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La proprietà intellettuale e le paternità “scippate”

Nella giornata mondiale della proprietà intellettuale, ricordiamo alcune invenzioni made in Italy, scippate all'orgoglio nazionale

Il 26 aprile ricorre la giornata mondiale della proprietà intellettuale. La giornata è stata prevista dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (WIPO).

Gli italiani sono un popolo di poeti, santi, navigatori e di… inventori.

Le invenzioni italiane famose nel mondo sono tante, dalla pila al microchip, dalla radio al pianoforte, dall’elicottero all’aliscafo, dai jeans alla vespa, per non tralasciare la pizza e la nutella, solo per fare qualche esempio.

Ma vediamo alcune curiosità.

La proprietà intellettuale

La proprietà intellettuale, l’insieme di regole che tutelano i beni immateriali di rilevanza economica frutto dell’attività creativa e inventiva dell’uomo, si articola sostanzialmente in tre rami. Il diritto d’autore tutela ogni espressività artistica, il diritto dei brevetti protegge le nuove idee e i nuovi progetti e il diritto dei marchi tutela simboli e loghi.

Il riconoscimento della proprietà intellettuale

Il riconoscimento della proprietà intellettuale consente agli inventori/creatori di essere identificati come tali e gli attribuisce diritti esclusivi per lo sfruttamento delle loro creazioni. La legge assegna loro alcuni strumenti legali per proteggersi e/o ottenere il risarcimento in ipotesi di eventuali abusi da parte di soggetti non autorizzati.

Ciò spiega perché alcune volte la paternità di un’invenzione o di una musica/opera letteraria di successo sia stata contestata. I ricavi economici che ne derivano sono notevoli e la mancata tempestiva registrazione può comportare sfortune e rosicature per i poco avveduti e fortune per altri più scaltri o semplicemente più veloci.

Alcune invenzioni italiane con proprietà intellettuale contestata

Tra le invenzioni italiane più famose con una storia controversa di contestazione, tutti ricordiamo l’invenzione del telefono. Ufficialmente attribuita dalla comunità internazionale all’inglese Bell che l’aveva brevettata per primo, di fatto trafugata a Meucci che non si sa bene se non poté pagare i diritti necessari o se subì il furto dei disegni del progetto.

Ma esistono altre invenzioni italiane attribuite a soggetti stranieri.

Per esempio, la dinamo di Pacinotti, genio italiano dell’800 che già a 15 anni è ammesso alla facoltà di matematica pura e applicata. Inizialmente non si curò di brevettare l’anello a base della dinamo ma quando si decise, proponendolo alle officine Fremont, gli fu negato. Peccato che poi l’invenzione fu brevettata dal capo delle officine Fremont. Strana coincidenza !?! Pacinotti contestò aspramente quest’appropriazione indebita ma purtroppo era ormai tardi.

La paternità delle parole incrociate

E ancora il cruciverba, un passatempo che tutti amiamo e che almeno una volta nella vita abbiamo fatto. Per tutta la comunità internazionale il padre delle parole incrociate è l’americano Wynne. Ma forse non tutti sanno che il vero inventore delle parole crociate fu l’italiano Airoldi. Questi compose il primo schema di “Parole incrociate” – proprio con questo nome – nel 1890, pubblicandolo su una rivista domenicale milanese edita da Sonzogno.

Lo schema constava di una griglia 4×4 con una definizione per ogni riga e colonna. Tuttavia la paternità del cruciverba non è di Airoldi ma dell’americano Wynne perché nello schema di Airoldi mancavano le caselle nere!

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