L’amaro del caffè – racconto di Jessica Loda

L'amaro del caffè - racconto di Jessica Loda

Quando lo vide per la prima volta era ad un tavolino, malamente seduto sulla sedia, come se fosse pronto ad alzarsi da un momento all’altro. Invece stava lì, ormai da una buona mezz’ora, rigirando la tazzina del caffè tra le mani, indeciso sul da farsi e con uno sguardo tra il pianificatore e il pensieroso.
Aveva gli occhi scurissimi, intensi e quasi inquietanti, caratteristica sottolineata anche dalle sopracciglia folte ed altrettanto scure. L’aveva notato subito lei, dalla sua postazione al bancone, mentre asciugava quei maledetti bicchieri su cui rimanevano sempre degli evidenti aloni. D’altra parte sarebbe stato impossibile non notarlo, dato che tutti i giorni alla stessa ora si sedeva allo stesso tavolino, nella stessa posizione, ed ordinava sempre la stessa cosa: un caffè corto che trangugiava tutto d’un fiato rigorosamente amaro.

“Buonasera” alzò la testa di scatto, riemergendo bruscamente dai suoi pensieri, e se lo trovò di fronte. “Quel bicchiere sarà decisamente asciutto!”disse lui sorridendo, e lei realizzò che in effetti in quel momento stava passando l’asciugamano per l’ennesima volta sullo stesso bicchiere. Sorrise e lo fissò, posando la stoviglia sul bancone. “Ha bisogno di qualcosa?”, “ Si, di lei”. Quella sua impertinenza, quasi al limite dell’arroganza, invece che metterla in guardia la conquistò all’istante. Forse avrebbe dovuto ascoltare quel campanello d’allarme, forse se avesse dato ascolto alla voce della ragione che in quel momento le urlava disperatamente di stare attenta, di non fidarsi ciecamente come purtroppo aveva fatto in precedenza, forse…se avesse diffidato da tanta sicurezza, forse non sarebbe mai arrivata a quel punto; a quel punto di non ritorno che la stava aspettando accucciato dietro l’angolo.
Ma in quel preciso istante, quel ragazzo abbronzato dagli occhi tenebrosamente interessanti, le era sembrato una via di fuga, una parentesi, un’uscita di sicurezza per scappare da una vita monotona che non le piaceva, da un lavoro che odiava e da un monolocale in cui nessuno la stava aspettando.
Fu così che lui ottenne esattamente quello che da mesi pianificava. Di li a breve i loro nomi stavano in bella vista sul cancellino di un edificio a tre piani, all’ultimo dei quali si erano trasferiti.

Mattina d’estate. La cucina inondata di luce e da un inebriante aroma di caffè che lei, come ogni giorno, devotamente aveva preparato in perfetto orario.
Non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che stava accadendo. Il borbottare della caffettiera, alito di vento, portafinestra che sbatte, rumore di vetro infranto, bruciore, rabbia, urla. Inebriante, inconfondibile e violento aroma di caffè.
Aprì gli occhi e vide che un’infermiera dal camice lindo stava di fianco al letto, intenta a controllare innumerevoli parametri su uno schermo dalla luminosità prepotente. “Come si sente?” Non riuscì nemmeno a rispondere, sentì subito un fortissimo bruciore misto ad una sensazione di fiacchezza e tristezza. Allora ricordò, e non disse nulla.

Il fisico giovane tutto sommato non la deluse, reagì prontamente alle cure e in pochi giorni si riprese quasi completamente, con la sola raccomandazione di non sforzarsi e di rimanere, per quanto possibile, a riposo. Per il resto la situazione era buona, pertanto le dimissioni si avvicinavano. In quei giorni era stata serena. Forse anche grazie a quell’infermiera che, oltre a controllare lo stato di salute, si era presa cura anche della sua solitudine, del suo bisogno disperato di dialogo e carenza di considerazione. Spesso, durante le loro chiacchierate, le aveva offerto del caffè. Che lei aveva prontamente rifiutato. Sempre.

Mentre riempiva la piccola valigia con le ultime cose sparse sul letto, la vide arrivare.
“Sono contenta che ti abbiano dimesso, anche se mi mancheranno le nostre chiacchierate” disse sorridendo. “Chi ti aspetta a casa?”
La fissò per un secondo lungo un’eternità. Si guardarono negli occhi, cosi profondamente da vedere l’anima l’una dell’altra, fermandosi immobili e perfettamente intonate come due note musicali.
“Aroma di caffè”.

 

Jessica Loda

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