Giornata contro la violenza sulle donne

La prima e più antica forma di violenza psicologica sulle donne: il silenzio

Il silenzio come prima forma di violenza psicologica sulle donne che ha già le sue radici nel mito, nelle religioni e nei proverbi di tutto il mondo
La prima e più antica forma di violenza psicologica sulle donne: il silenzio

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si è tenuta la presentazione del libro della giornalista e scrittrice Nicoletta Polla-Mattiot “Singolare femminile. Perché le donne devono fare silenzio” sulla prima forma di violenza psicologica perpetrata a danno delle donne: il silenzio. La presentazione è stata accompagnata da un interessante dibattito animato dal poeta Stefano Raimondi, autore di “Soltanto vive“, 59 struggenti monologhi che hanno dato “voce” ad altrettante donne vittime di violenza, e dalla lettura di stralci dei monologhi di Raimondi.
L’autrice, esperta del silenzio come forma di comunicazione e fondatrice dell’Accademia del Silenzio, ha declinato stavolta il silenzio come la più sottile forma di violenza ai danni delle donne perché espressione di autoritarismo e sessismo che si perde nella notte dei tempi e che riguarda tutte le culture ancora oggi. 

La violenza sulle donne e i proverbi

Non mancano, infatti, i proverbi – prima forma di luoghi comuni – che inducono le donne al silenzio in tutte le lingue e in tutte le culture del mondo e che realizzano una facile equivalenza tra donne e silenzio. Come “donna schiava, zitta e lava” o “Il silenzio è il buon ornamento della donna”.

Gli esponenti della cultura

Il silenzio da sempre è donna. La nostra cultura è imbibita di questa convinzione. Per Aristotele il silenzio era la principale virtù di una donna. Plutarco, invece nei suoi “Precetti coniugali”, asseriva che la donna in pubblico non deve mostrare né il braccio né le parole. E poi ancora Tasso, Boccaccio e Hugo. Da sempre la parola per le donne è considerata futile, vacua, mentre il logos razionale è attribuito all’uomo. Perciò l’uso della parola appartiene da sempre all’uomo, mentre la parola delle donne non è degna di essere portata fuori dalla casa, in pubblico. La donna deve tacere.

La violenza sulle donne nei miti

Polla-Mattiot spiega di aver voluto parlare della violenza contro le donne attraverso i miti perché in un’epoca di slogan, i miti sono storie a velocità condensata che colpiscono come uno slogan. Sono storie non reali ma assolutamente attuali dove in questa o in quella storia ogni donna si può rispecchiare. Così nel mito di Lara meglio nota come Tacita Muta a cui fu strappata la lingua e ridotta al silenzio per non aver rispettato il segreto del potente di turno (Zeus, nello specifico) e che fu violentata dallo scagnozzo a cui era stata affidata (Mercurio) per poi partorire due gemelli, i Lari, i numi protettori della casa. La stessa Lara viene innalzata a dea del silenzio.
Incarna tutte quelle donne – allora come ora – condannate dal silenzio all’oblio, donne senza diritti né sul corpo né sul pensiero e la sua libera espressione.

 

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