Papà e il mio futuro – di Simone Leonetti

Papà e il mio futuro - di Simone Leonetti

Lì su quel ciglio roccioso, stavano Eddy e suo padre Paolo. Fissavano il vuoto del cielo con sotto i campi verdi e le case di campagna, che buttavano dai loro camini fumi di combustione di un legno dato alla cenere per riscaldare le proprie case.
L’inverno stava per arrivare.
«Papà…» disse il piccolo Eddy. «Dove vanno tutti gli uccelli che stanno volando in quel gruppo?»
«Emigrano» rispose subito il padre. «Emigrano per un posto migliore e, soprattutto, un altro posto caldo che li possa ospitare» mise una mano nei capelli del figlio e li scompigliò.
«Emigrano per trovare di meglio?»
«In un certo senso sì.»
Il piccolo Eddy si girò a guardare il padre; gli sembrava un gigante a confronto, ma sapeva che un giorno sarebbe cresciuto anche lui. «Forse dovremmo emigrare anche noi» continuò con voce sottile e titubante.
«E perché mai?» rispose incuriosito il padre. «Hai sette anni e dove vuoi andare? Già vuoi lasciarmi solo, prima di farne diciotto?» sorrise.
«A scuola dicono che in Italia non c’è futuro, che non possiamo costruire nulla.»
«Questo dicono a scuola?» aggrottò la fronte tirando il mento in giù.
«Sì… la mia maestra fa capire che anche con una laurea spesso non si fa niente in questo paese… capisci papà?» tornò a guardalo.
Il padre rise pensando alle parole del figlio; soprattutto al tono che aveva usato sul finire della frase. «Certo che capisco. Ma non devi preoccuparti.» riportò l’attenzione sui campi illuminati ancora dal sole calante.
«Tu dici che non devo preoccuparmi ma a scuola…»
«A scuola» lo interruppe. «Dicono tante cose giuste, ma anche tuo padre sai?»
«Cosa significa?» imbronciò la sua espressione.
«Significa che se tuo padre dice di non preoccuparti, tu non devi farlo.»
«Ma… papà… il mio futuro…»

«Il tuo futuro si trova qui! Adesso. Noi stiamo costruendo il mio e il tuo futuro» disse calmo e rilassato mentre sfidava lo sguardo del figlio; Eddy sembrò calmare la sua fame di risposte. Poi il padre riprese: «Se non vivi il tuo presente, non potrai mai pensare al futuro. Il futuro non esiste, è solo un’illusione. E nessuno ti può dire che non avrai un futuro in questo paese» fece una pausa guardando di nuovo sotto di loro tra i fumi che si intrecciavano. «Se ti impegni oggi a costruire il tuo presente, vedrai che il tuo futuro verrà da sé.»
«Tu dici papà?»
«Certo!» strappò un sorriso al figlio. «Se stai qui a pensare che non hai un futuro, è sicuro che non lo avrai perché starai con la testa altrove… cioè al tuo futuro che, oggi, non esiste.»
«Quindi mi stai dicendo che esiste solo questo che stiamo vivendo?»
«È così! Vedi che già hai capito tuo padre?» sorrise scompigliando di nuovo i capelli del figlio. «Tu avrai un futuro migliore del mio se saprai pensare a oggi. E quando arriverà questo futuro ti accorgerai che ci sei arrivato in modo spontaneo… senza nemmeno pensarci; senza darti tante noie, ma solo sorridendo e facendo ora quello che puoi fare soltanto oggi.»
«Penso di aver capito papà» allungò la mano e la strinse in quella del padre.
«Sono felice» sorrise il padre e riportarono entrambi lo sguardo davanti a loro stringendosi nelle mani… grande e piccola.
L’aria iniziava a farsi pungente.

«Papà… quindi io… quando sarò nel mio futuro che non ho pensato, mi ricorderò di oggi, perché invece di starmene con la testa fra le nuvole a pensare al mio presunto futuro, ho parlato con te. È così che oggi, ho costruito un ricordo futuro… nel presente» si girò a guardarlo.
«A volte mi chiedo se il bambino sei tu… o sono io.»

 

 

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