Mr. Wonderful – racconto di Eleonora Tosti

Mr. Wonderful - racconto di Eleonora Tosti

Eccomi qui a camminare con una bottiglia sotto il braccio, cercando di dare un senso a questa pazza stagione della mia vita. L’edulcorata definizione che attribuisco a me stesso è di “uomo giovane e attraente” ma esiste una visione dell’insieme più complessa.
Al mio attivo ho una certa cultura, un’ottima posizione sociale e un lavoro invidiabile, ma soprattutto faccio sesso alla grande e questo le donne sembrano captarlo immediatamente.

L’altro giorno, ad esempio, sono dovuto correre al pronto soccorso perché mi si era riaperta la ferita di un piccolo intervento a un neo. L’infermiera che mi ha medicato, una rossa piacente sui quarant’anni, si è sbottonata il camice per farmi vedere che proprio sopra il seno destro le si era formata una piccola verruca. Sapevo, dal suo sguardo ammiccante che la sera stessa avrei potuto rotolarmi con lei sotto le lenzuola. Sarebbe stato divertente, ma non l’ho fatto. Le verruche si attaccano.

Ho scoperto da poco i “Quattro salti in padella” e la mia vita da single si è arricchita di pietanze sbrigative e variegate. Ma la cucina esotica e le spezie sono la mia grande passione. Quando invito una donna a cena il mio piatto forte è il pollo al curry, accompagnato da peperoni piccantissimi e vino di qualità. Al momento di stappare la bottiglia emetto un grande sospiro e cito Baudelaire…fa molto bohémien. Anche la colonna sonora delle mie serate in compagnia è fondamentale per sentirmi almeno un po’ romantico, altrimenti non potrei cominciare ad accarezzare capelli o mani di una sconosciuta. Il caro vecchio Frank è il mio alleato numero uno della fase preliminare ma quando l’atmosfera si surriscalda preferisco spegnere lo stereo perché mi distrarrei a seguire i testi delle canzoni e la donnina di turno potrebbe risentirsi e sussurrare a un amica il giorno dopo di non essersela goduta poi abbastanza. Non posso rischiare di perdere la fama che oramai mi precede. Ho un’agenda che brulica di appuntamenti; alle volte corro il rischio di mischiare troppo le carte, ma fino ad oggi mi è andata bene così. Fino ad oggi, voglio dire, perché ho voluto che fosse così. Per fingere che tutto questo andirivieni di femmine in calore sia il massimo per uno come me.

Ogni tanto però corro da lei a raccontarle le mie avventure. Sorride compiaciuta. Ne va forse orgogliosa? Proprio non so. Oppure si appassiona ascoltandomi, fin nei più intimi dettagli, per tutte le esperienze che che non ha mai vissuto. Lei, il mio punto fermo, nel caos, nel vuoto totale che è la mia vita.
Non sopporto di dipendere così da qualcuno, da quel suo vagheggiare dello sguardo in luoghi sospesi, dal suo profilo inciso. Ma è così bella, semplice ed erotica anche quando si gratta la testa. Io, annidato nei suoi capelli, ci trascorrerei i millenni. Se è mai esistita creatura più dolce, perdonatemi ma non ne ho mai sentito parlare.
Sono pigro, è vero, e detesto dovermi battere. Del resto, è sempre dato tutto così facile per me. Ma, non è per questa mia indolenza che non oso. Piuttosto non so, davvero, non riesco a spiegarmelo. Sarebbe forse contaminare un territorio immacolato, anche se sotto quelle vesti candide, ne sono certo, si nascondono pulsioni devastanti.

Lei è la donna che amo e non lo sa. Almeno credo. Tempo addietro le feci leggere un mio scritto in cui parlavo di un certo ticchettio impaziente del mio cuore prima di vederla. Credevo che la metafora potesse funzionare per suscitarle una qualche risposta sul piano sentimentale, ma lei si è limitata a farmi tanti e tanti complimenti per il mio modo di comporre versi. “Dovresti davvero scrivere tu!”. Da quel giorno non ho più imbrattato fogli con le mie inutili chiacchiere silenziose.
Proprio oggi siamo tornati insieme in macchina dal funerale di un nostro amico.
Lei era seduta avanti, io dietro e qualcuno guidava. Piangeva. Vedevo le sue spalle sussultare. Avrei voluto abbracciarla. L’avrei voluto con tutto me stesso, talmente l’avrei voluto che mi sono scoperto tutto rigido e contratto fino quasi allo spasmo. Per sciogliermi ho scrollato le spalle e ho finito per appoggiare la mano sullo schienale. Una ciocca dei suoi capelli lunghi mi ha sfiorato le dita. Così l’ho immaginata seminuda, appoggiata con la faccia contro un muro e le mie mani dappertutto, l’ho udita quasi implorarmi di lasciarla andare, ma io nelle mie fantasie perverse non potevo farlo…era l’unico momento in cui il suo corpo poteva essere mio. Così le conficcavo le dita tra i capelli, strappandoglieli quasi e poi la divoravo di baci con la foga di un tredicenne brufoloso in piena tempesta ormonale. Gli effetti di queste mie evoluzioni hard sono stati immediati e anche piuttosto evidenti e ho ringraziato il cielo di essermi messo il cappotto.

“Non voglio più affezionarmi a nessuno…” ha sussurrato d’un tratto la sua vocina tra un singhiozzo e l’altro, “voler bene significa solo soffrire”! Un’ondata smisurata di tenerezza mi ha invaso il cuore al suono di quel proposito tanto ingenuo, pronunciato tra l’altro a pochi giorni di distanza dalla data delle sue nozze. La vita non ti consente davvero di essere così drastico. E poi lei era quella che in un giorno di pioggia s’era fermata a salvare decine di lumache suicide aiutandole ad attraversare la strada. “E semmai dovessi morire io?” le ho domandato, pentendomi immediatamente di quello slancio melodrammatico. Il silenzio che è seguito mi ha messo ancora di più in imbarazzo. Guardando fuori ho intravisto due giovanissimi avvinghiati su una panchina e all’imbarazzo si è aggiunta l’invidia. Scesi dalla macchina, l’aria della sera era umida e quando lei si è avvicinata per darmi un bacio, ho sentito la sua guancia bollente contro la mia.

“A presto” mi ha detto e l’ho guardata allontanarsi, rimanendo immobile, con le mani nelle tasche.
Dopo un po’, da una certa distanza, era solo una macchia scura sullo sfondo opaco delle sei. E io mi sono sentito una rifinitura superflua della sua vita, così limpida e ben programmata.
Mi è tornato in mente poi d’aver invitato la commessa della videoteca di fronte casa a cena e tornando mi sono fermato a comperare una bottiglia di merlot. Staserà emetterò il grande sospiro, citerò di nuovo Baudelaire e lo sorseggerò con una tipa della quale però stento a ricordare il nome.
Ma che volete farci, questa è la mia vita!

 

Eleonora Tosti

 

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