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Il caso

La Superlega e l’avidità storica dell’uomo, tra Machiavelli e capitalismo

La nascita della Superlega nel calcio sta sollevando non poche critiche. Oggi come ieri, l'ambizione di un potere sempre maggiore nell'uomo sembra ripetersi ciclicamente, rispolverando modelli storici come il capitalismo e il Principe di Machiavelli

Sono giorni che si discute sulla questione della nuova Superlega. Una situazione che ha agitato molto il mondo dello sport e non solo. Anche la politica e la finanza, infatti, sono entrati in gioco per dare la propria opinione. Non si tratta solo di semplici partite o calcio mercato, in questo caso la questione diventa più delicata se non etica. Sembra di tronare indietro nella storia, ripercorrendo quella strada che segna l’uomo da secoli, ovvero che i ricchi si arricchiscono a discapito dei più poveri, a cui non rimarrebbero che le briciole. Andiamo per ordine e vediamo come si sono evolute le cose.

La nuova Superlega

Durante la mezzanotte di domenica 18 aprile attraverso un comunicato nasce ufficialmente la Superlega. Si tratta di un nuovo torneo calcistico che prevede la partecipazione di quindici squadre fondatrici più cinque diverse che si aggiungeranno ogni anno in base ai migliori risultati ottenuti. La Superlega prevede un programma di partite infrasettimanali con finale programmata per fine maggio. In questo modo, considerando solo la realtà italiana, il campionato di calcio di Serie A nella peggiore delle ipotesi, ovvero in caso di rottura tra Lega Serie A e Juventus, Inter e Milan, potrebbe perdere 3 delle sue protagoniste indiscusse da sempre. Dalle istituzioni al mondo dello spettacolo, sono diverse le personalità che si sono schierate contro la Superlega. Tra i primi troviamo il Presidente del Consiglio Mario Draghi, insieme a diversi calciatori allenatori e giornalisti. Si è detto contrario anche il presidente della Figc Gravina e quello della Uefa di Ceferin.

I club più grandi impoveriscono quelli piccoli

Ovviamente in questo nuovo scenario le realtà più piccole e locali sarebbero messe in secondo piano rispetto alla adrenalinica grandezza delle partite disputate tra i giganti del calcio europeo. L’investimento iniziale per la Superlega è di circa trecento milioni di euro. Una cifra esorbitante anche per questa realtà. Così facendo lo sport più popolare al mondo si dividerebbe tra calcio di lusso e calcio di secondo piano. Ovvero, anche nello sport si ripete la vecchia storia che i ricchi si arricchiscono sempre a discapito dei più poveri, in nome del potere e del denaro.

"Il fine giustifica i mezzi", significato del proverbio di Machiavelli

“Il fine giustifica i mezzi”, significato del proverbio di Machiavelli

“Il fine giustifica i mezzi” è un celebre proverbio attribuito a Niccolò Machiavelli, scrittore, storico e filosofo protagonista del Rinascimento

 

L’arricchimento di chi ha più soldi

Per capire la situazione paradossale a cui sta portando questa Superlega in un ambiente all’apparenza benestante come quello del calcio dobbiamo tornare indietro nel tempo. Già nel medioevo i grandi proprietari terrieri continuavano a nutrire le proprie ricchezze sfruttando i braccianti che rimanevano fermi nella loro povertà senza avere la possibilità di un riscatto. La condanna alla perifericità di queste persone faceva in modo che i due mondi del lusso e della povertà non si avvicinassero mai. La storia si è ripetuta nel corso dei secoli con le varie crisi economiche ma anche nei momenti di passaggio. Chi aveva già una buona base poteva aspirare ad un salto di qualità per la propria vita.

I presidenti dei Club tra Machiavelli e capitalismo

Possiamo paragonare l’atteggiamento dei presidenti dei migliori club calcistici coinvolti in questa Superlega alla figura machiavelliana del Principe. Ne possiamo riconoscere i tratti più cinici e sfrontati davanti alla potenza del denaro. Machiavelli aveva delineato il Principe ideale nella sua opera più famosa, come un capo il cui unico scopo fosse il miglioramento del suo principato. Per raggiungere la perfezione il Principe non doveva avere scrupoli di nessun tipo. In questo momento i presidenti dei club coinvolti richiamano molto questo personaggio. L’etica sparisce davanti al denaro. Siamo di fronte a capitalisti senza scrupoli che, non contenti della propria già immensa ricchezza, mettono in difficoltà gli altri club “minori”  pur di ingraziarsi il Dio Denaro.

 

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