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“L’amica geniale”, itinerario alla scoperta della Napoli di Elena Ferrante

La Napoli raccontata da Elena Ferrante nella saga de "L'amica geniale" vive di luci e ombre, di contrasti che la rendono una città unica nel suo genere.

Ci sono pochi libri che, in Italia come all’estero, hanno prodotto il fascino della saga de “L’amica geniale“, da cui infatti è nato anche un adattamento in fiction.

Nei suoi libri, Elena Ferrante è riuscita a catturare l’anima di una città sfuggente e intrigante, Napoli, attraverso una storia che unisce due destini, quelli di Lila e Lenù.

Le avventure delle due amiche ci hanno accompagnato, emozionato, intimorito, fatto riflettere e talvolta anche arrabbiare. Ci hanno fatto pensare a quanto il luogo dove nasciamo incida su ciò che siamo.

Ci hanno fatto interrogare su quanto sia difficile la ricerca della libertà. Su quanto tutto sia complesso, poi, se sei donna e se da te ci si aspetta più che diventi una buona moglie e una brava madre piuttosto che un essere pensante che, in aggiunta alla famiglia, nutra anche altre aspirazioni.

Insomma, “L’amica geniale” dice tanto. Del mondo, dell’essere umano, delle relazioni e anche di Napoli. Proprio alla città protagonista della storia dedichiamo questo articolo, alla scoperta dei luoghi dov’è possibile respirare le vicende e i sogni di Lila e Lenù.

I luoghi de “L’amica geniale”

Il Rione

Il Rione. Per usare un’espressione di Elena Ferrante, il luogo di chi fugge e di chi resta. 

Della saga de “L’amica geniale”, il rione è il cuore pulsante, ciò senza cui nessuno dei personaggi avrebbe ragione di esistere.

Quando ci si reca a Napoli, di solito non si pianifica di visitare i quartieri periferici. Appaiono poco affascinanti, addirittura pericolosi, così distanti dal centro di una città eclettica come il capoluogo partenopeo, dove sfavillano tradizioni, superstizioni, storia e cultura millenarie.

Eppure, Napoli non sarebbe ciò che è senza i suoi rioni. Così come non sarebbero ciò che sono Lila e Lenù.

Il Rione dove nascono e crescono le due protagoniste de “L’amica geniale” si trova nella prima periferia orientale della città. Si chiama Rione Luzzatti di Gianturco. Oggi è ricco di richiami alla serie di libri che lo ha reso celebre.

È così come lo ha descritto Elena Ferrante. Un luogo dove tutti si conoscono, una microcittà da cui si potrebbe pensare di non uscire mai. Si ha l’illusione di avere tutto a portata di mano. Fonte di sicurezza, ma anche di paure che, in alcuni casi, restano tacitamente nascoste nel cuore di chi decide di non mettere mai il naso fuori di lì.

Nel caso di Lila e Lenù, il tentativo di uscire, seppur in modi e disponibilità diverse, c’è.

Il Rettifilo

Il Rione Luzzatti sorge a circa due km di distanza dal centro di Napoli, cui è collegato tramite ciò che i napoletani chiamano il Rettifilo, Corso Umberto I.

Lo scopriamo attraverso le passeggiate, nella maggior parte dei casi clandestine, di Lila e Lenù che, curiose, non riescono a fermarsi alle porte del rione.

“Davanti a noi, oltre lo stradone si allungava una via tutte buche che costeggiava gli stagni. A destra si distendeva il filo di una campagna senza alberi sotto un ciel enorme. A sinistra c’era un tunnel a tre bocche, ma se ci si arrampicava su fino ai binari della ferrovia, nelle belle giornate si vedeva, al di là di certe case basse e muri di tufo e una fitta vegetazione, una montagna celeste con una vetta più bassa e una più alta, che si chiama Vesuvio”.

Dai racconti de “L’amica geniale” scaturisce l’enorme desiderio delle bambine di scoprire il mondo oltre il rione. Già solo usando il senso della vista, sporgendosi sino al limite massimo consentito, quello del sottopassaggio, si vede ciò che alle amiche è precluso: la libertà di esprimersi senza temere i pregiudizi, di realizzarsi come donne – non necessariamente come giovani mogli e madri – in una società in divenire.

E se Lenù un giorno riesce a percorrere il Rettifilo accompagnata dal padre, finalmente libera e felice di poter frequentare il liceo, a Lila toccherà la sorte di recarvisi per acquistare l’abito da sposa. Destini profondamente diversi, entrambi votati alla ricerca della libertà.

Port’Alba

Questo è un luogo importante de “L’amica geniale”, che appartiene più a Lenù che a Lila.

Port’Alba si trova all’ingresso del centro di Napoli. È il centro in cui orbita la coprotagonista de “L’amica geniale” quando, ormai capace di acquistare da sé grazie a qualche risparmio ottenuto dai lavoretti estivi, può girovagare per i mercatini e scegliere fra i tanti libri in vendita.

Anche oggi Port’Alba è un luogo attorno cui orbitano persone assetate di cultura. Sono numerose le bancarelle e le librerie che rendono questo spazio di Napoli così suggestivo e pullulante di gente. Per gli amanti dei libri, è un passaggio obbligato.

Piazza dei Martiri

Arriviamo a un altro dei cuori pulsanti della saga de “L’amica geniale”. Indovinerete subito che stiamo parlando di Piazza dei Martiri, luogo in cui a Lila sembra di aver trovato rifugio dal rione, e in cui scopre, invece, che il rione fa parte di lei in modo viscerale.

Una piazza dalla grande bellezza, suggestiva, che avvicina la città al mare e che si trova in uno dei quartieri più ricchi e alla moda di Napoli. Immaginate quale conquista per Lila, lavorare in un negozio tutto suo – o quasi – proprio in questa zona.

Le sue scarpe, dal rione, approdano nelle vetrine più desiderate della città. Le sue idee, sfavillanti e nutrite di sogni e illusioni, alimentano giorni tutti uguali, scanditi dalla noia di un’unione coniugale che delude, prosciuga e avvilisce sempre di più.

Lenù esce dal rione a modo suo, supportata dai genitori che le permettono di studiare e di scoprirsi. Lila non ha lo stesso sostegno. Se lo crea appoggiandosi ad altri. Ma si scontra con una dura realtà, di cui il fallimento del progetto di Piazza dei Martiri è la ferita più bruciante.

 

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