L'opinione del direttore

Leave, il segno di un malcontento che vive nel popolo europeo

Il commento del direttore di Libreriamo Saro Trovato in merito alla decisione del popolo britannico di uscire dall'Unione Europea

“Leave” in inglese significa lasciare, andare via. Per certi versi mollare gli altri perché rappresentano un problema. Ma a guardare bene il popolo inglese non è contro gli italiani, i francesi, i tedeschi, o qualsiasi altro cittadino dell’Europa. Il popolo britannico ha manifestato la propria insofferenza contro la politica europea, contro le banche, la finanza, le grandi imprese.

La politica europea, o meglio i politici dell’Unione, non hanno il senso della sofferenza che ormai vivono i cittadini di ogni zona dell’Euro. Non ci vuole tanto a capire che una politica che non guarda ai cittadini, ai loro reali problemi, alle insofferenze del popolo è destinata a perdere.

L’Europa è sotto assedio. E’ sotto gli occhi di tutti. Solo gli stolti non si accorgono di questo.  Il terrorismo, l’invasione dei migranti, la disoccupazione portano inevitabilmente sofferenza, timore, paura, scoramento. Il nemico sembra essere dappertutto. La frustrazione colpisce gli individui. E’ normale quindi che il “populismo” come atteggiamento culturale e politico è destinato a vincere.

Non dobbiamo mai dimenticare che è il popolo che vota a scegliere i politici. Questi sono emanazione del popolo e devono lavorare per gli interessi di chi ha conferito loro la delega a legiferare e governare. Questo purtroppo non accade quasi mai. La politica si dimentica di questo importante legame e sembra farsi affascinare da quelli che vengono definiti i poteri forti, le banche, la finanza, la grande industria.

Oggi tali poteri non sono più territoriali, ma sono sempre più sovranazionali. La globalizzazione, infatti, non può avere per sua definizione dei confini nazionali. L’interesse dei cittadini di uno stato non sono più rilevanti per chi detta l’economia su larga scala. L’interesse particolare deve inevitabilmente piegarsi all’interesse generale. E il risultato non può essere che scontato. Lo scontro, il malcontento diventa inevitabile.

E’ questo ciò che sta accadendo. I cittadini hanno perso identità e vogliono riappropriarsi della loro origine. Questo non per una volontà distruttiva, ma per poter continuare ad esistere, a vivere. E’ un’ancora di salvezza. Le origini dei singoli stati europei sono molto diverse, per storia e cultura. L’Europa non ha mai lavorato per costruire un vero popolo europeo.

La politica e i poteri economici rischiano concretamente di far vincere l’Exit dappertutto. E’ arrivato il momento di salvare l’Unione Europea. Ma, per farlo bisogna pensare agli interessi veri dei cittadini. Bisogna capire che la gente sta male, soffre. La globalizzazione ha messo in ginocchio il vecchio Continente. Bisogna quindi subito reagire partendo dall’economia rendendola Euro-Centrica. Bisogna riportare la produzione industriale, agricola, artigianale nel Continente. E’ stato un forte errore delocalizzarla in altri Continenti. Se la gente non lavora non si capisce come fa a vivere.

L’idea della nascita di nuove figure lavorative o nuove professioni sembra più opera di propaganda. I fatti dicono e dimostrano che la disoccupazione sembra aumentare dappertutto. L’Europa ha svenduto se stessa, ha messo in vendita le proprie aziende più importanti, compreso l’intrattenimento culturale e sportivo. Questo non può che avere conseguenze importanti. Quindi, ripensiamo all’Europa partendo dai cittadini e dai loro reali interessi, solo così si può salvare il grande sogno europeo.

Saro Trovato    

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