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Il caso

Il caso della sedia mancante per Ursula Von der Leyen e il ruolo delle donne

Ha fatto discutere il comportamento del presidente Erdogan nei confronti della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

Quello che è accaduto a Ursula Von der Leyen martedì ad Ankara durante l’incontro ufficiale tra Unione Europea e governo turco deve far riflette. L’interpretazione rigorosa del protocollo da parte del presidente turco Erdogan si è trasformato in incidente diplomatico che continua a far discutere. Si coglie, purtroppo, che ancora oggi la figura della donna, soprattutto se potente, deve essere messa da parte.

La sedia mancante per Ursula von der Leyen

Il 6 aprile i leader dell’Unione Europea hanno incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Turchia. Il caso quando il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen vengono fatti accomodare. Michel e Erdogan occupano le uniche due sedie disponibili al centro della sala, mentre von der Leyen, chiaramente interdetta, resta in piedi in attesa. Viene poi invitata a sedersi sul divano laterale, distante da entrambi i presidenti. Il video ufficiale dell’incontro riporta la scena per intero. Ciò che infastidisce non è solo la subdola mancanza di rispetto di Erdogan nei confronti della presidente, ma anche l’indifferenza del presidente Michel che non è intervenuto. Il semplice gesto di galanteria del cedere il posto avrebbe fatto la differenza. Ufficialmente Erdogan ribatte affermando di aver seguito il protocollo ufficiale del Consiglio dell’Unione Europea. 

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A loro è dedicata #DonneNascoste, l’iniziativa delle librerie Feltrinelli per la Festa della donna. A raccontarle voci di donne come Rula Jebreal e Isabel Allende

 

Il rispetto della figura femminile

Il ruolo ricoperto da Ursula von der Leyen è di fondamentale importanza all’interno dell’Unione Europea e nel rapporto con gli stati esteri. Come tale deve essere rispettato. Erdogan ha fatto riferimento ad una recente versione del protocollo ufficiale del Consiglio dell’Unione Europea che spiega come  il presidente del Consiglio Europeo preceda il presidente della Commissione. Nessuno però, tra gli altri leader europei ha mai utilizzato questo protocollo. La mossa del presidente turco e la ancor più grave indifferenza del presidente Michel riportano alla luce le tante battaglie sostenute dalle donne. Da un governo difficile come quello della Turchia, da poco ritiratosi dalla  Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ci si può aspettare una discriminazione del genere. Dal presidente Michel ci si aspettava altro, in questo modo si è abbassato al livello di Erdogan lasciando trasparire ancora un forte sessismo all’interno delle istituzioni europee. La Turchia dovrebbe iniziare a considerare le donne al pari degli uomini e cambiare la loro condizione, come affermava Oriana Fallaci:

“La rivoluzione più grande è, in un paese, quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne.”

Non è un lavoro per donne

Da sempre la politica è un ambito fortemente maschilista. Quella delle donne all’interno delle istituzioni è stata una lunga marcia che ha visto, per quanto riguarda l’Italia, i primi risultati nel 1951. In quell’anno fu infatti nominata per la prima volta una donna sottosegretario. Nel 1958 lasciò il segno Lina Merlin partigiana e madre costituente socialista con la Legge Merlin per l’abolizione della prostituzione legalizzata. Solo nel 1976 troveremo la prima donna a capo di un ministero, Tina Anselmi. Nilde Iotti fece la storia della Repubblica Italiana nel 1979 diventano la prima Presidente della Camera e successivamente continuò ad imporsi come figura di rilievo. Nel 1993 ottenne la Presidenza della Commissione Parlamentare per le riforme istituzionali e nel 1997 divenne Vicepresidente del Consiglio d’Europa. Oggi una donna, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ricopre la seconda carica più importante dello stato, ovvero quella di Presidente del Senato.

 

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