Uno strano incontro – racconto di Vittoria Lotti

Uno strano incontro - racconto di Vittoria Lotti

Nel 1891 in una piccola casa di una qualche sperduta campagna, vive la famiglia Clarke. All’epoca era una famiglia molto numerosa, Mary la madre, e John il padre ebbero numerosi figli maschi. Ora sono tutti andati a vivere in città, alcuni sposati e altri ancora scapoli. Solo uno è rimasto a casa con i genitori, il che è un problema perchè è l’ultimo rimasto, è il più grande, ed è una femmina. Isabelle ha ventisette anni, e nonostante la sua età e il luogo in cui vive le riesce difficile fare nuove conoscenze. La famiglia possiede un piccolo raccolto ed è la loro unica fonte di ricchezza. Nei periodi più freddi però non sempre il raccolto frutta loro i ricavi sperati. Gli inverni sono rigidi e la neve cade imperversa quasi tutto l’anno danneggiando tutto ciò che coltivano. E ora, la famiglia è in
un alto stato di povertà.

La madre ordinò a Isabelle di andare subito in città a comprare della verdura lamentandosi del suo raccolto e sostenendo che ne avrebbero avuto bisogno in un periodo rigido come questo.
Isabelle obbedì, prese il suo soprabito e si diresse a piedi verso la città.
Prese la solita stradina, o meglio, l’unica che l’avrebbe condotta in città.
Una volta li, notò subito che il prezzo della verdura che lei era solita acquistare era aumentato, provò dunque a contrattare con il venditore per un prezzo più basso ma senza successo. Ottenne solo sgrida e minacce. Isabelle si allontanò subito dal venditore poco ragionevole e con non molta pazienza che continuava incessantemente ad urlarle contro. Improvvisamente il venditore smise di urlare, richiamò la ragazza e la invitò a scegliere la verdura che più preferiva. Isabelle era confusa, chiese il perché di questo improvviso cambio d’idea. Il venditore disse solo di essere stato pagato e che lei avrebbe potuto scegliere tutta la verdura che voleva.
Ma chi lo aveva pagato?

Il giorno seguente Isabelle decise di andare a fare una spensierata passeggiata nei sentieri della foresta vicino alla sua casa. Camminava a passo svelto ma dietro di lei sentiva di non essere sola. Altri passi si udivano sulle foglie secche cadute sulla terra, ed effettivamente qualcuno la stava seguendo. Si voltò di scatto e vide un uomo. Era alto e magro dal misterioso aspetto.
“Chi siete e perché mi state seguendo?” Chiese Isabelle.
“Il mio nome è Victor Harris, qual è il vostro signorina?”
“Signor Harris, perché mi state seguendo?”
” Non mi avete visto dunque ieri, solo colui che ha pagato quel venditore inopportuno dalla poca comprensione.”
Isabelle lo guardò stupita.
“Siete stato voi dunque…”
“Esatto, ora posso sapere il vostro nome?”
” Il mio nome è Isabelle Clarke.”
L’uomo la guardò con molta attenzione e poi disse:
” Signorina Clarke, se non sono troppo inopportuno, sono qui per proporvi una cosa, visto ciò che è successo ieri ed immaginando quale potrebbe essere il vostro stile di vita, vorrei aiutarvi…
A giudicare dal vostro aspetto poco curato e dai vostri abiti consumati, deduco che conduciate una vita poco facoltosa. Ebbene io sono proprietario di una grande dimora a pochi chilometri di distanza dalla città, Villa Harris, sicuramente l’avrete sentita nominare, e sono alla ricerca di una nuova cameriera, giovane e dinamica come voi.”
Isabelle per un momento non parlò, ma quando l’uomo stava per ricominciare a parlare disse subito:
“Non sono una cameriera e non sono dinamica.”
L’uomo fece un piccolo sorriso e le rispose:
“Ho visto una piccola casa fuori dalla foresta, suppongo sia la vostra dimora, ebbene, la città non è del tutto vicina alla vostra casa, aver fatto tutta quella strada a piedi andata e ritorno di certo non è da persona statica, voi cosa pensate signorina Clarke?”

Isabelle non seppe cosa dire, riuscì solo a rifiutare l’offerta del misterioso uomo e ad andarsene a passo svelto, quasi correndo verso casa. Passarono alcuni giorni dall’incontro col misterioso uomo, ed Isabelle non pensò ad altro che a quello. In casa il clima non era per niente favorevole. Faceva freddo, il denaro scarseggiava così come il cibo. Il padre di Isabelle provò nuovi metodi di coltura più efficaci contro questo freddo incessante ma nulla sembrò reggere. La madre invece era in preda ad una grande depressione, piangeva spesso con la paura costante di morire di freddo o peggio, di fame. Isabelle nel vedere lo stato deprimente della sua famiglia e pensando ai suoi numerosi fratelli che non degnano nemmeno di una piccola considerazione i loro genitori, si sentì sempre più attratta dal desiderio di fare qualcosa. Come accettare quell’incarico presso quella villa facoltosa. Le avrebbe garantito vitto e alloggio e una speranza di ripresa per la sua famiglia. Decise di uscire e di andare nel bosco dove sperava di rincontrare quel nobiluomo. Non vide nessuno inizialmente ma poi…

“Signorina Clarke! Sapevo che vi avrei rivisto.”
Una strana gioia riempì gli occhi di Isabelle nel rivedere quell’uomo, e fu così che gli disse:
“Ho pensato a ciò che mi avete proposto la scorsa volta, e se non avete cambiato idea, io accetterei la vostra offerta.”
L’uomo fu stupito di sentire queste parole ma ne fu comunque felice e le rispose:
“Ne sono onorato, state pur certa signorina che in questo modo avrete di certo uno stile di vita molto diverso, alloggerete in una dimora calda e confortevole, starete benissimo.”
E fu così che Isabelle lasciò per la prima volta la sua casa e la sua famiglia, promettendo loro che avrebbe lavorato sodo per guadagnare il necessario per aiutarli.

 

Vittoria Lotti

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