Quell’eccesso d’informazione che uccide l’informazione

La rivoluzione digitale ha creato delle opportunità enormi per l'informazione. Sono ormai numerosissimi i canali dove le notizie prendono forma e vivono, offrendo anche ai soggetti normalmente fuori dal processo informativo l'opportunità di farne parte...

Oggi assistiamo ad una quantità d’informazione a nostro avviso eccessiva e molte volte non verificata e attendibile. Certo i nuovi media offrono opportunità e vantaggi anche ai soggetti deboli di poter esprimere il proprio parere e proporlo al pubblico, ma  ricordiamoci che va salvaguardata l’attendibilità e la veridicità dell’informazione, principi sacri della libera opinione e del giornalismo. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario del rogo dei libri di Berlino ci sentiamo di affrontare quello che oggi è diventato il vero dibattito sul futuro dell’informazione.

La rivoluzione digitale ha creato delle opportunità enormi  per l’informazione. Sono ormai numerosissimi i canali dove le notizie prendono forma e vivono, offrendo anche ai soggetti normalmente fuori dal processo informativo l’opportunità di farne parte. La primavera araba è stato il momento più alto di questo fenomeno, in cui le immagini e le notizie segnalate dalla gente comune sono diventate l’Informazione principale.
Ma ciò che può accadere ed è accaduto è che le immagini, grazie al digitale, possono essere manipolate e in generale essere scattate da un occhio di parte, che finisce irrimediabilmente per dare una visione del mondo che non è quella “Vera”.  

Ci sentiamo di dire che ci sono voluti secoli affinché l’informazione potesse essere libera e allo stesso tempo attendibile, ma ci rendiamo conto che nell’era 2.0 se da un lato il principio di libertà dell’informazione è diventato reale e diffuso, dall’altra l’eccesso di notizie e opinioni finisce per creare l’effetto di non capire più quale sia la vera notizia. Noi stessi sfruttiamo, per un fine nobile come la promozione del libro e della lettura, le opportunità offerte dalla rete, che ci permette giornalmente di coinvolgere in maniera diretta i nostri lettori per aiutarci a sensibilizzare riguardo a ciò che noi riteniamo un problema importantissimo, che gli italiani leggono poco. Ma riteniamo indispensabile riflettere anche sulle implicazioni negative di questo strumento.
Il digitale, si può benissimo dire, ha ucciso l’editoria e il giornalismo, in quanto le figure tradizionalmente deputate a lavorare per offrire informazione, ovvero i giornalisti, con tanto di deontologia e rispetto dei principi di attendibilità e credibilità delle notizie, non rivestono più quel ruolo centrale che prima avevano. Anzi, molte volte figure nuove quali i blogger sono riusciti a conquistare un grado d’influenza sull’opinione pubblica superiore  a quella dei giornalisti.

Ci riferiamo pure all’enorme offerta di contenuti anche dei portali informativi, costretti ad inseguire le esigenze del popolo 2.0 con la proposizione di contenuti che travalicano le notizie in quanto tali. In poche parole, si sono trasformati in qualcosa di diverso, più vicino alla televisione che alla stampa. Non è un caso che oggi basti navigare su alcuni dei principali portali informativi per accorgersi che all’interno ci si trova veramente di tutto, comprese le serie televisive, i documentari, i talk show e così via.

Tutto ciò ci porta a pensare: che senso ha ormai la stampa come la conosciamo noi? Gli investimenti pubblicitari sulla stampa tradizionale sono letteralmente crollati (punte del meno 45%), portando ad un ridimensionamento della carta stampata con l’esplicita chiusura di molte testate, anche storiche, che finiranno di vivere a favore dei contenitori digitali.

La nostra perplessità, non di parte in quanto siamo immersi per primi nel 2.0, è che si finirà per perdere il punto di riferimento della fonte attendibile, con la relativa confusione di ciò che è “vero” rispetto a ciò che è “costruito”.  Inevitabilmente, ci sarà un abbassamento qualitativo dell’informazione che genererà confusione e incomprensione.

Per dare un’immagine, la biblica “Torre di Babele” è quella che per noi più si avvicina a rappresentare questa situazione, in cui tutti cercheranno di comunicare senza avere ascolto da parte dell’altro. Forse sarebbe più saggio pensare che l’eccesso finisce sempre per avere l’effetto opposto. Chi avrà più forza per far valere (anche economicamente) la propria opinione diventerà il punto di riferimento credibile, da seguire a tutti i costi, senza la possibilità di poter essere difesi e tutelati da chi per professione in questi secoli ha lavorato per costruire la vera libertà d’opinione.

E’ solo un punto di vista! 

 
10 maggio 2013

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