Sindaci d'assalto

Coronavirus, sui social e in Tv è il momento dei sindaci sceriffi

Abbassiamo i toni e smettiamo di fare i protagonisti. I sindaci che protestano non hanno torto, hanno ragione da vendere. Chi è rientrato o intende andare al sud è un irresponsabile. Bloccarli è giusto. Ma, evitiamo la violenza verbale.
Litigi, polemiche e offese. E'arrivato il momento di dire basta.

I sindaci italiani sono in campo attivamente per affrontare l’emergenza Coronavirus. Non dimentichiamo il grande lavoro che hanno dovuto affrontare i sindaci delle zone rosse del nord. Personaggi come Beppe Sala e Giorgio Gori hanno dovuto gestire città importanti come Milano e Bergamo. Roba mica da poco. Francesco Passerini, il sindaco di Codogno o Giuliano Martini, il sindaco di Vo’ Euganeo, personaggi balzati sui media per la gestione dei focolai iniziali della grande crisi Coronavirus, hanno saputo mantenere la giusta dose di rigore senza dover per forza alzare i toni.  

Non solo loro. Quasi tutti i sindaci dei 7904 comuni italiani stanno affrontando il problema, giorno dopo giorno, molti allo stremo delle forze. Sono tutti in prima fila di questa purtroppo guerra  che sta affrontando l’Italia e il mondo intero contro questo terribile nemico invisibile. Tanti lo danno per scontato ma il loro lavoro è fondamentale per tutti i cittadini italiani.

Lo sappiamo tutti la paura può fare brutti scherzi e generare la giustificata aggressività. Si può arrivare a tutto per difendere la propria vita o quella delle persone più care. Accade sempre quando scoppia una crisi, ancor più se si tratta di una pandemia, come quella in atto per colpa del Coronavirus. A rischio c’è la salute, è chiaro a tutti. Ma, dobbiamo saper reagire nel modo giusto. Lo affermano i libri, lo afferma la storia. Basta leggere di più e scoprire che nei momenti come quello che stiamo vivendo si può scatenare una vera e propria caccia alle streghe, agli untori della salute, ai colpevoli del disagio.   

 

Sindaci avete ragione a bloccare i rientri dal nord

Chi lascia il proprio domicilio o residenza per “scappare” verso i territori di origine, convinto di trovare l’amore e la sicurezza della famiglia, sta sbagliando. Tutti coloro che lo fanno sono degli irresponsabili. Possono creare un potenziale grave danno alla collettività. In alcuni casi, possono mettere in pericolo la vita degli altri, anche dei loro cari. Hanno il dovere di chiudersi a casa ed evitare folli partenze. Non possono esserci scuse, per il loro incivile agire.

Oggi bisogna dimostrare il coraggio di saper stare fermi. È un dovere civico evitare il più possibile gli spostamenti e le uscite da casa. Si può andare a fare la spesa o prendere aria, seguendo i suggerimenti delle pubbliche autorità. Bisogna saper resistere, è per il bene di tutti. Si chiama responsabilità. I cittadini devono dimostrare che non hanno bisogno di essere trattati come degli animali da fattoria, ovvero subire il bastone ed essere chiusi nei recinti. Non deve intervenire l’esercito o i reparti speciali per garantire le regole. Questa è una cosa che non riesco a sopportare.

 

Misuriamo le parole potrebbero cerare conflitti

Detto ciò, chi ricopre incarichi di grande responsabilità sociale e civica, mi riferisco ai personaggi pubblici e soprattutto ai protagonisti della politica, dovrebbe dimostrare maggiore responsabilità. Ci vuole poco per accendere la miccia. Il popolo è sempre a caccia di una vittima da sacrificare. Il popolo ha bisogno di un colpevole da mandare al rogo.

Sempre più spesso in Tv, sui media nazionali o locali, sui social, vediamo sindaci di diverse città italiane, soprattutto del Sud scagliarsi contro gli “untori” venuti dal Nord. Le loro parole non lasciano spazio alla mediazione. I pugni sono levati e le frasi strabordano di aggressività. Il pericolo proveniente dal Nord va combattuto con le armi, con i pugni, con l’esercito, dicono i nuovi sceriffi. Si ergono ad eroi della patria, o meglio del loro più o meno grande principato. Vogliono a tutti i costi dimostrare che solo loro e non il Governo hanno nelle mani la difesa del loro comune, il controllo del loro territorio.

Il loro linguaggio è colorato, pieno di invettive e di insulti. Tralasciamo la grammatica e la conoscenza della lingua italiana, mischiata in modo armonico al dialetto. Le parole sono storpiate, sono diventati i padri del neo-volgare italiano. Forse, sarebbe meglio salvare l’immagine della loro terra e dei meravigliosi cittadini che la popolano e approcciarsi in modo più misurato. Anzi, sarebbe meglio dare il segnale che in questo momento bisogna mantenere tutti la calma. Bisogna alzarsi le maniche e agire con gli strumenti previsti dalla legge, coordinandosi con i responsabili delle forze dell’ordine, cercando di prevenire con decisione il contagio e difendere la sicurezza dei loro cittadini. Ma senza per forza gridare, aizzare, inveire, accusare. Non è il momento.

 

Non servono i sindaci sceriffi

Non sto affermando che hanno torto. Anzi, devono intervenire con maggior forza nel bloccare gli irresponsabili. La loro passione e il loro intervento è ammirevole nella sostanza, ma sbagliato nei modi. Basta con la violenza verbale. Certo la tv prima e i social ci hanno abituato ad esprimerci in questo modo. Ma, è sbagliato quando a farlo sono le persone che devono garantire la pace sociale.

Ci vuole misurata decisione. Non abbiamo bisogno di sceriffi, non abbiamo bisogno di giustizieri, ma di bravi ed esperti amministratori. Abbiamo bisogno di forte solidarietà, di comune appartenenza. Abbiamo bisogno di sentirci uniti in un momento difficilissimo come questo. Non abbiamo bisogno di opportunisti mediatici e di cacciatori di consenso. Abbiamo bisogno che i sindaci e i politici in genere diano garanzia di saper affrontare la crisi.

Chi è abituato a leggere comprende perfettamente che la crisi può essere un volano per sviluppare consenso. Ma, credetemi in questo momento il gioco non vale la candela. Smettiamola è un gioco che porta al massacro, che può fare danni. può generare conflitti che possono sfociare in gesti estremi. Soprattutto, per coloro che non hanno le necessarie basi di civiltà. 

 

Prendiamo esempio da medici e infermieri

Non dimentichiamo che ci sono medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine impegnati a dare assistenza ai malati. Lo fanno tutti i giorni senza gridare e accusare. Non hanno il tempo. Da parte loro mi aspetterei una giustificata rabbia. Ma, con smisurata diligenza sono in corsia, nei reparti per dare soccorso e assistenza alle persone in difficoltà.

Questi sono veri eroi che stanno mettendo a rischio la loro vita per il bene degli altri. Prendiamo esempio da questi professionisti e da questi lavoratori al servizio della collettività. Meritano una medaglia al valore e più concretamente più soldi in busta paga. Quindi suggerirei di smetterla. Perché non ritorniamo tutti a ragionare e capire che il problema è davvero grande.

Finiamola di dare spettacolo e mettiamoci a lavorare per affrontare l’emergenza attuale e quella che sarà dopo, ovvero la purtroppo prevista crisi economica.

Saro Trovato

 

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