cestino è totalmente al sicuro, cerchiamo di mettervi tutte le uova che possiamo trovare.

Il sociologo ungherese sottolinea che ormai si sceglie di puntare sulla quantità delle relazioni, anziché sulla qualità.

Preferiamo riporre e le nostre speranze nelle «reti» anziché nelle relazioni, nella speranza che in una rete ci siano sempre numeri di telefono disponibili con cui scambiare messaggi di fedeltà.

È una sorta di difesa inconscia in cui si cerca il successo di un legame valido, distribuendo il più possibile il rischio aumentando le reti d coinvolgere.

Ma si finisce inesorabilmente per indebolire la solidità delle relazioni in questo modo, mettendo a rischio la cosa più importante che genera la stabilità, ovvero la fiducia. Se questa svanisce, l’ansia prende il sopravvento.

Non ci fidiamo più del vicino, del collega, dell’estraneo, perché temiamo che il male possa nascondersi ovunque, protetto dall’anonimato della massa. È la fine della sicurezza sociale come l’abbiamo sempre conosciuta:

La fiducia si trova in difficoltà nel momento in cui ci rendiamo conto che il male si può nascondere ovunque; che esso non è distinguibile in mezzo alla folla, non ha segni particolari né usa carta d’identità.

Come sconfiggere la paura e stare meglio

Sconfiggere l’ansia che trasuda dalla “nebbia” non è un compito tecnico, ma una scelta morale. Bauman ci avverte che il male invisibile e l’insicurezza che ne deriva non si fermano con nuovi algoritmi, ma solo recuperando ciò che stiamo lasciando annegare: la nostra umanità.

1. Riconoscere l’inganno della fuga

 

Il primo passo per guarire dall’ansia è smettere di scappare. Spesso cerchiamo di evitare il disagio chiudendoci nei nostri bunker digitali, ma Bauman in Paura liquida chiarisce che questa è una strada senza uscita:

Agli abitanti del mondo liquido-moderno avvezzi a praticare l’arte della vita liquido-moderna allontanarsi dal disagio appare di solito una scelta migliore che affrontarlo. Al primo segno del male, essi cercano una via di uscita che abbia una porta abbastanza solida da chiudersi dietro.

2. Riaccendere la responsabilità individuale

Il male invisibile cresce nel silenzio della coscienza. Per Bauman, la “cura” risiede nel non permettere che la logica dell’efficienza e della rete cancelli la nostra capacità di provare compassione:

Contro il montare e l’allargarsi di quella corrente invisibile non sembra esserci difesa, finché si consente che gli scrupoli morali, i rimorsi di coscienza, gli impulsi alla compassione umana e l’avversione per il dolore inflitto vengano erosi, sommersi e spazzati via

3. Sfidare il sospetto universale

Se l’ansia nasce dal fatto che il male non ha più “segni particolari né usa carta d’identità”, l’unico modo per diradare la nebbia è tornare a scommettere sulla fiducia, uscendo dall’anonimato della massa.

Non esiste una rete abbastanza vasta da proteggerci se rinunciamo alla nostra capacità di pensare e di sentire.

Diradare la nebbia è possibile, ma richiede di tornare a guardare l’altro non come una minaccia mimetizzata, ma come una persona verso cui siamo responsabili. Solo così la fiducia può tornare a essere il fondamento della nostra sicurezza, e non un rischio da evitare.

Serve il coraggio della responsabilità

La lezione più amara, ma anche più stimolante, che Zygmunt Bauman ci ha lasciato è che l’ansia non si cura mai da soli. Se la “nebbia” è un prodotto sociale, il risultato della nostra scelta collettiva di privilegiare la velocità sulla stabilità e la connessione sulla relazione, allora la sua dissipazione richiede un atto di ribellione consapevole.

La fine dell’illusione del “Bunker”

Speriamo sempre che alzando un muro, fisico o digitale, il male resti fuori. Ma la verità è che più ci isoliamo, più rendiamo la nebbia densa. In un mondo dove “allontanarsi dal disagio appare la scelta migliore”, finiamo per vivere in una solitudine iper-connessa che ci rende ancora più vulnerabili. Bauman ci sfida a capire che la nostra sicurezza non dipende da quanto riusciamo a proteggerci dagli altri, ma da quanto riusciamo a proteggerci insieme agli altri.

Non esiste una rete abbastanza vasta da proteggerci se rinunciamo alla nostra capacità di pensare e di sentire.

 

La cura è un atto di “Solidità”

Sconfiggere il male invisibile dell’ansia significa, in ultima analisi, smettere di essere ombre. Significa rifiutare la “banalità” di una vita vissuta come semplici ingranaggi di una rete e riappropriarsi di quella bussola morale che ci rende umani: la compassione.

Diradare la nebbia è possibile, ma richiede di accettare il rischio della fiducia. Significa smettere di fiutare tradimenti in ogni angolo della rubrica telefonica e ricominciare a coltivare quel giardino di relazioni autentiche dove l’altro non è una minaccia mimetizzata, ma un porto sicuro.

Solo quando la fiducia smetterà di essere considerata un “rischio da evitare” e tornerà a essere il fondamento della nostra sicurezza sociale, l’ansia smetterà di essere la nostra unica compagna di viaggio. La nebbia si dirada solo quando accendiamo la luce della responsabilità reciproca, perché nel mondo liquido teorizzato da Zygmunt Bauman, nessuno può salvarsi restando a galla da solo.

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