Revenge Porn

Che cos’è il revenge porn e perché è importante che sia un reato

Giovedì la Camera dei Deputati ha votato contro la proposta di emendamento alla legge "Codice Rosso" relativa all'istituzione del reato di revenge porn
Che cos'è il revenge porn

MILANO – Giovedì 28 marzo la Camera dei Deputati ha bocciato la proposta di emendamento al ddl “Codice Rosso” che prevedeva l’inserimento del reato di revenge porn. La proposta era stata fatta per colmare l’attuale vuoto legislativo in merito, e non è passata a causa dei voti contrari di Lega e Movimento 5 Stelle.

Che cos’è il Revenge Porn

Per revenge porn si intende la diffusione non consensuale di materiali intimi. I perpetratori sono solitamente i fidanzati o ex-fidanzati, che approfittano della relazione di fiducia con la vittima per diffondere su chat private foto o video girati per un utilizzo esclusivamente privato. Può essere un atto di vendetta (da qui il termine revenge porn) dopo la fine di una relazione, ma non sempre: spesso questi materiali vengono diffusi prima dell’inizio del rapporto o durante, al solo scopo di deridere e umiliare la vittima.

È una pratica purtroppo molto in voga negli ultimi anni e che periodicamente torna alla ribalta mediatica per casi di cronaca nera come quello di Tiziana Cantone, che nel 2016 si tolse la vita dopo che alcuni suoi video privati contenenti materiale sessuale erano stati diffusi in rete. Tiziana Cantone non è stata l’unica, e anzi sono tantissime le donne vittime di questo tipo di violenza.

Il problema di Telegram

La diffusione di questi materiali avviene attraverso più canali, come chat private tra amici, gruppi Whatsapp, Facebook e soprattutto Telegram. Telegram è un app di messaggistica simile a Whatsapp che, però, permette di mantenere l’anonimato attraverso nickname. Su Telegram è possibile creare gruppi chiusi con migliaia di persone, ed è proprio su questi gruppi che vengono diffuse fotografie e video di donne e ragazze ignare da parte di fidanzati, ex-fidanzati e amici. Spesso viene condiviso anche il numero di cellulare della vittima designata, letteralmente scatenando migliaia di persone contro una ragazza. È molto difficile limitare la creazione di questo tipo di gruppi, perché Telegram dispone di sistemi di crittografia molto più avanzati di Whatsapp, il che rende complesso non solo scoprire l’esistenza di gruppi del genere da parte del sistema ma anche di bloccarli ed eliminarli per sempre.

C’è stato di recente un servizio delle Iene su uno di questi gruppi Telegram, e un giornalista di Wired ha provato a infiltrarsi dentro il gruppo “Il Canile”, attivo dal 2016, dove quotidianamente più di 2000 uomini condividono foto delle loro fidanzate, amiche e sorelle incitando gli altri utenti a commenti sessuali spinti e a violenze verbali sulle vittime, spesso minorenni. Gli screenshot di queste conversazioni fanno rabbrividire. Frasi come “Le femmine sono soltanto carne da fottere e stuprare, da sbattere in rete punto e basta” sono all’ordine del giorno, assieme alla condivisione di informazioni su come recuperare droghe da stupro e video di violenze sessuali.

La proposta di legge

Il revenge porn non è attualmente un reato. Siamo all’interno di un vuoto legislativo, ed è per questo che una legge a riguardo è quantomai urgente. Ora come ora le vittime di questo tipo di violenza non possono fare altro che rivolgersi alla polizia postale e chiedere la rimozione dei contenuti, ma non è possibile denunciare i colpevoli e farli perseguire secondo il codice penale. L’emendamento era stato proposto dalle opposizioni, da Forza Italia al Partito Democratico a Liberi e Uguali, ma è stato bocciato dai voti contrari di Lega e Movimento 5 Stelle. Ne è nata una grossa polemica, tanto che Luigi di Maio è intervenuto sull’argomento annunciando che il M5S voterà l’emendamento martedì prossimo, quando riprenderanno le discussioni.

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