Luca Pagliari

Prigionieri delle password, lo schiavismo ai tempi di internet

Prigionieri di password complicate, piene di numeri, maiuscole e caratteri speciali. Una riflessione di Luca Pagliari sul moderno schiavismo di internet
Prigionieri delle password, lo schiavismo ai tempi di internet

Facendo un rapido conto ho circa 20 password. Un incubo.
Quasi mai al primo tentativo riesco ad accedere perché manca sempre una maiuscola, un numero, oppure la password è scaduta, oppure ne avevo creata una nuova ma vattelappesca dove l’ho segnata. Ansia.
Ogni volta che digito una password ho la brutta sensazione che tutto non andrà come dovrebbe e che ancora una volta mi troverò frustrato e incazzato di fronte a un display senz’anima.
“La password non è corretta” è diventata una delle frasi più gettonate della mia esistenza. Sogno una password unica ma dicono che è troppo rischioso, sogno una password basica, tipo “cane” o “tavolo”, ma dal web spunta la scritta che occorrono tre maiuscole due consonanti e ameno tre numeri e il tutto deve superare i dieci caratteri.
Ci consigliano anche di non conservare tutte le password in un unico file, perché se poi ti fregano il pc possono rubarti anche le mutande, quindi dovrei nascondere le password, ma dove ? E poi chi si ricorderebbe mai che quel numero di telefono è una password mimetizzata ?

“La password non è corretta” è diventata una delle frasi più gettonate della mia esistenza.

Oggi siamo delle password, siamo dei codici di accesso per qualsiasi cosa, siamo un insieme di numeri e di lettere mescolate tra loro, altro che nome e cognome e un cuore che batte.
Proprio vero, bei tempi quando ero solo Luca Pagliari, 12 meravigliose lettere, due splendide paroline. Ancora ricordo il mio nome segnato in bella calligrafia sul registro di classe. Fantastico. Oggi sono un codice utente. Quale ? Boh! Chiedetelo alla rete.
E comunque un mio amico smanettone dice che prima o poi potrebbe implodere l’intero sistema.
Vi immaginate che figata una tregua di 10 giorni senza email, social e whatsapp? Dovremmo riabituarci a essere padroni di noi stessi, a non guardare in continuazione il display, a non consultare google e a non sentire suonerie e notifiche.
Forse ci potrebbe scappare anche il tempo per una passeggiata senza squilli e vibrazioni. Sconnessi dalla rete e connessi col mondo. Ci spero. Ci spero proprio.

Luca Pagliari

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