La visita

“La mia religione è la gentilezza”, le parole del Dalai Lama in visita a Milano

Lo scorso fine settimana la città di Milano ha ospitato la massima autorità religiosa Buddhista il Dalai Lama in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del capoluogo lombardo
“La mia religione è la gentilezza”, le parole del Dalai Lama in visita a Milano

MILANO – Lo scorso fine settimana la città di Milano ha ospitato la massima autorità religiosa Buddhista il Dalai Lama in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del capoluogo lombardo. Dopo la cerimonia di giovedì 20, sono stati organizzati tre incontri, suddivisi tra venerdì e sabato, a cura dell’ Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling che hanno visto la calorosa partecipazione di credenti, monaci, monache e laici.

 

LA FONTE DELL’AUTENTICA FELICITA’ – Particolarmente gremita è stata la conferenza pubblica di sabato pomeriggio che ha concluso i due giorni di incontri di  tenutisi a Rho Fiera Milano. Dopo una mattinata dedicata al rito di iniziazione all’Avalokiteshvara, la sessione pomeridiana si è aperta con il conferimento della cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatzo da parte del comune di Rho, proseguendo – con grande sorpresa – con l’intervento dell’amico e seguace di Sua Santità, Richard Gere che ha tenuto a sottolineare come questo evento non fosse di natura politica a dispetto di come invece lo hanno interpretato gli appartenenti alla comunità cinese; e, definendo i Tibetani come “gli Italiani dell’Asia” per la loro accoglienza e disponibilità, ha concluso il suo intervento con un profonda citazione del poeta Rumi.

 

UTILIZZARE L’INTELLIGENZA – Il Dalai Lama ha esordito salutando e ringraziando il pubblico per la sua presenza ed il suo calore e ricordando in che modo siamo tutti uguali, come le nostre anime e i nostri corpi – e quelli di tutti gli esseri senzienti – si somiglino in ogni aspetto principale. Il problema di questi ultimi due secoli – ha specificato – è che troppo spesso ci riduciamo a far coincidere la felicità con l’esteriorità, con ciò che possediamo. Rispetto a tutti gli altri esseri viventi abbiamo la fortuna di avere una mente complessa che dovremmo sfruttare per risolvere le problematiche e vivere in armonia; la questione è tutta nell’imparare ad utilizzare l’intelligenza di cui siamo dotati per i giusti fini. Personalmente ho imparato a vivere in modo tranquillo utilizzando le potenzialità della mente per gli altri, aprendomi al mondo e investigando la realtà. Troppo spesso invece ci si chiude nella propria singolarità, si dà troppa enfasi all’io isolandosi dal mondo; bisogna invece iniziare a pensarci come parte di esso, gli uni uguali agli altri; dobbiamo condividere le nostre potenzialità per fare del bene e non esserne gelosi. Solo in questo modo potremo raggiungere la pace interiore e l’autentica felicità.

 

SECOLO DI DIALOGO E COMPASSIONE – Dobbiamo riuscire a rendere questo XXI secolo un secolo di dialogo e compassione – aggiunge – tutto questo odio e questo dolore tipici del nostro tempo sono il frutto di una forte considerazione negativa con cui si vedono le diversità più superficiali, senza tenere conto della realtà che invece ci accomuna. Il dialogo è l’arma per rompere queste barriere e per capire finalmente che la felicità degli altri è anche la nostra.

 

TERRORISMO DIVERSO DA RELIGIONE – Conclude con un’importante specificazione riguardo al dramma che nell’ultimo periodo affligge troppi paesi del mondo – Vorrei inoltre che si smettesse di associare il terrorismo alla religione: terrorista è colui che danneggia l’altro, che uccide appellandosi ipocritamente a un Dio, ad una religione. Non è così; chi segue veramente una religione, chi è devoto ad un dio non potrà mai causare dolore. Non importa con quale dio si dialoghi, quale religione si professi: nessun dio o profeta chiederà ai suoi seguaci di uccidere in suo nome.

 

L’IMPORTANZA DEL TIBET – Secondo Sua Santità, inoltre, religione e politica devono restare separati, per questo motivo dal 2011 ha deciso di interrompere la tradizione che da più di quattrocento anni prevedeva che il Dalai Lama fosse anche capo politico del Paese.  Ha poi ricordato quanto importante sia il Tibet sia dal punto di vista spirituale, nonostante le violenze e le discriminazioni è grande fonte di saggezza grazie alle sue tradizioni e al suo popolo; sia dal punto di vista ambientale: il suo altopiano infatti ospita una vasta varietà di specie animali e vegetali in un clima non esattamente accogliente e deve essere dunque preservato per il bene dell’ecosistema del nostro pianeta.

 

IL RISPETTO RECIPROCO – Con grande emozione e un dolce senso di familiarità ci si accorge che nonostante gli anni passino e i tempi cambino, il messaggio di questo emblema internazionale della pace, che con l’umiltà dei grandi predica il bene, resta sempre lo stesso: l’amore ed il rispetto reciproco sono alla base di un mondo felice.

 

Alice Turiani

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