Verde come il mare – Racconto di Margherita Giglio

Verde come il mare – Racconto di Margherita Higlio

In spiaggia c’erano solo pochi gabbiani a tenerle compagnia.
Gli ombrelloni chiusi e schierati in file ordinate parevano un esercito colorato sull’attenti.
Una luce appena nata scopriva davanti alla ragazza una distesa di mare verde.
– Che verde è come i pascoli dei monti – citó automaticamente sorridendo.
Verde come i prati da cui, bambina, sognava di ritagliarsi vestiti da principessa.
Verde come la corona di pini marittimi dietro la spiaggia e le dune.
Verde come il maglione che lui indossava la prima volta che lo vide, pensò altrettanto automaticamente.
Era uscita di casa che il buio stava cedendo ad uno sforzo di luce, era uscita di casa trascinandosi un’altra notte insonne sulle spalle esili.
Aveva attraversato la strada e camminato adagio in riva al mare.
Stanca, si era accovacciata sul bagnasciuga, i piedi lambiti da piccole onde rotonde e tiepide.
Di fronte a lei il sole si stava svegliando e cingeva l’orizzonte in un abbraccio d’oro.
Dietro, una luna mutilata nella sua pienezza s’attardava nell’alba, incantata da tutta quella bellezza. E lei la stava inspirando, la bellezza, insieme al sale e al verde del mare.
Inspirava profondamente e poi tratteneva il fiato dentro di di sé il più a lungo possibile, insieme alla bellezza, al sale e al verde del mare.
Si ritrovó senza volerlo a tracciare con la mano destra segni sulla sabbia bagnata: linee, figure geometriche, qualche lettera.
Tracciava con le dita e aspettava arrivasse un’onda a cancellare.
Tracciava di nuovo e un’altra onda arrivava a ricoprire le tracce per poi ritrarsi in grembo al mare, lasciando la riva umida e intonsa. Lasciando spazio all’onda successiva, e a quella dopo, e ad altre ancora.
Lentamente, continuamente, le piccole onde rotonde e tiepide le carezzavano i piedi e cancellavano ogni segno al loro instancabile passaggio.
Ogni segno tracciato sulla sabbia.
Lentamente, continuamente, piccole onde rotonde e tiepide dentro di lei presero a carezzarle l’anima e a cancellarne con il loro instancabile passaggio ogni segno, ogni ferita slabbrata, ogni grida, gli squarci di dolore, i brandelli di assenze mal ricuciti, echi di sguardi, sussurri e sussulti e spasmi e mani, torrenti di parole.
Ogni segno cicatrizzato nel cuore, tra i polmoni, nelle vene, sulla pelle.
Una dopo l’altra, arrivavano, cancellavano, si ritiravano lasciandole occhi umidi e un’anima intonsa per qualche infinitesimo di tempo.
Per tanti infinitesimi di tempo. Non avrebbe saputo dire quanti. Né avrebbe saputo dire da quanto era lí.
La luna intanto si era arresa al suo tramonto, nascosta dalla corona di pini.
Il sole staccandosi dall’orizzonte aveva dato fuoco ad un’intera striscia di mare ed ora si accingeva a distribuire luccichii alle onde perché se li appuntassero in cresta come gioielli.
La ragazza si alzò. I raggi erano caldi ed ebbe voglia di tuffarsi.
Guardó il mare.
Era verde.
Verde come i pascoli dei monti.
Verde come i prati e i pini marittimi.
Verde come un maglione del passato, un po’ sbiadito dalla memoria e dalla salsedine.
Era verde il mare, le parve adesso, come una distesa di smeraldi : luminosi preziosi e freddi.

 

Margherita Giglio

 

© Riproduzione Riservata
Commenti