Leggere libri di narrativa aiuta chi è malato a guarire

Leggere narrativa può essere considerato un fattore importante nel processo di guarigione di persone malate. È questa la conclusione di un nuovo studio interdisciplinare dell'Università di Gothenburg sugli effetti che la cosiddetta biblioterapia ha sulla nostra salute, di cui si dà notizia su Science Daily...

Una ricerca dell’Università di Gothenburg ha rilevato che leggere fiction aiuta chi è malato a sentirsi meglio e a combattere più attivamente per la propria guarigione

MILANO – Leggere narrativa può essere considerato un fattore importante nel processo di guarigione di persone malate. È questa la conclusione di un nuovo studio interdisciplinare dell’Università di Gothenburg sugli effetti che la cosiddetta biblioterapia ha sulla nostra salute, di cui si dà notizia su Science Daily.

LO STUDIO – Le due ricercatrici, la Dottoressa Lena Mårtensson, psicoterapeuta, e la Dottoressa Cecilia Pettersson, studiosa di letteratura, hanno condotto delle interviste su otto donne in età da lavoro, che erano state malate per un periodo dai 4 ai 36 mesi, sulle loro esperienze di lettura durante la malattia.

I BENEFICI DELLA LETTURA NELLA SFERA PRATICA ED EMOTIVA – “Leggere narrativa rinsalda il coinvolgimento di queste donne nelle attività della vita quotidiana”, afferma la Dottoressa Mårtensson. Dalla ricerca emerge infatti che la lettura è un’attività in grado di rafforzare la relazione da un lato con la realtà concreta esterna, dall’altro con l’esperienza vissuta e soggettiva. Leggere le aiutava, sul piano concreto, a recuperare le loro capacità e la loro organizzazione nella vita di tutti i giorni e, sul piano personale, a comprendersi meglio, a ricostruire un’immagine positiva di sé, a ritagliarsi una dimensione privata per occuparsi di sé e del proprio benessere.

DIFFERENTI APPROCCI ALLA LETTURA NEL CORSO DELLA MALATTIA  – Tutte le donne che hanno partecipato allo studio prima di ammalarsi nutrivano già un interesse per il mondo dei libri e della narrativa.  Nei primi tempi della malattia, però, riducevano il tempo dedicato alla lettura o smettevano completamente di leggere, perché, dicevano, non ne avevano le forze. “Quando poi riprendevano a leggere, molte di loro sceglievano narrativa popolare, come chick-lit o libri in cui potevano riconoscersi, che raccontavano di persone in situazioni simili alla loro. Man mano che si sentivano meglio, tornavano via via a quel genere di letteratura e di libri che leggevano prima di ammalarsi”, spiega  la Dottoressa Pettersson. Le pazienti descrivevano infatti differenti approcci alla lettura durante il periodo della malattia. In alcuni momenti preferivano storie che riflettevano la loro situazione e si identificavano fortemente in ciò che leggevano. In altri leggevano in cerca di appagamento estetico, o per evadere dalla realtà della loro malattia.

LEGGERE AIUTA A SENTIRSI MEGLIO – “L’approccio cambiava a seconda della fase della malattia, ma tutte le donne hanno rilevato come leggere contribuisse fortemente a farle sentire meglio”, afferma la Dottoressa Pettersson. Lo studio mostra anche che la lettura agisce su molte dimensioni: incide sulla volontà, sulle abilità fisiche e mentali, sulle relazioni interpersonali e sull’autostima. “La lettura”, conclude la Dottoressa Mårtensson, “incoraggia la persona malata a partecipare in modo più attivo e combattivo al proprio processo di guarigione”.

30 novembre 2013

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