La protesta del sindacato

“Il direttore della Reggia di Caserta lavora troppo”, la protesta del sindacato

Il sindacato dei lavoratori della Reggia di Caserta ha inviato un documento di protesta al ministero dei Beni culturali

MILANO – “Il direttore lavora troppo, mette a rischio la struttura”.  La splendida residenza borbonica ha ormai da alcuni mesi un nuovo direttore, il bolognese Mauro Felicori, nominato nell’ambito del bando internazionale che ha portato un cambio ai vertici di 20 tra i più importanti musei italiani. Il suo obiettivo era quello di raddoppiare le visite e il suo impegno è stato così grande che è stato accusato dai suoi dipendenti di lavorare troppo.

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LA STRANA PROTESTA –  Un documento di protesta è stato inviato dal sindacato rappresentante i lavoratori della Reggia al ministero dei Beni culturali. Una lettera è stata fatta recapitare a Dario Franceschini, segretario generale del ministero dei Beni culturali e al responsabile della Direzione generale dei musei. Il contenuto a molti potrebbe sembrare uno scherzo, ma non lo è. “Il Direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura”.

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LE CONSEGUENZE – La protesta, per quanto strana, ha portato il ministero a chiedere chiarimenti al diretto interessato, che dovrà dunque spiegare le ragioni del suo comportamento giudicato addirittura pericoloso dai rappresentanti dei lavoratori della Reggia. I motivi delle proteste del sindacato si dice che vadano ricercate nei cambiamenti di certe procedure e di comportamenti decise dal direttore. A titolo di esempio, il “Mattino di Napoli” sottolinea che molti lavoratori , con il direttore che verso sera gira per i corridoi della Reggia, non abbiano la possibilità di tornare a casa prima dell’orario di chiusura stabilito. Abitudini sbagliate che il direttore starebbe cercando di correggere. In attesa di scoprire chi la spunterà, lo scorso febbraio le visite alla Reggia sono aumentate del 70% rispetto allo stesso mese del 2015.

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