Oltre l’estate – Racconto di Lara Santini

oltre estate

 

Dopo la solita lite aveva capito che quella vita non era più per lui. Sei anni condivisi con una persona che non lo aveva mai conosciuto davvero, potevano bastare. Un lavoro stancante, una compagna legata più alle apparenze che a lui, amicizie superficiali, ecco cosa aveva costruito e gli erano anche andate bene, fino a luglio, quando aveva deciso di scomparire, insieme agli aperitivi, alle cene, ai discorsi opprimenti quanto l’afa, ai falsi auguri per il compleanno e all’ipocrisia di chi gli riempiva la posta in poche ore dimenticandolo per il resto dell’anno. Da tanto l’estate non era un rifugio in cui nascondersi ma un’ oasi riarsa in cui le uniche striature verdeggianti venivano annaffiate da una pioggia di ricordi.

Solitudine, questo si era regalato per gli striminziti giorni di ferie che era riuscito a farsi dare, dopo un ventennio trascorso nella stessa ditta di elettrodomestici, alla stessa scrivania di ferro, con la stessa sedia senza braccioli e dalla seduta consumata: una prigione, dove l’unico paesaggio in cui perdersi era stato il “campo di grano con cipressi”, quando stanco di fissare le pareti ingiallite dalla nicotina, un giorno lo aveva appeso e che nessuno avessse provato a dirgli qualcosa. Franco non aveva chiesto altro ma ora voleva un futuro con tutti gli arretrati. Da troppo trascurava la Vespa blu regalatagli a quattordici anni, quando la libertà si misurava nei chilometri in cui poteva allontanarsi da casa. Parcheggiata nel garage dove più volte, anche nell’arco della stessa giornata, Sophia gli diceva di fare spazio, ci sarebbe rimasta, perché presto lo avrebbe accompagnato. Il dieci luglio non era rientrato a lavoro, anziché scrivere una lettera di preavviso aveva riempito la sacca e se ne era andato. Nessuno lo avrebbe trovato, del resto chi lo avrebbe cercato? Né ancore a trattenerlo, né porti sicuri in cui approdare; il mare non gli era mai piaciuto, meglio un cielo stellato su alture dimenticate, dove solo un giovane sognatore e attempati residenti si sarebbero ostinati a intrecciare radici. La casa paterna era scomparsa da quando un terremoto l’aveva inghiottita insieme a paesi interi e il tempo come un vortice aveva continuato a risucchiarla. Una tenda, un sacco a pelo, acqua e attrezzi gli bastavano per cominciare: era un luogo pieno di macerie ma non fuori dal mondo; e poi, cosa poteva caricare su un cinquantino? Anche se sapeva che nessuno lo avrebbe rubato, era sceso portandosi dietro il casco e avvilito davanti all’immobilità dell’abbandono, si era diretto verso i ruderi che sarebbero diventati la sua vita. Lo sguardo era velato da una cataratta di delusioni ma nei suoi occhi, di un intenso colore nocciola, si rifletteva la speranza. Tra i progetti e i sogni vedeva ancora la scalinata di pietra, levigata dai passi infantili che ogni sera si erano succeduti di corsa per raggiungere quei gradini in penombra, dove le serate estive erano trascorse nel tentativo di baciare per primo la nipote di Attilio; così come il piazzale contornato di gerani rossi, tronfi d’acqua e sole, davanti casa di Irma, dove aveva raccontato storie di paura ai coetanei, terrorizzandoli già solo con il volto ghignante illuminato dalla torcia. Gaia, anche lei ci sarebbe sempre stata, con i capelli profumati di albicocca, troppo bambina allora per comprendere l’amore, lontana poi per poterla raggiungere. Intanto, mentre continuava a perlustrare, era stato colto dalla sensazione che il fiume, in tutto quel tempo, avesse cambiato il suo corso: lo sentiva vicino, con lo scroscio veloce e trascinante. Le acque erano trasparenti come solo l’assenza dell’uomo aveva potuto renderle. Dalla staccionata che si affacciava su una piccola cascata si era sporto a respirare stille non più afose, in mezzo ai monti che lo stavano accogliendo di nuovo, non per una sola estate.

Era ancora giovane ma il tempo trascorre in fretta, come i quarant’anni di cui non si era reso conto e con lui stava crescendo la certezza che li avrebbe aspettati lì, i nipoti che un giorno sarebbero arrivati.

 Lara Santini

 

 

 

 

 

 

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