Il discorso sulla non violenza

Il “Discorso della marcia del sale” di Gandhi, un inno a combattere l’odio

Il discorso pronunciato da Gandhi il 20 marzo 1930, all'inizio della marcia del sale, è invito a lottare per i propri ideali senza prevaricare l'altro con gesti violenti e parole di odio
Il "Discorso della marcia del sale" di Gandhi, un inno alla lotta non violenta

“Abbiamo fermamente deciso di far ricorso a tutte le nostre risorse per portare avanti una lotta esclusivamente non-violenta. Nessuno deve consentire che l’ira lo faccia deviare da questa via.” E’ questo il succo del discorso pronunciato da Gandhi il 20 marzo 1930, all’inizio della marcia del sale, iniziativa volta a sfidare il decreto ministeriale reale che proibiva agli indiani di estrarre il sale. Si tratta di uno dei discorsi simbolo del metodo di opposizione politica propugnato da Gandhi, fondato sulla non violenza e la resistenza passiva. Un invito a lottare per i propri ideali senza prevaricare l’altro con gesti violenti e parole di odio. Un insegnamento di cui si dovrebbe far tesoro ancora oggi, in cui è forte il rischio di conflitti interni a causa delle attuali problematiche sociali ed economiche.

La sera prima della partenza, Gandhi parlò di fronte a migliaia di persone, ecco alcuni estratti del suo discorso.

Il “Discorso della marcia del sale” di Gandhi

Il programma della marcia fino a Jalapur deve essere portato a termine come stabilito. […] Ma è necessario che non si manifesti neppure una parvenza di violenza anche dopo che noi saremo arrestati. Noi abbiamo fermamente deciso di far ricorso a tutte le nostre risorse per portare avanti una lotta esclusivamente non-violenta.

Nessuno deve consentire che l’ira lo faccia deviare da questa via. Questa è la mia speranza e la mia preghiera. Vorrei che queste mie parole raggiungessero ogni angolo del paese.

Se io e i miei compagni periremo nella lotta, avremo portato a termine il nostro compito. Toccherà allora alla Commissione di Lavoro del Congresso indicarvi la via da seguire, e starà a voi seguire la sua guida.

Questo è il vero significato della risoluzione della Commissione di Lavoro. Le redini del movimento rimarranno nelle mani di coloro tra i miei seguaci che hanno una fede incondizionata nella non-violenza. 

La disobbedienza civile alle leggi sul sale dovrà essere iniziata dovunque ve ne sarà la possibilità. Tali leggi possono essere violate in tre modi. E’ una violazione delle leggi produrre sale dove vi è la possibilità di farlo. E’ una violazione delle leggi anche il possesso o la vendita di sale di contrabbando (che comprende anche il sale naturale e minerale). Incorrono nei rigori della legge anche i compratori di questo sale.
[..]. Pongo soltanto una condizione, e cioè che il nostro impegno ad attenerci alla verità e alla nonviolenza come gli unici mezzi per il raggiungimento dello Swaraj venga rigorosamente rispettato.

Per il resto, ognuno ha piena libertà. Questo tuttavia non deve significare che ognuno è libero di prendere qualsiasi iniziativa sotto la propria responsabilità individuale. Dovunque vi siano dei dirigenti locali, i singoli individui devono attenersi ai loro ordini. Dove non vi sono dirigenti e soltanto poche persone hanno fede nel programma, queste faranno quello che possono, se hanno sufficiente fiducia in se stesse. Esse hanno il diritto, anzi il dovere, di agire in tal modo.

La storia del mondo è piena di esempi di uomini che si sono elevati al ruolo di capi grazie unicamente alla loro fiducia in se stessi, al loro coraggio e alla loro tenacia.

Anche noi, se aspiriamo veramente allo Swaraj e siamo impazienti di raggiungerlo, dobbiamo avere una simile fiducia in noi stessi. Le nostre file si ingrosseranno e i nostri cuori acquisteranno maggior forza nella stessa misura in cui aumenterà il numero dei nostri compagni fatti arrestare dal governo.

[…]

In realtà, tuttavia, coloro che hanno appreso la lezione del coraggio e dell’autocontrollo non hanno bisogno di nessuna guida. E se non possediamo queste virtù, neanche Jawaharlal sarà capace di farle nascere in noi.

[…]

Io credo fermamente che in India vi siano uomini in grado di portare a termine l’opera che oggi io inizio. Ho fede nella giustezza della nostra causa e nella purezza dei nostri mezzi. E quando i mezzi sono puri, non può mancare la benedizione di Dio. E quando si uniscono questi tre elementi, la sconfitta è impossibile.

[…]

Dio benedica voi tutti e sgomberi la nostra via da ogni ostacolo nella lotta che inizierà domani. Sia questa la nostra preghiera.

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