Tiziano Terzani, nel dialogo con il figlio Folco raccontato nel libro La fine è il mio inizio, arriva a una riflessione che oggi riguarda più che mai i giovani: non su quale strada scegliere, ma su cosa conta davvero nella vita.
C’è infatti una domanda che attraversa in modo silenzioso molte giovani esistenze: stiamo vivendo davvero la nostra vita, oppure stiamo semplicemente seguendo un percorso già deciso da altri?
Per anni viene insegnato che esiste una direzione giusta: studiare, trovare un lavoro stabile, costruire sicurezza. Eppure, proprio quando questo schema viene seguito alla perfezione, emerge una sensazione difficile da ignorare: quella di non riconoscersi davvero nella vita che si sta vivendo.
Non è un problema di opportunità, ma di sguardo. Non è vero che il mondo è chiuso, è che spesso non riusciamo a vedere le alternative.
È qui che il pensiero di Tiziano Terzani diventa radicale e attuale, fino a condensarsi in una frase che suona come un’indicazione precisa per i giovani di oggi:
Ci vuole solo coraggio, determinazione, e un senso di sé che non sia quello piccino della carriera e dei soldi; che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui attorno a noi
Tiziano Terzani per i giovani nel libro La fine e il mio inizio
C’è un’immagine che racconta perfettamente il senso di La fine è il mio inizio: quella di un monaco zen che, prima di morire, traccia con il pennello un ultimo cerchio, un gesto essenziale che racchiude tutta una vita.
Allo stesso modo Tiziano Terzani, consapevole di essere arrivato alla fine del suo percorso, sceglie di raccontare al figlio Folco ciò che ha capito della vita. Non si tratta di una semplice autobiografia, ma di un dialogo profondo, quasi un passaggio di testimone.
Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì, in un pacchetto.
È così che, all’Orsigna, nella sua casa immersa nella natura, ripercorre una vita fatta di viaggi, incontri, cambiamenti, sempre guidata dalla ricerca di un senso più grande.
All’interno di questo racconto si inserisce anche uno dei passaggi più attuali del libro: il capitolo Per i giovani. Qui Terzani non offre consigli pratici né indica una strada precisa da seguire. Fa qualcosa di più radicale: mette in discussione il modo stesso in cui i giovani guardano il proprio futuro.
Parla di libertà, di esperienza, di curiosità verso il diverso, ma soprattutto del coraggio necessario per non adattarsi a modelli già scritti. È da questo dialogo, intimo e universale insieme, che emerge una riflessione che oggi appare più attuale che mai.
Il vero problema dei giovani è che non vedono una vita più grande
Viviamo in un’epoca in cui le possibilità, almeno in teoria, non sono mai state così numerose. Accesso allo studio, mobilità, strumenti digitali, connessioni globali: tutto sembra suggerire che costruire il proprio percorso sia più semplice rispetto al passato.
Eppure accade il contrario. Sempre più giovani si sentono disorientati, bloccati, incapaci di scegliere davvero una direzione. Non perché manchino le strade, ma perché molte di queste appaiono già tracciate, già previste, già incasellate in modelli che lasciano poco spazio all’immaginazione.
È qui che la riflessione di Tiziano Terzani diventa ancora più profonda. Nel capitolo Per i giovani del libro La fine e il mio inizio, il dialogo letterario con il figlio Folco emerge con chiarezza che non si è persa solo la capacità di vedere le alternative, ma anche quella di desiderarle davvero:
In Cambogia ti ho anche portato a incontrare i Medici senza Frontiere, giovani come te che non andavano in un ufficio a spostar soldi ma partivano con i loro bisturi a fare un’esperienza che sarebbe certamente servita anche a loro. Pensa, diventare chirurgo di guerra rischiando la pelle per aiutare gli altri nelle zone di frontiera! Questo era l’ideale di una gioventù per me.
In queste parole c’è il confronto tra due modelli di vita. Da una parte una vita costruita sulla sicurezza, sulla routine, su percorsi già definiti. Dall’altra una vita aperta, esposta, capace di mettersi in gioco anche in contesti difficili, con un senso che va oltre il successo individuale.
Ed è proprio questo orizzonte che oggi sembra essersi ridotto.
Se tanti giovani si sentono disperati è perché non guardano. C’è così tanto da fare!
Non è solo una questione di opportunità, ma di immaginazione. Come osserva anche Folco, spesso le scelte nascono da una mancanza di alternative percepite:
Spesso uno fa delle scelte perché non sa che ci sono alternative. Servono dei modelli a cui ispirarsi.
Il punto è proprio questo. Quando mancano esempi, esperienze e visioni diverse, anche le possibilità più grandi smettono di essere visibili.
E così la vita rischia di ridursi a una sequenza prevedibile, a quella che Terzani definisce implicitamente come una forma di normalità che non trasforma, non mette in gioco, non cambia davvero le persone.
Per questo il problema oggi non è trovare una strada, ma tornare a immaginare che ne esistano altre.
Abbiamo ridotto la vita a qualcosa di piccolo: carriera, soldi, sicurezza
Se il problema è la perdita di immaginazione, la causa è ancora più profonda. Negli ultimi decenni abbiamo progressivamente ristretto il significato stesso della vita, riducendolo a pochi elementi considerati essenziali: stabilità economica, carriera, sicurezza.
Ma questa riduzione ha un effetto preciso, ci spinge a restare dentro ciò che conosciamo. È comodo, prevedibile, rassicurante. Ma è anche limitante.
Lo spiega con estrema chiarezza Tiziano Terzani, collegandosi a una visione più ampia della ricerca della verità:
«La verità è una terra senza sentieri». Cammini, trovi. Non c’è chi ti dice «Guarda, il sentiero per la verità è quello». Non sarebbe la verità. Se rimani nel conosciuto non scoprirai niente di nuovo.
