Un pezzo di Luna per André – di Grazia Ragone

Un pezzo di Luna per André - di Grazia Ragone

A casa di André, la Luna era un cucchiaino di crema, un ricciolo di panna o un confetto alla mandorla e il cielo che la circondava, era denso cioccolato nero, che colava quando pioveva; le stelle, granelli di zucchero e frammenti di noccioline.
Quando la notte arrivava, André faceva colazione: sceglieva un libro-biscotto da inzuppare nel cielo-cioccolato.
Ogni pagina, un morso. E tanti gusti. I romanzi, pieni di burro e confettura; i saggi filosofici dalle forme strane e che non saziavano mai; le tragedie greche che odoravano di zenzero; le fiabe, tutte ricoperte di glassa rosa e, poi, i libri di poesia, i più dolci e morbidi.

André non mangiava la Luna: la conservava per le sere successive, così il suo desiderio di leggere e sgranocchiare, sotto i raggi candidi, sarebbe aumentato, notte dopo notte.
Tuttavia, ne avrebbe volentieri assaggiato un pezzettino, se solo avesse potuto dividerlo con qualcuno.
Aveva sentito che i desideri, condivisi con la persona che ami, prima o poi, si avverano, perché pesano di meno: ognuno porta con sé metà del desiderio, che si realizza quando ci si unisce.

E André, desiderava proprio assaporare quella Luna spumosa! Era così bella che non poteva avere un sapore cattivo.
Un pezzo minuscolo non avrebbe di certo fatto svanire la luce della lettura notturna, però, avrebbe potuto affievolire la curiosità di sfogliare la carta stampata. André non voleva rischiare.
Annalisa, invece, era intrappolata in un lavoro che non amava: era addetta alla cassa, in una grande libreria. Ogni giorno, si alzava poco dopo l’alba e, alla sera, si addormentava davanti al televisore. Aveva le occhiaie che accompagnano le persone tristi, le occhiaie che servono a contenere la monotonia dell’esistenza e che rigano un’insoddisfazione cronica.

Al pomeriggio, si concedeva la lettura veloce e superficiale di una rivista. La sfogliava, leccandosi l’indice, sbirciava la guida tv e la riponeva sullo scaffale delle matite, accanto al vassoio dei cioccolatini che nessuno toccava mai.
Era accerchiata da libri, ma non aveva voglia di leggere nemmeno una pagina.
Quella vita, legata ad un lavoro che non amava, le aveva quasi tolto la voglia di sognare. Un solo desiderio le occupava la mente: ritrovare la dolcezza della quotidianità.

Intanto, i mesi passavano e André, nella sua casa candita, aveva divorato tutti i suoi libri-biscotti, durante le notti di veglia.
Non poteva comprarne di nuovi, perché nessuna libreria della città osservava il turno di notte. Il poveretto sarebbe uscito e avrebbe trovato le saracinesche abbassate. Non era conveniente telefonare, ovviamente, perché nessuno avrebbe risposto dopo le venti e trenta.
Di giorno, esausto com’era delle letture alla Luna e con la pancia piena di dolcezze, dormiva e non trovava la forza per abbandonare il suo appartamento. Non poteva mettere il naso fuori, prima del tramonto, perché doveva stare attento ai suoi libri-biscotti: nemmeno il più piccolo raggio di sole poteva colpirli, altrimenti, si sarebbero sciolti e André sarebbe impazzito. Era condannato a vivere di notte.

Quella calda sera, aveva da leggere solamente dieci pagine di un libro di Balufert: una volta terminate, non avrebbe potuto più mangiare. Non c’era più niente da gustare. Aveva finito tutto.
Dieci pagine si leggono in mezz’ora.
André aveva mezz’ora di vita.
Era agosto e, in estate, il sole va a letto tardi.
Annalisa, come al solito, stava chiudendo la libreria.

