Coronavirus

Eyam, il villaggio inglese che si sacrificò per frenare la peste di Londra

Da ieri la Cina intera è ufficialmente in quarantena. Ai giornalisti del New York Times la vicenda ha ricordato la storia incredibile di Eyam, il villaggio inglese che nel Seicento si sacrificò per risparmiare i paesi limitrofi dalla peste
eyam

Da ieri, lunedì 27 gennaio, i viaggi dalla Cina sono stati sospesi, comprese le prenotazioni di biglietti aerei e alberghi. La Cina intera è ufficialmente in quarantena. La misura è stata presa con fermezza dalle autorità di Pechino nel tentativo di fermare l’epidemia di Coronavirus. «L’unica cosa oggi che può difenderci veramente è la quarantena, non c’è altro modo», lo ha affermato ieri il virologo Roberto Burioni, ospite della trasmissione radiofonica ‘Melog-il piacere del dubbio’ su Radio24.

Ai giornalisti del New York Times la vicenda ha ricordato un episodio risalente al Seicento, quando il villaggio di Eyam in Inghilterra si sacrificò per evitare che la peste bubbonica arrivata in città si diffondesse altrove.

Ecco, la storia riportata dal New York Times

La storia di Eyam

Una vicenda che – riportata alla mente dal New York Times – ad alcuni cittadini britannici potrebbe ricordare la storia di Eyam, un villaggio della contea del Derbyshire, che nel Seicento divenne il simbolo del sacrificio cui fu chiamata tutta la Gran Bretagna. Il villaggio era stato colpito nel 1665 da un’epidemia di peste bubbonica, portata inconsapevolmente da un sarto locale, George Viccars, in arrivo da Londra con abiti infestati da pulci. 

La scelta dei cittadini di Eyam

Per arrestare il dilagare dell’epidemia nelle località limitrofe, i cittadini di Eyam decisero spontaneamente di mettersi in quarantena, rimanendo completamente isolati per i quattordici mesi successivi. Le provviste venivano mandate dalle campagna e i soldi lasciati in un pozzo d’acqua con aceto disinfettante. Dopo un anno, la popolazione di Eyam si era drasticamente ridotta. Dei 350 abitanti ne erano rimasti un centinaio, mentre i villaggi vicini furono risparmiati grazie alla scelta coraggiosa degli abitanti di Eyam. 

Il racconto di Defoe

La “Grande Peste” che appestò Londra fra il 1664 e il 1666 fu raccontata nel romanzo di Daniel Defoe, “Diario dell’anno della peste”, un vivido resoconto redatto dallo scrittore che aveva assistito alla grande tragedia ancora bambino. Un racconto di grande precisione documentaria basato su documenti ufficiali e reso emozionante dalla capacità di rievocazione e dall’abilità narrativa del grande scrittore.

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altre fonti per l’articolo: Corriere.it

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