Come andrà il nuovo anno? Hannah Arendt svela il vero potere di cambiare

1 Gennaio 2026

Scopri perché per Hannah Arendt il cambiamento nel nuovo anno dipende da ciò che scegli di fare e dalla capacità di iniziare qualcosa di nuovo.

Come andrà il nuovo anno? Hannah Arendt svela il vero potere di cambiare

Il miracolo secondo Hannah Arendt non ha a che fare con il caso, con la fortuna o con ciò che il calendario promette all’inizio di gennaio. In Tra passato e futuro (1961), uno dei testi più importanti della sua riflessione filosofica, Arendt parte da una constatazione spiazzante. La realtà stessa in cui viviamo è fondata sull’“infinitamente improbabile”. La formazione della Terra, la nascita della vita, l’emergere dell’essere umano sono eventi che, dal punto di vista statistico, non avrebbero dovuto accadere. Eppure sono accaduti.

Questa esperienza dell’improbabile non è eccezionale. È quotidiana. Ogni evento, anche quando viene anticipato da speranze o timori, conserva una forza d’urto che continua a sorprenderci, perché, come scrive Hannah Arendt in Tra passato e futuro

In linea di principio il “fatto” supera ogni previsione.

È però quando il discorso si sposta dalla natura alla storia che la riflessione diventa decisiva per il presente. A differenza dei processi naturali, la realtà storica non è anonima. Non procede da sola. Non è governata soltanto da automatismi.

Ed è qui che Hannah Arendt formula la distinzione centrale, quella che cambia il modo di guardare anche al nuovo anno:

La differenza decisiva tra l’“infinitamente improbabile” e il carattere miracoloso degli eventi storici è questa: nell’ambito delle vicende umane noi conosciamo l’autore dei “miracoli”. A realizzarli sono degli uomini, che per aver ricevuto il duplice dono della libertà e dell’azione possono fondare una loro realtà.

È da questa consapevolezza che il nuovo anno smette di essere una promessa astratta e diventa una responsabilità concreta.

Quando tutto si pietrifica, ciò che resta è la capacità di cominciare

Hannah Arendt non è ingenua. Sa bene che esistono momenti storici in cui la vita politica e sociale si irrigidisce, in cui i processi sembrano procedere in modo automatico, senza più spazio per l’interruzione. È ciò che lei chiama pietrificazione: una condizione in cui l’azione non riesce più a spezzare il corso degli eventi e il futuro appare come una semplice ripetizione del passato.

Eppure, anche in queste condizioni estreme, qualcosa resiste. Arendt lo dice con chiarezza:

In genere rimane intatta la pura facoltà dell’essere liberi, la capacità di cominciare, animatrice e ispiratrice di tutte le attività umane e fonte segreta che produce tutte le cose grandi e belle.

Questa capacità non scompare. Può restare nascosta, invisibile, senza spazio per manifestarsi. Ed è proprio per questo che la libertà rischia di essere fraintesa, ridotta a fatto interiore, morale o addirittura privato. Ma per Arendt la libertà non è mai soltanto uno stato dell’anima.

Finché questa fonte rimane nascosta, la libertà non è cosa tangibile, di questo mondo; ossia non è politica.

La libertà diventa reale solo quando l’azione riesce a crearsi uno spazio nel mondo, quando riesce ad apparire, a uscire dal proprio nascondiglio. È in quel momento che il nuovo può irrompere nella storia.

Ogni atto che spezza l’automatismo è un miracolo

È qui che Hannah Arendt introduce uno dei passaggi più potenti di Tra passato e futuro. Se si guarda non al soggetto che agisce, ma al processo che viene interrotto, ogni azione assume un carattere miracoloso:

Se invece del soggetto agente consideriamo il processo nel quale l’atto si verifica, spezzandone l’automatismo, ogni atto diventa un “miracolo”, ovvero una cosa imprevedibile.

Agire e cominciare, per Arendt, sono in sostanza la stessa cosa. Per questo tra le facoltà umane ce n’è una che rende l’uomo capace di operare miracoli. Non in senso religioso, ma storico e politico. Ogni nuovo inizio irrompe nel mondo come un’“infinita improbabilità”.

Ed è proprio questa improbabilità a costituire il tessuto stesso della realtà. Non solo nella storia, ma nell’esistenza in quanto tale. Arendt lo ribadisce con forza. La nostra vita è fondata su una catena di miracoli, dalla formazione della Terra fino all’emergere dell’uomo.

Perché non è superstizione aspettarsi miracoli nella storia

Arendt è molto attenta a evitare equivoci. Aspettarsi l’“infinitamente improbabile” nei processi automatici della natura sarebbe superstizione. Ma la storia non è la natura. La storia è piena di eventi, e questa frequenza del miracolo ha una ragione precisa:

I processi storici sono creati e interrotti di continuo dall’iniziativa dell’uomo, da quell’initium che l’uomo è in quanto agisce.

Per questo, scrive Arendt, non è affatto irrealistico aspettarsi ciò che non può essere previsto. Al contrario, è proprio nei momenti in cui tutto sembra inclinare verso la catastrofe che l’atto libero appare nella sua forma più autentica.

La salvezza non è automatica: automatico è il processo che conduce alla catastrofe.

Il punto decisivo: il miracolo ha un autore

Da qui si arriva alla distinzione finale, quella che regge tutto il discorso sul nuovo anno. Dal punto di vista oggettivo, le probabilità che domani sia come ieri sono sempre schiaccianti. Ma questa visione dimentica un fatto essenziale: l’uomo è un inizio.

Ed è per questo che, nelle vicende umane, il miracolo non è anonimo:

Nell’ambito delle vicende umane noi conosciamo l’autore dei “miracoli”. A realizzarli sono degli uomini, che per aver ricevuto il duplice dono della libertà e dell’azione possono fondare una loro realtà.

È a questo punto che il nuovo anno smette definitivamente di essere una promessa affidata al tempo. Diventa una domanda rivolta all’azione. Non su ciò che accadrà, ma su ciò che verrà iniziato.

Il nuovo anno non porta con sé alcuna garanzia. Cambia il calendario, non la direzione delle cose.

Hannah Arendt ci costringe a una verità meno consolante e più esigente. Il cambiamento non arriva, si inizia. E ogni inizio ha un costo, perché interrompe automatismi, abitudini, inerzie.

Per questo il miracolo non è ciò che accade senza di noi, ma ciò che accade attraverso di noi. Il resto è solo tempo che passa.

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