I suoi colleghi erano andati in vacanza e a lei era toccato fare il lavoro di tutti; persino Titti, che rilegava i libri, non c’era.
Il proprietario della libreria aveva ordinato ad Annalisa di rilegare i volumi di Mucas. Ci avrebbe messo tutta la notte. Sistemò i libri in un carrello e si avviò verso casa, in ritardo.
Era buio, per strada. C’era solo una bellissima luna piena. Era proprio piena. La città, invece, era vuota: erano andati tutti al mare a sorseggiare limonate annacquate al suono di musica scadente. Si sentiva, ogni tanto, il sottile ronzio di qualche televisore. Annalisa si fermò sotto un balcone ad ascoltare la sigla di un programma di cabaret.

André, invece, era spacciato. Gli restavano sette pagine da mangiare e venti minuti di vita.
Aveva deciso: avrebbe assaggiato la Luna. Almeno, sarebbe morto un po’ più contento. Ma sarebbe morto da solo, senza aver mai diviso il suo desiderio con qualcuna.
Salì sulla ringhiera, pronto a toccare la Luna con la punta del dito, quando, guardando verso il basso, vide una donna ferma a canticchiare un’orrenda sigla tv e che aveva con sé un carrello pieno di libri. Urlò disperato: “Demoiselle! Demoiselle, mi aiuti! Salga, prego, e porti qui un paio di libri! Faccia presto!”.

Annalisa, che voleva affrettarsi a raggiungere la sua tv, ascoltò quel grido d’aiuto senza esitazione. Quando arrivò in casa di André, fu assalita da un forte odore di dolci. Le pareti erano colorate e non vi era traccia di televisioni o aggeggi simili. C’era solo un’enorme libreria vuota.
André prese i libri di Mucas e ne mangiò un po’: era salvo.
Spiegò ad Annalisa il suo modo di vivere, che doveva mangiare libri ogni notte e che le pagine avevano un buon sapore, mentre alcune copertine erano croccanti. Le parlò di quando non aveva digerito Shobeb, di quella volta in cui mangiò con avidità Bosreg, di quando si sporcò la punta del naso con Bynaro de Garcerec.

Annalisa gli raccontò del suo passato, dei suoi disturbi alimentari, del vassoio dei cioccolatini che nessuno mangiava, della monotonia che, adesso, non sembrava più tanto monotona. E gli disse che lavorava in una libreria e che avrebbe tanto voluto essere felice.
“Sai, credo che la Luna abbia un buon sapore. Ho sempre desiderato assaggiarla! Ma volevo anche offrirla a qualcuno. Non amo essere egoista, i libri non mi hanno insegnato questo.”, le confidò André con tenerezza.
“Mi aspettavi, per caso?”, rispose con fermezza Annalisa.

André prese un pezzettino di Luna e lo portò alle labbra di Annalisa. Poi, ne staccò un altro e se lo mise in bocca: tutti i sapori dei libri-biscotti si trovavano in quel minuscolo boccone. C’era la raffinatezza dell’elegia, il gusto esotico e speziato della Poesia sufi, l’amarezza dei Maledetti, la dolcezza dei trovatori. Il suo desiderio non pesava più: era diviso a metà, un po’ nello stomaco di lei, un po’ nello stomaco di lui. E si realizzava ogni volta che si abbracciavano, poiché diventava una sola cosa: “Hai visto, Annalisa, che il desiderio condiviso diventa realtà?”.
Era la notte di San Lorenzo e, di tanto in tanto, qualche spolverata di zucchero a velo imbiancava le loro teste e una granella di nocciole li avvolgeva delicatamente.

La Luna aveva reso dolce anche la vita della cassiera, che non aveva più le occhiaie e aveva ripreso a sognare.
André continuava a vivere di notte, senza paura di morire, poiché Annalisa passava da lui tutte le sere con un libro nuovo e si addormentava sulle sue gambe, mentre le briciole dei libri le riempivano i lunghissimi capelli, come pepite d’oro.
Ogni volta che avevano voglia di un pezzo di Luna, André si allungava per staccarlo e offrirlo all’amata.
È per questo che la Luna, spesso, è a metà.

Grazia Ragone

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