Il punto è proprio questo. Quando la vita viene costruita dentro percorsi già definiti, diventa impossibile incontrare ciò che è davvero nuovo, inatteso, trasformativo. E infatti aggiunge:
Viaggi sui binari del conosciuto e rimani nel conosciuto. E così è quando cerchi. Se sai cosa cerchi non troverai mai quello che non cerchi… e che magari è giusto la cosa che conta, no? Per cui è uno strano processo che richiede una grande determinazione, perché implica rinuncia, assenza di certezze.
È qui che emerge la contraddizione della modernità.
Da una parte vogliamo sicurezza. Dall’altra desideriamo una vita autentica. Ma le due cose non coincidono.
Ogni garanzia è una condizione, no? Se tu vuoi avere la pensione, devi lavorare tutta la vita per avere la pensione. Se tu vuoi avere l’assicurazione malattia, la devi pagare. Ma pagare l’assicurazione malattia vuol dire ogni mese mettere da parte trecento euro. Non sei libero, perché una garanzia è una condizione, è una limitazione.
La sicurezza, che dovrebbe proteggerci, finisce così per diventare una forma di vincolo. Un perimetro dentro cui muoversi senza uscire mai davvero.
E allora il rischio più grande non è sbagliare strada, ma non uscire mai da quelle già tracciate.
È questa la vera diagnosi: non abbiamo perso le possibilità, abbiamo ristretto il campo entro cui siamo disposti a cercarle.
Per Tiziano Terzani bisogna potere scegliere la propria vita
Se il problema nasce da una vita ridotta, costruita dentro percorsi già definiti, la risposta non può essere una semplice correzione. Serve un cambio radicale di prospettiva.
Per Tiziano Terzani la soluzione non è trovare la strada giusta, ma accettare che una strada giusta non esiste già.
Ai giovani che mi chiedono «Ma io, che faccio?» rispondo «Guarda! Il mondo è pieno di cose da esplorare».
In questa frase c’è tutto il senso della sua visione. Inventarsi la propria vita significa uscire dall’idea che le possibilità siano già assegnate, già occupate, già finite. Al contrario:
Non è che tutte le porte sono chiuse, che il mondo è già tutto sprangato e i posti sono già presi dagli altri. Ma per nulla!
È qui che Terzani ribalta completamente il modo di guardare la realtà. Il limite non è il mondo. È l’atteggiamento con cui lo osserviamo.
Ognuno la può fare, ci vuole solo coraggio, determinazione, e un senso di sé che non sia quello piccino della carriera e dei soldi; che sia il senso che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui attorno a noi.
E questo cambia tutto. Perché significa che una vita autentica non dipende da condizioni perfette, ma dalla capacità di mettersi in gioco, di spostarsi, di cercare, di uscire dal già previsto. Non necessariamente dall’altra parte del mondo, ma abbastanza lontano da rompere l’abitudine. Perché è proprio nelle situazioni nuove che cambia lo sguardo.
Ed è lì che diventa possibile fare ciò che davvero conta:
Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere.
Non bisogna mai adattarsi. Non incastrarsi. Ma costruire qualcosa che abbia senso. E allora cade anche l’alibi più diffuso:
“Ah, ma io non posso perché…”
Tiziano Terzani lo dice con una chiarezza quasi brutale:
Tutti possono. Ma capisci quello che dico? Bisogna inventarselo! Ed è possibile, possibile, possibile.
È questa la vera lezione che i giovanio dovrebbero im parare e a dire il vero non solo loro, ma anche e soprattutto gli adulti. Non trovare il proprio posto nel mondo, ma avere il coraggio di costruirlo.
Per conquistare la vita ci vuole immaginazione
Se si guarda più a fondo, la riflessione di Tiziano Terzani va oltre la dimensione individuale e diventa una chiave di lettura del nostro tempo. Quella che viviamo non è solo una crisi economica o occupazionale. È una crisi culturale. Una crisi che riguarda il modo in cui immaginiamo la vita.
Le società contemporanee hanno progressivamente ristretto l’orizzonte delle possibilità, trasformando la sicurezza in valore assoluto e riducendo la libertà a qualcosa di secondario, spesso sacrificabile.
In questo contesto, i giovani non sono privi di strade. Sono privi di riferimenti che li aiutino a riconoscerle. Non manca il mondo. Manca lo sguardo.
E soprattutto manca qualcosa che un tempo era centrale, ovvero la tensione verso una vita che non sia solo funzionale, ma significativa.
È qui che il messaggio di Terzani assume un valore che va oltre la sua esperienza personale. Perché restituisce ai giovani una responsabilità che oggi sembra quasi scomparsa: quella di non adattarsi a una vita già scritta.
Non si tratta di rifiutare la realtà, ma di abitarla in modo attivo, consapevole, creativo. Di riconoscere che ogni percorso è il risultato di scelte, ma anche di immaginazione. E che senza immaginazione, anche le scelte più corrette rischiano di diventare vuote.
In questo senso, la cultura, intesa non come accumulo di conoscenze, ma come apertura al mondo, torna ad avere un ruolo decisivo.
Perché è ciò che permette di vedere ciò che ancora non esiste, di pensare ciò che non è già previsto, di immaginare una vita diversa da quella standardizzata.
E allora la vera sfida non è trovare il proprio posto nel mondo, ma avere il coraggio di costruirne uno che sia davvero proprio. Per Tiziano Terzani i giovani devono avere il coraggio di inventarsi la propria vita, perché è questo che conta davvero nella vita.
