L'ultimo discorso

Liliana Segre, “Sono stata respinta, ma ho sempre scelto la vita”

Ad Arezzo Liliana Segre, icona della riconciliazione e della memoria, ha deciso questa mattina di tenere il suo ultimo discorso pubblico
Liliana Segre, "Ho scelto la vita, così sono diventata libera"

Un lungo applauso e una standing ovation hanno salutato l’ingresso della senatrice a vita Liliana Segre nella tensostruttura allestita alla Cittadella della pace di Rondine, ad Arezzo, per ospitare la sua ultima testimonianza pubblica destinata alle scuole italiane e ai giovani del mondo. “Grazie Liliana! L’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre alle scuole italiane e ai giovani del mondo da Rondine Cittadella della Pace” è il titolo dell’evento tenutosi nel borgo medioevale, sede dell’organizzazione internazionale impegnata da oltre vent’anni nella formazione di giovani leader di pace al fine di ridurre i conflitti armati nel mondo.

L’ultimo discorso di Liliana Segre al pubblico

All’evento hanno partecipato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Camera, Roberto Fico. La senatrice a vita Liliana Segre ha offerto una sua ultima testimonianza pubblica, consegnando idealmente la difesa della memoria ai giovani studenti italiani e del mondo perché proseguano e diffondano il suo messaggio di pace. 

La sua ultima testimonianza pubblica comincia così. “Nel mio racconto c’è la pena, la pietà per quella ragazzina che ero io e che adesso sono la nonna di quella ragazzina. So che è difficile vedendo una donna di 90 anni pensare che quella era una ragazzina. Un giorno del settembre del 1938 sono diventata ‘l’altra’ e da allora c’è tutto un mondo intorno che ti considera diversa. E questa cosa è durata sempre, io sono sempre ‘l’altra’. So che le mie amiche, quando parlano di me, dicono sempre ‘la mia amica ebrea'”. 

La scuola

“Quando sono diventata l’altra e a 8 anni non sono più potuta andare a scuola, ero a tavola con i miei familiari, e mi dissero che non potevo più andare a scuola – ha ricordato Segre – Chiesi perché e ricordo gli sguardi di quelli che mi amavano e mi dovevano dire che erro stata espulsa perché ero ebrea. Una delle cose più crudeli delle leggi razziali fu far sentire dei bambini invisibili. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto… e per anni non mi chiesero niente”. “Io sono stata clandestina e richiedente asilo. So cosa significa essere respinti. Si può essere respinti in tanti modi”, ha poi sottolineato.

Trovarsi di fronte alla morte

“Di fronte alla morte non servono tante parole, perché sono inutili. Quando si sente vicina la morte, c’è solo il silenzio, il silenzio solenne, il silenzio indimenticabile. In quel momento valeva solo la propria l’interiorità. Quello era il momento della vita e della morte”, ha detto ancora Liliana Segre.

L’arena di Pace

Un lungo applauso, con una standing ovation, ha salutato la senatrice a vita nella tensostruttura allestita a Rondine. Qui sorgerà un’arena naturale di pace proprio dedicata alla senatrice e alla sua amica Janine, deceduta nel campo di concentramento di Auschwitz dove entrambe furono deportate all’età di 14 anni. E dopo aver ricevuto la copia anastatica della prima edizione della Costituzione Italiana, inviata in dono dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la Senatrice consegnerà il testimone della difesa della memoria alle ragazze e ai ragazzi che vorranno accoglierla affinché si diffonda il suo messaggio di pace e di superamento dell’odio.

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