Speciale Salone del Libro

Luciano Canfora, ”Salviamo la traduzione dei classici, strumento di comprensione tra i popoli”

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A TORINO - ''Prima che la politica ci abitui all'idea di un mondo di totale incomprensione, di tutti contro tutti, salviamo i classici e le traduzioni''. Con queste sentite parole Luciano Canfora ha concluso il suo intervento...

Questa mattina al Salone Internazione del Libro di Torino il filologo, storico e saggista Luciano Canfora ha discusso dell’importanza dell’attività di traduzione dei testi classici con Renata Colorni, Ernesto Franco, Elena Loewenthal e Nuccio Ordine

TORINO – ”Prima che la politica ci abitui all’idea di un mondo di totale incomprensione, di tutti contro tutti, salviamo i classici e le traduzioni”. Con queste sentite parole Luciano Canfora ha concluso il suo intervento al Salone del Libro di Torino nell’ambito dell’incontro ”Tradurre i classici”. Insieme a lui hanno affrontato l’argomento Renata Colorni, traduttrice che lavora da ormai vent’anni con Arnoldo Mondadori Editore per cui dirige i Meridiani, Ernesto Franco, scrittore, traduttore e direttore editoriale di Einaudi, e Nuccio Ordine, filosofo italiano che dirige tre collane di classici per la casa editrice francese Belles Lettres. Ha mediato l’incontro la scrittrice, studiosa di Ebraistica e traduttrice Elena Loewenthal.

CLASSICO E’ CIO’ CHE SI CONSERVA E SI RINNOVA – Collane come i Meridiani, i Classici Bompiani con testo originale a fronte e la nuova serie avviata da Einaudi testimoniano come una traduzione di qualità sia fondamentale per consentire il nostro rapporto e la nostra comprensione dei testi classici. Come sottolineato da Elena Loewenthal, però, ‘tradizione non significa soltanto, letteralmente, trasportare qualcosa nel tempo, significa anche cambiamento. Classico è di sicuro ciò che fa parte del passato, ma è anche ciò che è oggetto di imitazione, il modello con cui continuamente ci si confronta e che continuamente si rinnova. Il concetto di classico non è associato solo alla conservazione, ma anche all’innovazione’. Ecco peerchè la traduzione non si può mai intendere come un lavoro concluso, ma è un’attività di continuo e infinito avvicinamento a un oggetto che è impossibile raggiungere.

LA TRADUZIONE, UNA CONTINUA MARCIA DI AVVICINAMENTO – E’ perfettamente d’accordo con questa idea Luciano Canfora, che si rivolge ai numerosi ragazzi – ‘probabilmente costretti a partecipare’, scherza – e agli insegnanti presenti in sala chiedendo: ‘Cosa rende ostico il compito della traduzione dal greco e dal latino per i ragazzi? L’idea che ci sia un’unica traduzione giusta che loro devo ‘indovinare’. In realtà la traduzione è una marcia di avvicinamento continuamente in corso. Le traduzioni possibili sono infinite, e nel tempo se ne susseguono di diverse. Bisognerebbe far partecipare lo studente a questa marcia, a questo lavoro in corso, a questo esercizio’.

LA TRADUZIONE, STRUMENTO DI DIALOGO TRA I POPOLI – Sull’utilità di questo esercizio per la mente, Canfora non ha alcun dubbio. ‘Mi viene in mente un suggerimento di Carducci: se volete imparare a scrivere, dovete tradurre dal francese e dal latino. E’ vero: l’esercizio di traduzione è il più formativo e dinamico per la mente, tanto più per i testi che sono lontani da noi, perché più numerosi sono i loro ‘silenzi’. Questi danno infatti per scontate tante cose che per noi scontate non sono. E allora occorre usare l’intuizione’, prosegue il filologo raccontando la meraviglia di questo lavoro. ‘Se traduciamo in fila le parole di un testo greco, raramente ne viene fuopri un senso: è qui che deve intervenire l’elemento connettivo dell’intuizione’. E ancora Canfora afferma che ‘la traduzione è il veicolo fondamentale della chiarezza. Quando leggiamo il testo di un pensatore particolarmente profondo, verrebe spontaneo chiedere: dimmelo in un’altra lingua!’ E poi la traduzione è lo strumento di comprensione tra i popoli. ‘Tutte le letterature che conosciamo sono letterature di traduzione. E’ questo il modo in cui i popoli dialogano tra loro’. Ecco perchè continuare a tradurre i classici è un atto di resistenza alla divisione.

9 maggio 2014

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