Per non dimenticare

La storia di Piero Terracina, uno fra gli ultimi sopravvissuti ad Auschwitz

"Con Piero Terracina ci legava una fratellanza silenziosa, tra noi non servivano parole", le parole di Liliana Segre
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È morto Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz. Quando aveva solo 15 anni fu prima portato a Regina Coeli di Roma con la famiglia nel giorno della Pasqua ebraica del 1944, poi nel campo di Fossoli, vicino a Modena, e infine in quello di Auschwitz. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo. Aveva 91 anni e insieme al fraterno amico Sami Modiano, come lui sopravvissuto al lager, aveva da poco ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune di Deruta, in Umbria. L’ennesimo riconoscimento a una vita spesa per la Memoria e il rafforzamento di anticorpi all’odio nelle nuove generazioni. “Ho appreso con tristezza la notizia della scomparsa di Piero Terracina – ha commentato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – ultimo tra i sopravvissuti della deportazione degli ebrei romani e testimone instancabile della memoria della Shoah. Ai suoi familiari e alla comunità ebraica di Roma esprimo sentimenti di vicinanza e di cordoglio”.

La storia

Nato a Roma il 12 novembre 1928, Terracina aveva due fratelli e una sorella, mai tornati dalla Germania. La sua famiglia viveva a Trastevere e riuscì a scampare ai raid delle SS, vivendo in clandestinità dal 12 ottobre del 1943 fino a quando fu deportata. La sera del 7 aprile 1944, tutti riuniti per festeggiare la Pasqua ebraica, Piero Terracina, che aveva soltanto 15 anni, viene portato da quattro persone in borghese a Regina Coeli con la sua famiglia, quindi nel campo di Fossoli a Carpi, vicino Modena. Del trasferimento in camion da Prima Porta verso i campi di concentramento Terracina ricordava la tappa obbligata per “costringerci in massa a fare i bisogni prima del viaggio, con i mitra spianati contro di noi e le urla in tedesco che non capivamo”.  A Carpi la prigionia durò un mese. Poi, comincia il viaggio che li porterà ad Auschwitz. Separato dai fratelli, ad Auschwitz non vide più i genitori e il nonno di 85 anni. “A5506” è il numero che Piero ha portato per tanti anni sull’avambraccio destro. Il 19 gennaio 1945 venne evacuato insieme ai pochi prigionieri rimasti. Durante la marcia le sentinelle SS si diedero alla fuga per sfuggire alle truppe russe che avanzavano. Piero Terracina cercò un riparo dal freddo e raggiunse il campo di Auschwitz, ormai abbandonato. Qui venne liberato il 27 gennaio 1945 dalle truppe sovietiche.

Il ricordo di Liliana Segre

Con Piero Terracina ci legava una fratellanza silenziosa, tra noi non servivano parole. E ora che non c’è più mi sento ancora più sola”. Con tenerezza e dolore la senatrice a vita Liliana Segre ricorda il legame con Piero Terracina, sopravvissuto come lei ad Auschwitz e scomparso in queste ore all’età di 91 anni. “Noi ci conoscevamo da reduci. Lui era stato nel Lager degli uomini e io in quelle delle donne ovviamente. Però ogni volta che ci siamo incontrati, le tante volte che ci siamo incontrati, sentivamo proprio una fratellanza, qualcosa che ci univa. Tra me e lui, come con tanti altri come noi, non c’era bisogno di parlare. Noi dovevamo parlare agli altri ma tra di noi non c’era bisogno di farlo. La sua scomparsa mi colpisce molto. So che lui era molto amato e diceva sempre: ‘io non ho avuto una famiglia ma ho avuto così tante persone che mi hanno voluto bene, che mi sono state vicine, di amici, che è andata bene così. Non c’era stato bisogno di avere moglie e figli, per lui era stata stupenda l’amicizia di cui aveva goduto. Ora mi sento più vecchia e più sola”, le parole di Segre che, anche nel segno dell’amico Piero Terracina, ribadisce il suo impegno “a continuare a parlare d’amore. Questa è la cosa migliore, quella che mi sento”.

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