Lo studio

È giusto leggere ai bambini i libri che piacciono a noi?

Non sempre i libri che sono piaciuti a noi sono adatti anche ai nostri bambini, sostiene la dottoressa Kristine Moruzi, della Deakin University
È giusto leggere ai bambini i libri che piacciono a noi?

Cosa leggere ai propri figli è un tema molto caldo per tutti i genitori. In generale, tendiamo ad avere le idee molto chiare su quali erano i nostri libri preferiti da bambini, e automaticamente pensiamo che quegli stessi libri debbano essere imprescindibili per la crescita dei nostri figli. A volte, però, pensare che i nostri gusti debbano per forza coincidere con quelli dei nostri figli non è consigliabile, dice Kristine Moruzi, Senior Lecturer in Writing and Literature alla Deakin University.

Leggere ai bambini: perché?

Leggere, in generale, è un’attività molto importante per una serie infinita di ragioni: aiuta ad espandere il vocabolario, contribuisce a creare empatia nei confronti degli altri, sviluppa l’immaginazione, facilita la comprensione dei nessi di causa-effetto e spazio-tempo. Queste competenze sono particolarmente importanti per i bambini, e li aiutano fin da piccoli a decifrare il mondo in cui si trovano, a individuare modelli di comportamento e a comprendere le relazioni umane. Proprio per questo è fondamentale scegliere attentamente le letture adatte per i propri bambini.

«Le storie aiutano il potenziale immaginativo», spiega la dottoressa Moruzi. «Nei libri ci sono sempre delle parti mancanti che richiedono di essere riempite con l’immaginazione, mentre nei film e serie tv non è necessariamente così. Storicamente questa è una caratteristica importante, perché – ad esempio – ci sono tantissimi libri che non presentano protagoniste femminili, ma le ragazze si immaginavano lo stesso all’interno delle storie». Istintivamente quando leggiamo ci identifichiamo nei protagonisti, li facciamo entrare in noi stessi e loro – in qualche modo – diventano parte di noi, insegnandoci nuovi comportamenti, sentimenti, emozioni, parole. Proprio per questo è importante scegliere con cura chi sono questi protagonisti e quali sono le loro storie, perché contribuiranno a costruire soprattutto in età infantile, il modo in cui concepiamo noi stessi e il rapporto con gli altri.

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La diversità è un valore

«C’è un po’ un senso di nostalgia negli adulti quando si parla di letteratura per bambini», dice la dottoressa Kristine Moruzi, Deakin University.« I genitori spesso vogliono leggere ai propri figli i libri che leggevano loro da piccoli, il che va benissimo. Dall’altro lato, però, spesso capita che quei libri ora siano diventati meno rilevanti». La dottoressa sottolinea l’importanza di tenere a mente – oltre ai propri gusti personali – anche il tipo di messaggio veicolato dai libri che leggiamo ai nostri figli. Ad esempio, ci si può orientare verso narrazioni che presentino protagonisti più inclusivi ed eroine femminili non stereotipate, e tralasciare libri che danno messaggi più obsoleti.

Moruzi indica alcune campagne social internazionali come #WeNeedMoreDiverseBooks e #OwnVoices, che sfidano i più comuni pregiudizi insiti nella letteratura per bambini. «Questi attivisti si stanno mobilitando per una maggiore inclusività nell’industria editoriale, sia tra scrittori ed illustratori ma anche tra redattori ed editori. Solo così potremo avere una maggiore diversità nel tipo di storie che vengono raccontante e nei protagonisti che le narrano».

L’importanza di continuare a studiare

Moruzi inoltre sottolinea la necessità di un maggiore studio critico sui testi dell’infanzia da parte degli scrittori, ma anche da parte di editori e professori delle scuole primarie. La capacità di analisi dei testi per l’infanzia è particolarmente importante per queste categorie di adulti, che hanno una responsabilità molto alta nell’educazione dei nostri figli. «Vuoi scrivere un libro per ragazzi? Bene, studiare la letteratura per ragazzi è necessario, così come leggere libri che vadano oltre la tua tradizionale sfera di interessi. Ti aiuterà a ad arricchire la tua scrittura in maniere nuove e interessanti».

Via: ArtsHub

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