Una Milano trasfigurata in ”un sognante e magico irreale” negli scatti fotografici ”Notturni” di Maurizio Gabbana

Non sono angoli ignoti di Milano quelli immortalati dagli scatti di Maurizio Gabbana, è anzi la città ''ufficiale'', sono i luoghi più celebri, quelli noti a tutti. Eppure, ritratti nel silenzio e nella solitudine della notte, compongono il disegno di una città inedita, tutta da scoprire attraverso il percorso fotografico esposto fino al 31 gennaio presso la galleria Studiò di Milano...

In esposizione fino al 31 gennaio presso la galleria Studiò di Milano le fotografie di Maurizio Gabbana, che immortalano i luoghi più famosi del capoluogo lombardo durante le ore notturne

MILANO – Non sono angoli ignoti di Milano quelli immortalati dagli scatti di Maurizio Gabbana, è anzi la città “ufficiale”, sono i luoghi più celebri, quelli noti a tutti. Eppure, ritratti nel silenzio e nella solitudine della notte, compongono il disegno di una città inedita, tutta da scoprire attraverso il percorso fotografico esposto fino al 31 gennaio presso la galleria Studiò di Milano.

IL RICHIAMO ALLA PITTURA METAFISICA – Il Duomo, piazza della Scala, Sant’Ambrogio, Santa Maria delle Grazie, la Galleria Vittorio Emanuele, il Castello Sforzesco: questi i soggetti dei “Notturni” di Maurizio Gabbana, immagini dove dominano l’immobilità, il vuoto, una nota malinconica.  Se nelle sue fotografie precedenti, intitolate “Segnali”, l’autore, fratello del celebre stilista, aveva voluto richiamarsi al futurismo e immortalare il ritmo frenetico della città, in questi scatti il richiamo è piuttosto alla pittura metafisica di inizio Novecento.

UN’ESTASI FOTOGRAFICA – “Maurizio si interessa e si spende in questo: un’estasi fotografica”, scrive Rolando Bellini, Professore docente di storia dell’arte a Brera, nel catalogo della mostra. “Ne dà conto in termini unici. Da qui il senso e il valore aggiunto della sua presenza. Estasi fotografica che si traduce, scatto dopo scatto, in una inedita percezione visiva che vibra di una peculiare istanza estetica. Queste immagini, inoltre riconducono io credo a cert’ansia oggidiana poiché sembrano recitare, attraverso ogni singolo scatto, con la Hanna Arendt di ‘The Life of the Mind’, 1978: ‘il vantaggio virtuale della nostra situazione dopo il tramonto della metafisica e della filosofia politica [che, ella dice] potrebbe essere duplice… ci consentirebbe di guardare al passato con occhi nuovi… senza essere vincolati.”

 

UNA MILANO SCONOSCIUTA –“Tutto questo può condurre alla possibile attribuzione di una nuova identità artistica per queste fotografie”, conclude Bellini. “Fotografie che corrispondono in vero a uno dei molteplici profili, una delle molteplici esplorazioni visive restituite per via fotografica che Gabbana va realizzando in un ideale periplo dell’universo mondo di vichiana matrice che egli va costituendo. Sono, in altre parole, parte di un discorso, di una narrazione per immagini che dà sembiante a un universo parallelo rispetto a quello ordinario. La attestano in termini perentori altri e più fermi scatti fotografici in grado di rendere manifesta una Milano sconosciuta in cui per esempio la neve si fa seta e crema, e insomma presenza viva che trasfigura ogni realtà in un sognante e magico irreale.”

 

12 gennaio 2013

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