Francesco Paolo Giordano, ”La giornata della memoria ci induce a riflettere su chi ha dato la vita per adempire il proprio dovere”

Le conquiste della democrazia e dei valori della convivenza pacifica non possono essere per nessun motivo alterati o resi suscettibili di compromessi. E' questo il pensiero del procuratore capo della Repubblica di Caltagirone Francesco Paolo Giordano...

Il procuratore capo della Repubblica di Caltagirone sottolinea i passi in avanti fatti nella lotta alla mafia, e si sofferma su cosa occorre ancora fare

MILANO – Le conquiste della democrazia e dei valori della convivenza pacifica non possono essere per nessun motivo alterati o resi suscettibili di compromessi. E’ questo il pensiero del procuratore capo della Repubblica di Caltagirone Francesco Paolo Giordano, in occasione della giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo. Il procuratore capo sottolinea i passi in avanti fatti nella lotta alla mafia, e si sofferma su cosa occorre ancora fare.
 
Perché è importante l’istituzione di un giorno dedicato alle vittime del terrorismo in Italia?
Perché induce ad una riflessione sempre attuale su quel triste fenomeno che ha insanguinato le piazze italiane nei c.d. “anni di piombo” e che è stato il terrorismo, non solo per non dimenticare e sostenere i familiari delle vittime e tenere desta la coscienza collettiva per la ricerca della verità e della giustizia, ma soprattutto per condannare senza appello la violenza gratuita, priva di logica, alimentata da progetti eversivi ed evitare che simili manifestazioni di violenza politica e simbolica  non abbiano mai più a ripetersi

Quali sono i personaggi italiani che secondo lei meritano una menzione particolare in questa giornata?

Ma credo tutti indistintamente come martiri di una violenza insensata, se un primato si deve assegnare, senz’altro i servitori dello stato democratico, per es. magistrati come Emilio Alessandrini, politici e statisti come Aldo Moro e appartenenti alle Forze dell’ordine, come il commissario Calabresi.

Cosa queste personalità hanno lasciato oggi in eredità all’attuale generazione?
Credo il senso del dovere, il senso dello stato, la testimonianza che talvolta l’adempimento del dovere o l’esercizio dei diritti politici comporta addirittura il sacrificio del bene più alto, la vita, e perciò la necessità che le conquiste della democrazia e dei valori della convivenza pacifica non possono essere per nessun motivo alterati o resi suscettibili di compromessi  

Nella lotta al terrorismo, quali sono i principali passi avanti fatti?
Nella legislazione, senza dubbio la disciplina differenziata per pentiti e dissociati, che ha contribuito notevolmente ad aprire ampi squarci nel muro di omertà e le pene per i reati associativi, con le riforme del 2001, nell’ambito civile la consapevolezza che il terrorismo è il primo nemico della democrazia e perciò combatterlo non solo a livello repressivo ma anche culturale costituisce motivo di impegno per salvaguardare il sistema democratico delle libertà

Cosa, infine, occorre ancora fare?
Occorre tenere vigile la guardia, nel mondo del lavoro e nelle istituzioni oltreché nella società, e  per stroncare sin dalle prime avvisaglie possibili nuove formazioni violente che minano le basi della società civile, soprattutto vorrei ricordare come sia importante isolare il fanatismo, l’integralismo, l’odio per i diversi, l’idiosincrasia per il confronto con le opinioni altrui, veri germi del terrorismo a tutte le latitudini.

9 maggio 2013

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