Giornata della Memoria

Liliana Segre, “Pensate con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte”

Il discorso che questa mattina la senatrice a vita Liliana Segre ha rivolto agli oltre duemila studenti presenti al Teatro degli Arcimboldi in vista della Giornata della Memoria
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Questa mattina al Teatro degli Arcimboli di Milano ha parlato la senatrice a vita Liliana Segre, portando la sua testimonianza di fronte a oltre duemila studenti. L’ingresso della senatrice è stato accolto con tanto di standing ovation e un lungo applauso da parte degli studenti presenti. L’incontro di questa mattina rientra nella rassegna di eventi che l’associazione “Figli della Shoah” organizza ogni anno in vista della Giornata della Memoria. Un appuntamento con la storia che nessuno può mancare, ma a cui soprattutto le giovanissime generazioni sono chiamate a partecipare per conoscere, e dunque non ripetere, uno dei capitoli più dolorosi del grande libro dell’umanità.

«Non sottovalutate la potenza dell’odio»

Ad aprire l’incontro sono state le parole di Lucia Azzolina, Ministra dell’Istruzione, che ha esordito così: «Siamo noi la sua scorta, tutta la scuola si onora di essere la scorta contro ogni rigurgito negazionista e fascista e contro ogni odio e nella difesa della Costituzione italiana. Nella storia di Italia – ha proseguito la Ministra – c’è uno spartiacque: le leggi razziali del 1939. C’è un prima e un dopo, oggi l’Italia è un Paese che ripudia la guerra e la dittatura. Le leggi razziali furono leggi criminali, dopo quelle leggi fu l’abisso dei campi». E rivolgendosi ai ragazzi che affollano il teatro: «Non sottovalutate mai la potenza dell’odio, fate delle parole che ascoltate oggi un faro e una guida. Tornate a casa, elaborate e comportatevi di conseguenza». 

La testimonianza di Liliana Segre

La senatrice ha raccontato agli studenti la sua storia, ripercorrendone le tappe più significative: dall’esclusione dalla scuola in seconda elementare nel 1938 in seguito alle leggi razziali, alla fuga con il padre in Svizzera; il carcere e infine la deportazione dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano al campo di concentramento di Auschwitz.

«Vita è una parola importantissima che non va dimenticata mai, perché non si torna mai indietro. Non bisogna perdere mai un minuto di questa straordinaria emozione che è la nostra vita. Mi dispiace da matti avere 90 anni e avere così pochi anni davanti. La vita mi piace moltissimo, anche se gli odiatori mi augurano la morte ogni giorno». Liliana Segre ha iniziato così il suo intervento, parlando con gli studenti della sua esperienza ad Auschwitz, in occasione del Giorno della Memoria. 

«Mi ero nutrita di odio e di vendetta. Sognavo la vendetta, quando il mio carceriere buttò la pistola ai miei piedi, io la vidi e pensai: “Adesso lo uccido”. Mi sembrava il giusto finale di quello che avevo sofferto. Fu un attimo irripetibile. Ma capii che non avrei mai potuto uccidere nessuno. Non raccolsi quella pistola, da quel momento sono diventata quella donna libera, quella donna di pace che sono anche adesso». Così ha concluso la testimonianza Liliana Segre, che ha esortato i ragazzi «a pensare con la vostra testa, non con quella di chi grida più forte. Siete persone libere». 

 

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